Dover dimostrare il doppio rispetto ai propri pari non è semplice. Ma Georgia Mos, dj e producer italiana, ha costruito la sua credibilità da artista, dagli inizi in televisione al programma Top Dj fino ai suoi live in giro per il mondo, con perseveranza e passione, la stessa che ora insegna alle ragazze più giovani nel talent Lady J. Con il suo nuovo singolo, “PUM PUM”, in uscita il 18 luglio, le note portoghesi mescolate a quelle afro-house incorniceranno il suo tour estivo nei club e festival italiani ed europei, insieme al remix della storica “Ain’t No Sunshine”, e il suo pezzo nostalgico “Empty”.
Il tuo percorso inizia a Sanremo, la tua città natale, e la città della musica per eccellenza. In che modo le tue radici hanno influenzato la tua carriera musicale?
«Sicuramente sono stata condizionata dalla città in cui sono cresciuta, che è appunto Sanremo, dove ho iniziato a studiare canto e chitarra sin da bambina; la musica è sempre stata una parte centrale della mia vita. Poi mi sono trasferita a Londra per due anni, e lì mi sono appassionata di musica elettronica, musica dance, di djing, ovviamente c’erano ancora poche donne nel mercato, e quindi ho iniziato proprio all’estero a studiare e suonare, e piano piano sono riuscita a trasformare una passione in un lavoro».
Ad oggi sei una dj e producer internazionale di musica dance, house, ed elettronica. Questi generi musicali, però, non hanno origini prettamente italiane. Come ti sono arrivate queste influenze?
«Ho sempre ascoltato tanti generi musicali, penso che questo sia molto importante per un artista o un musicista in generale, non essere condizionati solo dal genere del momento o della propria nazione, ma andare a esplorare suoni nuovi, diversi, che poi possono prendere parte alle tue produzioni. Questo è molto bello perché si crea un mixaggio tra tutte le culture del mondo; infatti, tante mie produzioni prendono spunto dall’Africa, dall’India, dall’Arabia. È la parte bella della musica, poter giocare con i suoni».
Quali sono i dj a cui ti ispiravi all’epoca, e a chi ti ispiri oggi?
«Non ne ho uno di riferimento, però tra i tanti nomi c’è la grande passione e dinamica di Carl Cox, lui mi ha sempre divertito tanto in console, per poi passare a un grande produttore, un po’ più mainstream, che è Calvin Harris, che poi è diventato anche un dj. Mentre tra le donne sicuramente The Black Madonna, le Nervo, ci sono diversi nomi, non ne ho uno solo».
La tua è una storia di “prime volte”, dagli esordi al programma televisivo Top Dj come unica concorrente donna, all’essere stata una delle prime a suonare allo stadio. È stato difficile realizzarsi in questo settore?
«Quando ho iniziato era ancora molto maschilista, molto sessista come ambiente, quindi c’è sempre stata una doppia fatica nel dimostrare credibilità, come se dovessi dare sempre un po’ il doppio rispetto a un uomo, e dal momento che sei in console, ci sono sempre persone che hanno pregiudizi nei tuoi confronti, proprio perché è un mestiere che è nato al maschile; quindi, la donna non era proprio contemplata agli inizi. Fortunatamente, ci stiamo facendo strada, stiamo lottando, anche per le generazioni future che verranno dopo di noi, per rendere questo mestiere, per una donna, assolutamente normale, perché poi si tratta di musica, e la musica, come dico sempre, non ha genere, quindi non ci deve essere differenza».
Quali sono alcuni dei pregiudizi che hai dovuto affrontare all’inizio del tuo percorso?
«I classici che tante donne devono affrontare in diversi mestieri, il dj non è né il primo né l’ultimo, quindi il pregiudizio di essere anche semplicemente una donna, in un lavoro che viene considerato maschile, o essere di aspetto gradevole, e di conseguenza arrivare prima col tuo aspetto poi con le tue capacità, molte volte non è sempre positivo, perché si crea inevitabilmente il pregiudizio del “è lì perché è bella”, e quindi poi devi dimostrare il doppio. Un uomo magari queste cose non sempre le riceve. Ma questo, credo che sia un problema in diversi ambienti, non soltanto quello del dj».
Com’è cambiata la scena musicale per le donne nel tuo settore?
«Sicuramente ce ne sono di più, ci sono più donne che si impegnano, con talento e perseveranza, e cercano di dimostrare che è un lavoro come gli altri, che si può fare alla pari. C’è anche un calo di donne, ma come dico sempre, non soltanto tra le artiste, ma proprio alla base – a capo dell’industria musicale o semplicemente tra gli organizzatori. Ci sono ancora tanti uomini che favoriscono altri uomini. Quindi bisogna andare a lavorare in questo senso, però speriamo – col passare degli anni si va sempre a migliorare».
Oggi condividi tanto del tuo percorso su Instagram. Cosa ne pensi dei social come modalità per far conoscere la propria musica?
«I social, soprattutto negli ultimi dieci anni, sono inevitabilmente parte assoluta. È un po’ un tuo diario, racconta tanto di te, Instagram in primis, dove posti il tuo lifestyle, le tue foto, i tuoi video, è veramente il tuo blog. Mi è capitato agli inizi, quando postavo video su Facebook di teaser delle serate, di essere notata anche in paesi tipo India o Cina, quindi, ti permettono di arrivare davvero ovunque e sono una parte quasi fondamentale della nostra generazione».
In un settore che, come tanti altri, ha una quota maschile ancora prevalente, tra voi dj donne, c’è sempre supporto o anche competizione?
«Dipende un po’ dalla persona, io sono sempre per il supporto – infatti, sto facendo un talent di dj donne dove io sono una dei giudici e coach, proprio per supportare il talento femminile. Ogni coach si va a scegliere una propria allieva da portare avanti, e io ne ho scelta una che, ad esempio, è molto simile a me. Avessi avuto una leggera competizione mi sarei scelta un’allieva totalmente diversa che non può essere una mia competitor, anche perché è molto piccola quindi può crescere, e invece no, credo nel supporto femminile. Sono dell’idea che c’è spazio per tutte, perché insomma, un live lo faccio io, un live lo fai tu. Non ci deve essere competizione, anzi, è bello quando si fa un lavoro di squadra».
Citavi il talent Lady J, il primo nel suo genere, volto al supporto dei giovani talenti femminili in questo settore. Cosa vuol dire per te quindi sostenere le giovani dj di domani?
«È un appoggio che forse avrei voluto io da altre donne dj quando ero più piccolina, e quindi è una bella soddisfazione poter dare consigli, poter anche ottimizzare le tempistiche. Io avrei voluto a 18 anni una donna dj più grande che potesse darmi dei consigli, però è giusto nella vita fare anche degli errori, anche quelli ti rendono la persona che sei, e sono molto contenta di questa esperienza. È bello poter dare dei consigli e credere in talenti».
Quali consigli dai alle ragazze giovani che si stanno addentrando in questo settore?
«Innanzitutto, capire se è una passione, purtroppo, soprattutto negli ultimi anni, ho notato tante o tanti influencer che cercano di diventare dj, semplicemente per monetizzare e fare i live, ma magari non hanno una vera e propria passione, ed è un lavoro che, non sembra, ma è tosto, mentalmente ma anche fisicamente. Ti porta sempre in giro, hai a che fare con tante persone, hai la responsabilità di una pista, di far divertire, di creare una scaletta durante la serata, è un lavoro in continuo movimento. Quindi, se non hai passione, duri poco. E poi, perseverare, ascoltare sempre consigli, ma agire di testa propria, e non lasciarsi dire che una cosa non si può fare, perché nella musica tutto è possibile, quindi, non lasciarsi condizionare troppo e, soprattutto per le donne, non lasciarsi dire che per loro è una cosa diversa, è totalmente alla pari e deve essere così».
Quest’estate andrai in tour, e suonerai in tantissimi club e festival d’Italia ed Europa. Cosa possiamo aspettarci dal “Georgia Mos Summer Tour”?
«L’estate raccoglie un po’ tutti i frutti dell’inverno, quindi ci sarà tanta musica, tante nuove produzioni, e sicuramente un live molto frizzante, divertente, che possa donare emozioni e anche quella semplicità e leggerezza di cui c’è bisogno in estate».
Dopo il tour, cosa c’è nel futuro di Georgia Mos?
«Sicuramente a livello musicale ancora tante produzioni, tante collaborazioni, e un paio di sorprese. Ci sono due produzioni che sono appena uscite, una si chiama “Empty”, e un’altra che si intitola “Ain’t No Sunshine”. La prima è original, una produzione afro-house, in collaborazione con Redmark, che ha un tocco un po’ malinconico; quindi, la classica traccia che ti va di ascoltare durante un tramonto, a fine giornata, ma comunque tutta da ballare. “Ain’t No Sunshine”, invece, è una cover del celebre brano del 1971, anche quella rivisitata in chiave afro-house, che è ancora nella top tre di beatport, e poi ci sarà la sorpresa in lingua portoghese dal titolo “PUM PUM”, con sonorità afro-house, mainstream, e molto frizzante, che prende tutta l’energia del Brasile».













