La grassofobia è un problema che coinvolge solo le persone grasse? Ovviamente no. La grassofobia riguarda allo stesso modo persone magre e grasse? Ovviamente no. Negli ultimi anni questa parola sta entrando nel linguaggio mainstream, ma è facile leggerla superficialmente e cadere nel tranello per cui, sì, tutti i corpi sono validi, ma solo fino alla taglia 44. Per quanto i canoni estetici della nostra società pesino su tutti (e creino disagio e problemi di autostima), infatti, sono solo certi corpi che non rientrano negli standard di magrezza a subire delle vere e proprie discriminazioni. Questo non significa che chi ha un corpo magro non possa lottare contro la grassofobia, la questione, però, è farlo nel modo giusto. Qui abbiamo raccolto qualche consiglio da prendere come punto di partenza.

Riconosci il tuo privilegio

Capire la nostra posizione nel mondo è il primo step. Per farlo è necessario analizzare quali sono quegli schemi secondo cui la società favorisce alcune persone piuttosto che altre. Ci sono caratteristiche personali (come l'avere gli occhi verdi, piuttosto che i capelli ricci, per dire) a cui non sono collegati dei privilegi, mentre ce ne sono altre (avere la pelle bianca ad esempio) per cui il discorso è molto diverso. Essere magri nella nostra società costituisce un privilegio (si chiama "thin privilege") e questo perché le persone che non rientrano in certi standard di magrezza subiscono discriminazioni a livello di accessibilità (agli spazi, ma anche ai vestiti di taglie grandi), di lavoro e di salute. Riconoscere tutto questo (andandosi a vedere i dati, magari) dev'essere il punto di partenza.

Informati su come essere un* buon* alleat*

Altra cosa importante (che ha sempre a che fare con il nostro posizionamento nel mondo) è riconoscere di avere un ruolo da alleati. Chi ha un corpo conforme (magari anche "curvy", ma pur sempre conforme) non è direttamente colpito dalla grassofobia. Certo, a tanti è capitato di ricevere un commento spiacevole o di entrare in un negozio che aveva solo taglie troppo piccole, ma questo è molto diverso sperimentare una costante discriminazione a livello strutturale. Perciò è importante capire quali lotte ci toccano direttamente e in quali, invece, possiamo giocare un ruolo da alleat* (che comunque non è cosa da poco).

Conosci la storia del movimento body positive

Forse non tutti sanno che il movimento per la body positivity (che oggi sembra soprattutto un hashtag o una strategia di marketing), in realtà è nato dalla fat acceptance promossa negli anni '70 da un gruppo di donne grasse femministe e lesbiche. Insomma, era un movimento politico e rivoluzionario creato proprio per liberare quei corpi che la società opprimeva: solo negli ultimi anni è stato edulcorato e spogliato dei suoi significati più scomodi. Conoscere la storia della grassofobia (magari leggendo Fat shame. Lo stigma del corpo grasso di Amy Erdman Farrell) e degli attivisti che negli anni si sono battuti per decostruirla è fondamentale per capire di cosa si sta parlando e per leggere in modo più approfondito il presente.

Decostruisci gli stereotipi e riconosci i bias

Informarsi è necessario anche per imparare a mettere in dubbio alcune verità che prendiamo per buone senza mai metterle in dubbio. Tanto per fare qualche esempio: Da dove deriva l'associazione tra "grasso" e "brutto"? E quella tra "grasso" e "pigro"? Come possiamo cambiare queste narrazioni? Che parametri usiamo quando valutiamo lo stato di salute di una persona grassa? (l'Indice di Massa Corporea, ad esempio, ha una storia dai tratti sessisti e razzisti) Chi ha stabilito queste regole? Non sono domande con una risposta facile, ma vale la pena provare a porsele.

Evita il fat talk

Anche se ci informiamo, leggiamo e proviamo a guardare le cose da nuovi punti di vista, la grassofobia rischia di presentarsi quando meno ce lo aspettiamo. Un esempio tipico è il cosiddetto "fat talk", ovvero un discorso dove si sottolinea il peso corporeo proprio o altrui. «Ho preso peso, devo mettermi a dieta», «Hai visto Tizia quanto è ingrassata?», «Ti vedo dimagrita, hai seguito una dieta?». Ecco, tutte queste frasi (spesso pronunciate con leggerezza da persone con corpi conformi) alimentano la grassofobia, possono scatenare disturbi del comportamento alimentare o più in generale vergogna per il proprio corpo. Se volete essere buon* alleat*, quindi, mordetevi la lingua!