«Anche i nostri genitori non vivevano una vita normale», dice Terlan (nome di fantasia), diciassettenne di Teheran, al magazine indipendente Iran Wire, «solo che loro non lo sapevano». «All’epoca», spiega, «non avevano internet, erano tagliati fuori dal mondo. Quando scopri come stanno le cose, non puoi più tacere». Terlan fa parte dei tanti giovani che sono scesi in piazza in Iran durante le proteste iniziate alla fine di dicembre. La «vita normale» è un sogno condiviso dalla sua generazione, ed è così che ha smesso di sembrare irraggiungibile. «Se i nostri coetanei in Nepal hanno fatto cadere il governo, possiamo farlo anche noi», osserva. L’idea di un futuro diverso ha assunto contorni tangibili nelle chat con chi vive dietro altri confini ma ha la stessa età e vuole le stesse cose: andare a un concerto, trovare lavoro, comprarsi un paio di sneaker e in futuro una casa, avere un’assistenza sanitaria e una vita dignitosa, sentire che la propria voce non cade nel vuoto mentre il mondo è in mano a una classe politica illiberale e corrotta.

genz, generazione zeta, giovani, politica, libertà, rivoluzione, mondo, cambiare il mondo, diritti, diritti civili, diritti sociali, governi, dittatura, dittature, iranpinterest
Alessandro Bremec

Nel 2025 la Generazione Z – gli “Zoomer”, i nati tra il 1997 e il 2012 – ha guidato movimenti di protesta in svariati Paesi mostrando, in scenari politici molto diversi, il fallimento delle classi al potere. I ventenni sono scesi in piazza, hanno scritto sui muri la loro firma: «GenZ212», col prefisso telefonico marocchino, a Tangeri e Rabat, «GenZ213», col prefisso algerino ad Algeri, «Gen Z Mada» in Madagascar. In Nepal, nelle Filippine, in India, Sri Lanka, Bangladesh hanno occupato gli spazi pubblici contro la corruzione e la disoccupazione, in alcuni casi riuscendo a innescare un cambimento governativo. In Kenya si sono ribellati allo stile di vita sfarzoso dell’establishment politico, in Perù hanno protestato contro la mancanza di sicurezza, in Serbia hanno dato vita a marce contro la negligenza del governo in ambito economico e l’erosione dello stato di diritto. «Ci sono dei denominatori comuni che consentono di parlare di proteste di un’intera generazione», spiega Alessia De Luca, giornalista e analista dell’ISPI, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, «sono movimenti spontanei nati dal basso, spesso sui social media, frutto di una radicata sfiducia nei confronti dei partiti, dei sindacati e in generale delle istituzioni». Le richieste dei più giovani nascono non da ideologie, ma da bisogni concreti: «i ragazzi protestano contro la corruzione e la disoccupazione, contro la mala gestione e l’assenza di una giustizia sociale che preclude l’espressione della loro vita adulta. Si mobilitano contro l’élite al potere che non si fa da parte, non favorisce il ricambio generazionale, non garantisce trasparenza e non mostra responsabilità nei confronti delle persone che afferma di rappresentare».

genz, generazione zeta, giovani, politica, libertà, rivoluzione, mondo, cambiare il mondo, diritti, diritti civili, diritti sociali, governi, dittatura, dittature, iran
Getty Images

In questo senso i movimenti della Gen Z parlano un linguaggio comune, spesso coltivato nelle community in rete e fatto di valori, simboli, riferimenti e persino un lessico condiviso. Chiedersi chi sono davvero gli Zoomer e come vivono oggi la politica, significa guardare alla storia e ai modelli di una generazione cresciuta nella crisi del 2008, segnata dalla pandemia di coronavirus, dall’incombere del riscaldamento climatico e da un continuo senso di instabilità a livello economico, lavorativo e geopolitico. Sono i primi nativi digitali e hanno imparato a muoversi online incontrandosi sui social o su piattaforme per gamer come Discord che diventano, tra slogan e meme, luoghi per ideare strategie e darsi appuntamento nelle piazze. Anche la cultura pop ha fornito immagini comuni di resistenza al potere, dal saluto a tre dita di Hunger Games, vietato dalle autorità thailandesi, alla bandiera di One Piece con il teschio e il cappello di paglia, riprodotta sui cartelli di protesta e sventolata nelle strade di Filippine, Kenya, Perù, Marocco e Madagascar. Il messaggio è chiaro: sono loro contro il mondo ed è questo approccio, al contempo scanzonato e totalizzante, a spiazzare i governi. Vogliono essere inclusi nei discorsi e nei processi decisionali, fosse solo perché la Generazione Z è la più numerosa della storia. Rappresenta infatti circa il 26% della popolazione mondiale, pari a 2 miliardi di persone, anche se ci sono differenze notevoli da Paese a Paese. In Italia, per esempio, si stima che la Gen Z conti tra gli 8.5 e i 9 milioni di persone, solo il17% della popolazione. Secondo la società di comunicazione Edelman, il 70% dei ragazzi della Generazione Z a livello mondiale è impegnato in una causa sociale o politica. Si tratta anche della generazione più propensa a boicottare un prodotto, un’azienda o un governo a causa di una posizione politica, sociale o ambientale. Tra le maggiori preoccupazioni dei giovani a livello mondiale, sempre secondo Edelman, ci sono le bollette (72%), l’inflazione (74%), la crisi climatica (75%), ma anche la salute mentale, un tema che interessa il 70% degli Zoomer. Inoltre il 76% dei giovani europei afferma di incontrare fake news ogni settimana e due terzi della Generazione Z, a livello globale, temono che i leader governativi e i media li stiano intenzionalmente ingannando.

genz, generazione zeta, giovani, politica, libertà, rivoluzione, mondo, cambiare il mondo, diritti, diritti civili, diritti sociali, governi, dittatura, dittature, iran
Getty Images

La Gen Z viene spesso letta anche in contrapposizione alle generazioni precedenti, proprio per le modalità con cui si rapporta al potere e all’establishment. «I Millennial hanno investito, anche criticamente, nell’idea che la politica dovesse entrare nelle istituzioni o costruire alternative durevoli», spiega a tale proposito l’autrice, antropologa e storica Giulia Paganelli. LaGen Z, invece, è arrivata «dopo la distruzione dei sogni e dei desideri», dopo il G8 di Genova, dopo le Torri Gemelle, dopo il passaggio da analogico a digitale, in un mondo del lavoro svuotato dalle tutele dove «l’uso del corpo come fonte produttiva per altri si scontra con la tenuta della stabilità e con la salute mentale». Per questo, spiega Paganelli, «la Gen Z più spesso si muove contro istituzioni lente, ambigue, in parte già perse e quindi prova a colpire dove sente che si produce potere in tempo reale, cioè attraverso il discorso pubblico e le piattaforme».

genz, generazione zeta, giovani, politica, libertà, rivoluzione, mondo, cambiare il mondo, diritti, diritti civili, diritti sociali, governi, dittatura, dittature, iran
Getty Images

È la generazione cresciuta con Greta Thunberg che protestava sola davanti a scuola e, a 16 anni, puntava il dito contro i grandi del mondo parlando alle Nazioni Unite. Sono i ragazzi che andavano a lezione quando Malala Yousafzai, a 14 anni, è stata aggredita dai talebani e gli stessi che poi, durante la pandemia, hanno partecipato alle marce Black Lives Matter nonostante il lockdown. Oggi, quando Billie Eilish dice: «perché siete miliardari? Date via i vostri soldi», sa di parlare a nome di molti suoi coetanei. Lo stesso vale per Olivia Rodrigo che, sui social, vieta all’amministrazione Trump di usare le sue canzoni per promuovere una «propaganda razzista e piena d’odio» o per la modella trans e attrice di Euphoria Hunter Schafer che risponde alle politiche contro la comunità trans negli USA, affermando su Instagram che «il cambio di genere nel passaporto non modifica nulla di me e della mia transessualità». Così, anche se la Gen Z sta gradualmente prendendo un posto nella politica più istituzionale, sembra mantenere un certo grado di diffidenza verso il potere. La postura degli Zoomer assomiglia a quella di Rama Duwaji, moglie ventottenne del nuovo sindaco di New York, che sostiene la carriera del marito, ma con un certo distacco (appare elegantemente “unbothered”, come i selfie sul suo profilo Instagram) e intanto coltiva la politica attraverso l’arte, l’eredità delle donne siriane della sua famiglia e un forte senso di comunità.

genz, generazione zeta, giovani, politica, libertà, rivoluzione, mondo, cambiare il mondo, diritti, diritti civili, diritti sociali, governi, dittatura, dittature, iran
Getty Images

«La Gen Z vive la politica come qualcosa di completamente integrato alla vita, è questa la cosa davvero dirompente di questa generazione», continua Giulia Paganelli, «inoltre tende a muoversi con modalità molto più rapide e intermittenti rispetto alle generazioni precedenti (per ragioni esperienziali, storiche e culturali) attraverso la formazione veloce di reti capillari e mondiali che organizzano piazze su piazze. È un modo di vivere il conflitto più veloce, anche più nervoso, perché nasce in un contesto in cui tutto cambia in fretta e la possibilità di progettare nel lungo periodo è fragile». Non mancano, naturalmente, le critiche e gli interrogativi su tale modo di fare politica che, specie nel mondo Occidentale, può risultare performativo, volatile e discontinuo. Forse, dove si gode di maggiore libertà, c’è semplicemente molto più da perdere, osserva Alessia De Luca. Eppur qualcosa si muove anche qui: di recente in Italia i ragazzi hanno occupato le Università e bloccato i porti a sostegno della Global Sumud Flotilla e, nelle ultime settimane del 2025, si è parlato molto dello scontro tra gli studenti di Medicina e la ministra Bernini che ha messo inscena un divario generazionale, prima ancora che politico.

genz, generazione zeta, giovani, politica, libertà, rivoluzione, mondo, cambiare il mondo, diritti, diritti civili, diritti sociali, governi, dittatura, dittature, iran
Getty Images

Secondo Giulia Paganelli, è importante soprattutto evitare di universalizzare. «La Gen Z è una categoria comodissima per la generalizzazione, ma al suo interno ci sono differenze di classe, territorio, accesso alla cultura, razzializzazione, genere, abilità e dimensione del corpo, storia familiare». Il rischio è quello di imporre una definizione dall’alto e cadere in una «narrazione moralistica a due vie che li vede o come salvatori iper-politici o come narcisisti apatici». «Sono due caricature», conclude, «utili ad altri per depotenziare il cambiamento, per non essere costretti a guardarsi allo specchio».

genz, generazione zeta, giovani, politica, libertà, rivoluzione, mondo, cambiare il mondo, diritti, diritti civili, diritti sociali, governi, dittatura, dittature, iran
Getty Images