Perché, oggi, è importante dare sostegno all'imprenditoria femminile? Le risposte arrivano chiare dai dati che compaiono sui grandi schermi posti ai nostri lati durante l'evento di premiazione della campagna Forti Insieme promossa da Pantene e Chiara Ferragni. In Italia, solo il 57% delle donne lavora. Una percentuale che si abbassa ancora se si considerano più nello specifico le imprenditrici, che nel mondo solo sono il 35% del totale. Senza considerare che hanno circa il 30% di possibilità in meno di ricevere i finanziamenti necessari per i loro progetti. La conseguenza più grande? Solo il 7% delle start up, in Italia, sono a prevalenza femminile ed è arrivato il momento di cambiare le cose o, se non altro, di portare alla luce la tematica e lavorare alacremente affinché il divario, nel minor tempo possibile, venga colmato (e chissà, superato).

Proprio per questo è nata la campagna di Pantene, sostenuta dall'imprenditrice digitale più famosa al mondo e in collaborazione con Women’s Forum for the Economy & Society e LVenture Group, che prevede un sostegno economico concreto di 75mila euro ad una realtà femminile utile per la collettività. Oltre 1600 le candidature ricevute, 10 finaliste e 1 vincitrice, Danila Di Stefano, CEO di Unobravo, una start up di psicologia online nata da un'iniziativa rosa che permette, tramite algoritmo, di trovare il professionista più adatto alle proprie esigenze.

Dobbiamo trovare il coraggio di parlare


A premiare la dottoressa Di Stefano è stata la stessa Chiara che in un tête-à-tête ci ha raccontato la sua visione e alla nostra domanda "ti sei mai sentita discriminata in quanto donna?" risponde così, con una frase che ci spiazza in quanto a tutte, purtroppo, è capitata "una cosa ok". «Siamo talmente dentro un sistema patriarcale, che tante cose vengono etichettate semplicemente come “ok”. Forse, anche il fatto che non mi ricordi un episodio particolare è per questo: perché, in quel momento, l’ho vissuto come normale. E, probabilmente, non lo era. Devo ammettere che essendo il boss di me stessa non ho mai dovuto rendere conto a nessuno e sì, sono stata fortunata, anche perché mi sono circondata di persone che avessero i miei interessi ben chiari. Ecco perché, nei momenti in cui qualcuno mi ha mancato di rispetto, c’era qualcuno pronto a difendermi. E, poi, ci sono io, che sono abbastanza agguerrita». E chi non ha la tua verve, il tuo stesso percorso o la fortuna di avere un team alle spalle, come può combattere la penalizzazione sessista sul lavoro? Chiara risponde così, con un mantra a ripetere e da ripetersi. «Purtroppo, non abbiamo ancora una legge che ci tuteli al 100%. Ora più che mai, però, è il momento in cui farsi sentire. Dobbiamo trovare il coraggio di parlare e di capire se c’è stata una discriminazione. Serve educazione sul tema e tanta forza. Sicuramente, ci diranno che siamo esagerate: non importa, è il momento di farlo».