Appena entro, mi pare che la stanza si apra in uno spazio troppo ampio per coglierne subito tutti i dettagli. Subito dopo, lo sguardo va a lei: Camille Razat è accomodata sul sofà, circondata da fiori, stupenda senza davvero mettersi in posa, con il suo sorriso accogliente e i modi gentili. Non ha l’energia distante di chi è abituato a essere osservato, al contrario accorcia subito le distanze e la conversazione parte senza preamboli, prende ritmo in fretta senza essere filtrata. È il tipo di scambio che oggi succede raramente, soprattutto quando di mezzo c’è un successo globale come Emily in Paris. Eppure, invece di capitalizzare su un’immagine precisa, Camille ha fatto una scelta diversa. Lo ha dichiarato lei stessa: ha alternato progetti, cambiato registro, evitando quella traiettoria lineare che spesso diventa una gabbia e invece che costruire un personaggio, è interessata a non diventarlo mai davvero.

Questa stessa attitudine si ritrova anche dal vivo. Nessuna versione “migliorata” di sé, nessun tentativo di controllare ogni dettaglio. Parla come pensa, lascia spazio anche alle spontaneità, alle piccole imperfezioni. Ed è proprio lì che tutto funziona. Non sorprende allora che Authentic Beauty Concept, brand di haircare appena arrivato in Italia da Sephora, l’abbia scelta come volto. In un momento in cui l’autenticità è spesso solo dichiarata, lei la pratica senza bisogno di sottolinearla.

Partiamo dal concetto di French beauty: ti riconosci in questa idea o pensi sia una narrazione costruita?

Per me la French beauty è un mix tra marketing e verità, e ci sono tanti modi di interpretarla. Io, ad esempio, nella vita quotidiana non mi trucco. Mi prendo cura della pelle, certo, ma non sento il bisogno del make-up tutti i giorni. E questo, per me, in effetti è molto francese! Ad ogni modo ognuno dovrebbe sentirsi libero: se vuoi truccarti molto, va benissimo.

Cosa ti piace e cosa non ti piace del modo in cui oggi si parla di bellezza?

In generale tendo a non giudicare di per sé: la bellezza è espressione di se stessi, nel modo in cui ci si trucca, ci si pettina, ci si veste. E deve restare tale.

Tu quando ti senti più te stessa?

Quando indosso qualcosa di comodo. Mi piace fare mix and match, abbinando tute, calze lunghe e colorate, mocassini e giacche di pelle. È un mix tra maschile e rock. In generale vado molto a istinto, dipende dall’umore. Alcuni giorni voglio sentirmi sexy e mi vesto come tale, ed è giusto così.

Come eviti di dipendere dall’estetica nel tuo lavoro?

Sto facendo un grande viaggio dentro me stessa e sto imparando ad accettarmi, riconoscendo il mio viso, i miei difetti. Pensa che essere sempre ripresa ti fa vedere angolazioni che nella vita reale tu non riconosci e a volte può essere uno shock. Insomma, per il lavoro che faccio è un percorso continuo e io cerco accettarmi sempre di più, anche nelle imperfezioni. Ad esempio non sono mai stata conforme agli standard del modeling, nonostante abbia lavorato tanto nel settore, e crescendo sto imparando ad apprezzarlo.

È un consiglio che daresti anche agli altri?

Certo ma è facile dirlo, difficile farlo. È davvero un processo che durerà tutta la vita, ma va bene così.

Cosa ti riporta a te stessa?

Gli amici e la famiglia! Ho una cerchia molto ristretta, da tanti anni e mi piace giocare con loro, tra videogiochi e giochi da tavolo. È qualcosa che mi rilassa e mi riporta al presente. E poi quando voglio staccare torno a casa, nel sud della Francia, dalla mia famiglia dove tutto rallenta e posso ritrovarmi.

Cosa ami invece di Parigi?

Tutto! Il cibo, la bellezza, il fatto che sia un museo a cielo aperto, ma anche il lato più reale, meno turistico. Mi piace il contrasto: eleganza e durezza insieme. È questo che la rende autentica.

Parliamo di haircare. Conta di più l’aspetto o la sensorialità?

Per me il profumo è fondamentale. Mi piace che lascino una firma olfattiva, è qualcosa di molto personale.

Sei testimonial globale di Authentic Beauty Concept, brand di haircare che fa di autenticità, semplicità ed essenzialità il proprio pillar. La tua routine riflette davvero questo approccio o in passato era più complessa?

Quando ero adolescente non avevo alcuna routine. Ero molto pigra, come molti teenager, e non mi truccavo. Non mi interessava proprio la bellezza. Crescendo, però, ho iniziato a prendermi cura di me stessa, della pelle e dei capelli. Oggi la mia routine è molto semplice, faccio sempre le stesse cose. Uso la linea Replenish perché nutre davvero i capelli e avendo fatto molte colorazioni, utilizzo shampoo e maschera di quella linea, poi uno spray che protegge dai raggi UV perché in molti non lo sanno, ma è fondamentale proteggere i capelli dal sole, proprio come la pelle. E poi c’è il mio prodotto preferito, lo Split End Remedy, che si prende cura delle punte. È il migliore.

C’è qualcosa del tuo aspetto che hai smesso di controllare?

La cellulite! Faccio tutto quello che posso, mi alleno, mangio sano, faccio massaggi ma arrivati a un certo punto è genetica... e io sto imparando ad accettarla.

Cosa significa oggi per te essere autentica?

Non so fingere e mi piace, insomma quello che vedi è quello che sono. Essere autentici significa accettare anche i giorni no, non essere perfetti sempre. E imparare a fidarsi degli altri.

I beauty must-have secondo Cosmopolitan