A volte basta una dichiarazione per riaccendere una speranza,. Le recenti parole di Ryan Murphy su un ipotetico ritorno di Glee hanno immediatamente fatto il giro del web, scatenando l'entusiasmo dei nostalgici.
Più che un semplice annuncio, questa apertura rappresenta l'occasione perfetta per riscoprire un cult assoluto che ha rivoluzionato il modo di fare televisione, diventando una icona nella cultura pop.
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L'indiscrezione di Ryan Murphy: tornerà davvero?
Durante la première newyorkese della sua nuova miniserie The Shards, il celebre regista e produttore ha confessato di stare valutando seriamente a un reboot di Glee. A spingere Murphy verso questa riflessione è un dato di fatto: a distanza di oltre dieci anni dall'ultimo episodio, andato in onda nel 2015, Glee sta vivendo una seconda giovinezza grazie allo streaming e ai social network, conquistando una marea di adolescenti e spettatori della Gen Z che all'epoca del debutto nel 2009 non erano ancora nati.
«È interessante perché quella serie è tornata in auge. Tantissimi giovani la guardano adesso e penso che forse dovremmo rivisitarla», ha dichiarato apertamente l'autore come riporta Deadline. Pur non essendoci ancora un progetto ufficiale in sviluppo, contratti firmati o piattaforme di streaming coinvolte, l'idea è sul tavolo, appoggiata anche dal co-creatore Brad Falchuk, che da tempo spinge per una rilettura in chiave moderna.
L'ipotesi più accreditata non è quella di un sequel nostalgico o di un banale remake, ma di un'evoluzione della storia capace di conservare lo spirito originale adattandolo alle tematiche contemporanee. Il piano ideale vedrebbe il ritorno tra i corridoi della William McKinley High School a Lima, in Ohio, per introdurre una classe di studenti del tutto nuova.
Una formula che permetterebbe di affrontare le sfide scolastiche di oggi, l'identità, l'inclusione e il rapporto con i social network attraverso la musica, lasciando magari la porta aperta a qualche storica apparizione di personaggi iconici come Rachel Berry o Sue Sylvester per un simbolico passaggio di testimone.
Molto più di una serie tv: la rivoluzione culturale dei "perdenti"
Per capire il motivo di tanto clamore, bisogna fare un passo indietro e analizzare cosa sia stato l'universo di Glee durante le sue sei stagioni. Non si è trattato semplicemente di un teen drama musicale di successo, ma di un vero e proprio fenomeno sociale. Mettendo al centro del racconto i ragazzi del coro New Directions, la serie ha preso tutti gli stereotipi della classica scuola superiore americana e li ha completamente ribaltati.
La forza straordinaria della serie è stata quella di lanciare un messaggio rivoluzionario per l'epoca: ciò che ci differenzia dagli altri non è un limite, ma la caratteristica che ci rende speciali. Per milioni di spettatori che si sentivano isolati o "sbagliati" rispetto ai propri coetanei, quel coro è diventato un'ancora di salvezza e uno spazio sicuro in cui trovare il coraggio di accettarsi.
Attraverso i suoi protagonisti, la serie ha abbattuto i pregiudizi legati al peso, al colore della pelle, alla religione e all'orientamento sessuale. Glee ha dimostrato l'importanza dell'espressione artistica, del canto e della danza come strumenti di crescita e di autodisciplina.
Non a caso il successo è stato mondiale, certificato da ben 40 candidature agli Emmy, 4 Golden Globe, tour dal vivo e un impatto discografico tale da superare persino i Beatles per numero di ingressi nella classifica Billboard Hot 100 nel 2010. Numeri non da poco.











