È possibile vincere un Mondiale di calcio a soli 19 anni? La risposta è ovviamente positiva e già in passato abbiamo assistito a talenti di questo sport raggiungere risultati straordinari nonostante la giovane età. Il percorso di due stelle nascenti come Lamine Yamal e Pau Cubarsí - che ieri sera hanno alzato la coppa dorata al MetLife Stadium - sembra però avere un sapore diverso dal solito, perché ci racconta la storia straordinaria di due destini incrociati che forse non tutti ancora conoscono.



Pau Cubarsí e Lamine Yamal già nella storia: la finale dei Mondiali prenota due record dai destini incrociati

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Entrambi sono nati nel 2007, uno (Cubarsí) il 22 gennaio, l'altro (Yamal) il 13 luglio. I due non condividono soltanto l'anno di nascita, ma anche una parte fondamentale del loro percorso sul campo. Gli sportivi sono cresciuti nel Masia, (che in catalano significa letteralmente "il casale" o "la fattoria") il leggendario settore giovanile del FC Barcellona, considerato una delle accademie calcistiche più famose, vincenti e importanti del mondo.

Lamine Yamal aveva messo nel mirino un primato leggendario, infine raggiunto: l'esterno blaugrana è diventato il terzo giocatore più giovane di sempre a calcare il palcoscenico di una finale mondiale. A soli 19 anni e sei giorni, davanti a lui restano soltanto due miti come Pelé e Giuseppe Bergomi. Subito dietro il collega e amico Pau Cubarsí, difensore che con la vittoria nella FIFA World Cup 2026 ha conquistato il quarto posto assoluto in questa speciale classifica.

Non che avessimo particolari dubbi, soprattutto nel caso di Yamal, che secondo alcuni potrebbe avere tutte le carte in regola per prendere il testimone di un gigante come Lionel Messi (che al MetLife Stadium ha chiuso il match senza parole e in lacrime!). D'altra parte, la stella di origini marocchine e guineane è sempre stata abituata a bruciare le tappe, poco importa che si trattasse della Liga, della Champions League, della Copa del Rey, della Supercoppa di Spagna o degli Europei. Mica male, vero?

Pau Cubarsí, uno dei migliori difensori al mondo (ma un pessimo gamer!)

Mentre il profilo di Lamine Yamal è ormai di spicco a livello mainstream quasi al pari di un collega del calibro di Cristiano Ronaldo, nel caso di Cubarsí ci troviamo di fronte ad un astro nascente della difesa di cui abbiamo iniziato a notare il talento soprattutto in quest'ultimo campionato del mondo di calcio.

La sua scalata verso le vette dello sport globale è partita da Estanyol, un minuscolo centro di meno di 200 anime nella provincia di Girona, nel nord-est della Spagna. Il borgo non disponeva né di una scuola né di un rettangolo di gioco; per questo motivo, il piccolo Pau si è formato nel vicino comune di Vilablareix, dove i genitori Robert e Gloria lo hanno tesserato per la squadra locale.

Jana Redondo, sua compagna di squadra dell'epoca, ricorda che Cubarsí «giocava in difesa, ma prendeva palla e scattava lungo tutto il campo per andare a segnare». La ragazza poi ha aggiunto: «Vincevamo sempre il campionato grazie a Pau». I due facevano parte della formazione dei più piccoli. Oggi Redondo gioca nella selezione femminile del Girona, ma non ha mai interrotto il legame con Vilablareix, dove allena i bambini della scuola calcio, molti dei quali vedono in Cubarsí un modello da imitare.

Nella sua cittadina, il difensore viene descritto come un compagno di squadra esemplare, oltre che come un bimbo dotato di una dote rarissima per l'età: avanzare palla al piede tenendo lo sguardo alto e rivolto in avanti, anziché fisso sul terreno di gioco. Il suo sogno nel cassetto era vestire la maglia del Barcellona, ispirandosi a campioni come Lionel Messi e Neymar (e che meraviglia che alla fine sia riuscito a realizzarlo!).

Il grande salto nelle giovanili del Barça per lui è avvenuto nel 2018, all'età di 11 anni, dopo un'esperienza nel settore giovanile del Girona. Proprio lì ha incrociato l'amico Lamine Yamal e Gibert Jordana, attuale difensore del Girona. «Pau era incredibile», ha ricordato quest'ultimo. «Era fortissimo. Superarlo era quasi impossibile: serviva un due contro uno per saltarlo. Parlava molto in campo, era un leader. Inoltre, era molto più motivato e determinato rispetto a molti giocatori della sua età».

Una piccola curiosità, per finire: l'unico campo in cui Cubarsí non è mai riuscito a primeggiare sui compagni era quello dei videogiochi, visto che in casa sua non c'era una console. «Poteva giocare solo quando eravamo a casa di qualcun altro o durante i tornei», ha rivelato Jordana. «Era il più scarso di tutti». Diciamo che se la sua carriera da gamer non è decollata, non possiamo dire lo stesso di quella da calciatore!