È iniziata la 55ª edizione del Giffoni Film Festival e, come ogni anno, la Cittadella del Cinema di Giffoni Valle Piana torna a trasformarsi in un luogo d'incontro tra artisti e pubblico. Ma soprattutto in uno spazio di confronto sui temi che stanno più a cuore ai ragazzi, veri protagonisti della manifestazione.
Tra gli ospiti più attesi di questa edizione c'era anche Matilda De Angelis, premiata con il riconoscimento speciale conferito da Giffoni e dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato «per aver dato voce con autenticità e intensità a una nuova generazione di interpreti capaci di raccontare la complessità del presente», oltre a ricevere il Giffoni Award. «È un premio bellissimo, farà un figurone a casa mia», ha scherzato l'attrice, che per l'occasione ha sfoggiato anche un nuovo pixie cut destinato a diventare fonte d'ispirazione.
Ma, più del look, sono state le sue parole a lasciare il segno. Davanti ai giovani giurati, l'attrice si è aperta sul rapporto con la salute mentale, sulle difficoltà di crescere sotto i riflettori, sul ruolo delle donne nel cinema e sull'importanza di raccontare storie capaci di cambiare il modo in cui guardiamo il mondo. Ecco i passaggi più significativi del suo incontro.
«La terapia mi ha insegnato a lasciare andare il controllo sul giudizio degli altri»
Ripercorrendo gli inizi della sua carriera, Matilda De Angelis ha raccontato quanto sia stato difficile diventare adulta mentre milioni di persone osservavano ogni sua scelta.
«Dai 18 anni in poi ho vissuto sotto i riflettori. A quell'età ci si sente grandi, ma a trent'anni capisci quanto fossi ancora giovane. Essere esposta così presto al giudizio del pubblico e alle pressioni sul mio corpo è stato difficile e mi ha costretta a una crescita prematura».
Per affrontare quel periodo, l'attrice ha spiegato di seguire un percorso di terapia da ormai sette anni.
«Per me è fondamentale avere uno spazio privato e libero da implicazioni affettive in cui potermi esprimere. Ho imparato a lasciare andare il controllo su ciò che non posso gestire, come la percezione che gli altri hanno di me, concentrandomi solo su ciò che è in mio potere».
Una riflessione che parla a chiunque viva nell'epoca dei social, dove il giudizio degli altri sembra sempre a portata di mano.
Lidia Poët e il valore della rappresentazione
Tra i personaggi che più hanno segnato il suo percorso c'è senza dubbio Lidia Poët, protagonista della serie Netflix dedicata alla prima donna italiana iscritta all'Ordine degli avvocati.
Per De Angelis, interpretarla ha significato confrontarsi con una donna che ha trasformato la propria battaglia personale in un cambiamento collettivo.
«Mi ha lasciato l'importanza di essere militanti, di battersi per i propri ideali e di lottare per la libertà collettiva, quella che ci permette di progredire come società. Dobbiamo ringraziare le persone che prima di noi hanno combattuto perché certi diritti diventassero realtà».
L'attrice si è detta particolarmente felice che la serie abbia trovato un pubblico così giovane.
«Sono felice che Lidia Poët vi sia piaciuta, specialmente alle giovani donne che crescono con un modello di possibilità, capace di far immaginare ciò che per lungo tempo è stato ritenuto impossibile».
Per Matilda, la rappresentazione non è mai soltanto intrattenimento: è la possibilità di ampliare gli orizzonti di chi guarda.
«Il cinema resta un ambiente maschiocentrico»
L'attrice ha affrontato anche il tema del gender gap nell'industria cinematografica, sottolineando come il cambiamento sia iniziato ma sia ancora lontano dall'essere concluso.
«Il cinema resta un ambiente maschiocentrico, con poche registe donne e ruoli non sempre gratificanti. Abbiamo la responsabilità di farci valere e scrivere storie che ci rappresentino. Fortunatamente il cambiamento è in atto e ci sono registe capaci di dimostrare il proprio valore assoluto».
Crescere significa anche imparare a non avere tutte le risposte
Tra i momenti più sinceri dell'incontro c'è stato quello dedicato agli inizi della sua carriera.
«Non ho capito subito di voler fare l'attrice. Ho iniziato quasi per caso durante l'ultimo anno di liceo. Sono stata gettata nell'oceano e ho imparato a nuotare sul campo».
Un'immagine che ha colpito molti dei ragazzi presenti in sala, perché racconta una verità: non esiste un momento preciso in cui ci si sente finalmente pronti. Si cresce, si cambia idea, si sbaglia e si ricomincia.
Come ha spiegato Matilda De Angelis la fragilità non è il contrario della forza. È spesso il punto da cui tutto comincia.












