Per anni ci hanno insegnato che per viaggiare davvero bisognava andare sempre più lontano. Quest'estate, invece, stiamo facendo esattamente il contrario.

Ebbene sì, a quanto pare ci abbiamo messo più di quarant'anni per capire che il modello di vacanza celebrato dai fratelli Vanzina in Sapore di mare, o perfino le epiche e tragicomiche code autostradali del ragionier Fantozzi (sì Carlo Verdone, pensiamo anche a te!) non erano una condanna, ma un privilegio. Per quasi vent'anni abbiamo vissuto l'hypermobile. Del resto, se non prendevi almeno un numero superiore a 3 voli intercontinentali all'anno, pianificando tabelle di marcia militari per incastrare coincidenze e mezzi, non eri un vero viaggiatore.

Quest'anno le persone hanno semplicemente detto basta alla fatica della pianificazione, trasformando il "viaggio" in un vecchio ricordo stressante. La vera tendenza dell'anno è la pigrizia (però consapevole). Si prenota online in cinque minuti, si guida per qualche ora al massimo (o si sfrutta qualche offerta con i treni e si pretende la formula "zero sbatti", meglio conosciuta come all inclusive! Il ritorno dei pacchetti con spiaggia, colazione, pranzo e cena (e a volte bevande illimitate) già concordati. Si cerca la comodità assoluta a due passi da casa, invertendo la rotta che ci voleva tutti instancabili esploratori globali. E adesso che ci penso, neanche a farlo apposta, il weekend scorso ho fatto una pazzia all'ultimo minuto. Ho prenotato un hotel in riviera romagnola. Sono partito alle 6 del mattino, arrivato alle 9 e in hotel c'erano già la tessera per le bevande illimitate e le chiavi per la spiaggia (e camera, ovviamente) pronte ad attendermi. Sono tornato non solo abbronzato, ma anche con una (bella) consapevolezza.



Estate 2026, si (ri)cercano i contatti umani

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Proprio così. Io, da social dipendente quale sono, stranamente ho usato poco il telefono. Non ne ho proprio avuto tempo. In hotel ho parlato con lo staff, ascoltato le loro storie e mi sono confrontato su questa stagione in corso (forse così un po' troppo, ma permettemelo: è deformazione professionale!).

Allora forse è questa l'esigenza che i giovani hanno in questo periodo: (ri)trovarsi. Lo dimostra anche la fioritura di micro-festival, rassegne culturali, eventi e giochi di comunità che quest'anno stanno ripopolando anche i borghi e le frazioni della penisola. Stiamo ripopolando le spiagge della Liguria, l'Abruzzo, della Romagna o del Cilento con lo stesso spirito degli anni Ottanta. Quest'anno lasciamo un attimo da parte i club esclusivi di Ibiza con tavoli e drink (che non disdegniamo), e concentriamoci ai tornei di biliardino, scala 40, le vecchie sale giochi del lungomare, i bomboloni caldi del bagno vicino e gli appuntamenti serali in pineta per bere qualcosa insieme ai ragazzi del posto. La villeggiatura è tornata perché abbiamo capito che l'autenticità si misura in relazioni umane riallacciate.


- Instagram, + realtà: l'overtourism passa anche da qui

Una vacanza a km0, potremmo dire, a partire dal buffet a colazione. Forse lo sbaglio è stato pensare che accumulare chilometri significasse ampliare la cultura, un'idea che ha finito per mettere a dura prova anche le bellezze sotto casa (c'è tantissimo nel nostro Paese che vi attende e che ancora non avete visto). Sono proprio le immagini delle code chilometriche sui sentieri di montagna o dei centri storici d'arte ridotti a parchi giochi per visitatori mordi-e-fuggi ad aver reso l'overtourism una vera emergenza assoluta per l'estate 2026. Questa fretta compulsiva, oltre a distruggere la vivibilità delle destinazioni, ha svuotato il viaggio del suo significato più profondo: l'incontro. La scelta della villeggiatura nasce proprio come reazione a questo collasso sistemico. Riprendendo la visione dell'antropologo Franco La Cecla, l'obiettivo non è più consumare un territorio, ma prendersi il tempo per "impararlo". Stare fermi nello stesso posto permette di alleggerire la pressione sulle mete sovraffollate e di superare la barriera della finzione turistica. La vacanza smette così di essere una corsa contro il tempo che calpesta l'ambiente e torna ad essere uno spazio umano, dove il territorio si scopre attraverso le relazioni e non attraverso lo schermo di un telefono. Ora scusatemi ma torno a fare le parole crociate sotto l'ombrellone.