Quando alla fine dell'università arriva il momento di approcciarsi al mondo del lavoro, spesse volte quello che si prova è un grande e annichilente senso di smarrimento. Le posizioni aperte sembrano sempre molte, ma le candidature poi non sempre funzionano e spesso in risposta non si riceve nemmeno una mail. Per non parlare poi di quando ti trovi a dover affrontare un colloquio vero e proprio, generalmente senza aver ricevuto alcuna formazione in merito. È proprio in preparazione di questo periodo che nasce Horizon, il nuovo programma gratuito di Boston Consulting Group pensato per accompagnare laureandi e neolaureati provenienti da contesti sociali, economici o culturali sottorappresentati nel delicato passaggio tra università e mondo del lavoro.
Horizon è un percorso di 16 settimane, in programma da marzo a luglio 2026, che combina workshop online, mentoring individuale con professionisti dell'azienda ed eventi in presenza, con l'obiettivo di offrire strumenti concreti per affrontare con maggiore consapevolezza i primi passi della propria carriera. L'iniziativa non punta soltanto a sviluppare competenze tecniche, ma nasce da una convinzione precisa, ovvero che il talento sia distribuito molto più equamente delle opportunità. Per questo Horizon vuole contribuire a ridurre quella distanza, offrendo ai partecipanti strumenti concreti, relazioni e occasioni di confronto con professionisti e professioniste del mondo del lavoro. Un modo per rendere più accessibile un mercato che, soprattutto per chi parte con meno opportunità, può apparire complesso e poco trasparente. Un percorso che parte dalla consapevolezza che non esiste una carriera perfetta fin dall'inizio. Come è stato ricordato più volte durante la giornata, infatti, ognuno arriva all'obiettivo con i suoi tempi, anche grazie alle esperienze sbagliate che aggiungono un pezzettino di consapevolezza anche rispetto a cosa non si vuole.
L'evento conclusivo del programma è stato costruito proprio attorno a questi temi. Dopo un primo panel dedicato agli Horizoners e ai loro mentor, che hanno raccontato il valore dell'esperienza vissuta all'interno del percorso. È questo il momento in cui è emerso con più forza uno degli aspetti più belli e significativi, seppur collaterali, del progetto. Durante l'evento si è reso evidente che in questi quattro mesi Horizon non ha costruito soltanto un percorso di formazione, ma una vera community. Dai racconti dei partecipanti, ma soprattutto dalle loro interazioni nei momenti di pausa, è stato chiaro che le relazioni e le amicizie nate durante il programma siano destinate a proseguire anche oltre la conclusione del percorso.
Dopo il primo panel, la parola è passata a Marianna Poletti, imprenditrice e founder di Just Knock, che ha condiviso consigli pratici su candidature, colloqui e ingresso nel mondo del lavoro. Tra i suggerimenti più concreti, quello di imparare a valutare con attenzione le offerte di lavoro: «Tanto quanto mi dici cosa cerchi, mi devi dire cosa offri», ha spiegato, invitando i giovani a non fermarsi ai requisiti richiesti ma a valutare anche ciò che l'azienda mette realmente a disposizione in termini di crescita, formazione e cultura aziendale.
Un altro tema centrale è stato quello dei colloqui, troppo spesso vissuti come un esame. «Il colloquio non è un interrogatorio, è un momento di conoscenza reciproca», ha sottolineato Poletti, ricordando quanto sia importante arrivare preparati, informarsi sull'azienda e avere il coraggio di fare domande, perché «chiedere non infastidisce, ma mostra curiosità».
A chiudere la giornata è stato poi il panel dedicato al Futuro del Lavoro, che ha riunito quattro professionisti provenienti da aziende e realtà diverse per confrontarsi su come sta cambiando il mercato e sulle competenze che faranno la differenza nei prossimi anni. Un mercato che, come è stato spiegato durante il dibattito, «non assume più per competenze, assume per impatto»: oggi alle aziende non basta trovare candidati preparati dal punto di vista tecnico, ma persone capaci di generare valore, prendere iniziativa e adattarsi al cambiamento. Tra le competenze considerate sempre più decisive è emersa la learnability, definita come «la capacità di imparare, disimparare e reimparare», insieme all'adattabilità e alla curiosità. «Non ci deve essere la necessità di avere le risposte, ma la capacità di fare le domande giuste», ha osservato uno dei relatori, spiegando come curiosità e coraggio siano qualità sempre più ricercate in un contesto professionale in continua evoluzione.
Anche il curriculum è stato letto con una prospettiva diversa rispetto al passato. Se titoli di studio e voto di laurea restano importanti, da soli non bastano più. «Noi guardiamo nel CV l'extra», ha raccontato una delle relatrici, riferendosi a esperienze di volontariato, sport, lavori estivi o progetti personali, tutte occasioni che permettono di sviluppare quelle soft skills che oggi possono fare la differenza durante un processo di selezione. In fondo, il messaggio condiviso da tutti i relatori è stato lo stesso: non esiste un candidato perfetto, ma persone che sappiano riconoscere il proprio valore e raccontarlo con autenticità.













