La discriminazione sul lavoro quasi mai ha il volto di un colpo di scena clamoroso, anzi, è molto più spesso, una somma di piccole cose, invisibili a chi non le subisce: un'idea ignorata in riunione e poi magicamente riscoperta quando la ripete un collega uomo, la battuta fuori luogo su cui tutti sorvolano per quieto vivere, o quella domanda invadente su eventuali desideri di maternità che purtroppo spunta ancora fuori durante alcuni colloqui di selezione. Per rendere visibili questi meccanismi sotterranei, XMetaReal e Valore D hanno creato D-Verso, un’esperienza immersiva in realtà aumentata che trasforma i bias di genere in qualcosa da vivere in prima persona, e non più solo da raccontare.

I numeri, del resto, raccontano una realtà ostinatamente legata a questo tipo di comportamenti. In Italia il divario occupazionale tra uomini e donne sfiora i venti punti percentuali, posizionandoci all'ultimo posto nell'Unione Europea secondo i dati Eurostat. Ma oltre alle statistiche sulle assunzioni, c'è una questione profonda che riguarda proprio la qualità della vita in ufficio. Secondo l'Istat, infatti, sono 2 milioni 68mila le donne che nel corso della loro vita lavorativa hanno subito una qualche forma di molestia o un ricatto, circa il 15% del totale delle donne tra i 15 e i 70 anni. Eppure, la discriminazione non si esaurisce nei casi più evidenti perché esiste una fitta zona grigia fatta di automatismi e micro aggressioni quotidiane che, proprio perché percepite come normali, finiscono per essere tollerate. È esattamente in questo spazio che si inserisce il progetto, offrendo alle aziende un nuovo paradigma per fare cultura della diversità e dell'inclusione.

cosmopolitan italia, cosmopolitan lavoro, de&i aziende, valore d, xmetareal, ambiente di lavoro inclusivo, benessere organizzativo, bias di genere, bias inconsci, cultura aziendale inclusiva, discriminazione di genere lavoro, discriminazione in azienda, discriminazione sul lavoro, diversity equity inclusion, diversity training, donne e lavoro italia, gender gap occupazione, inclusione aziendale, inclusione sul lavoro, microaggressioni sul lavoro, molestie sul lavoro, parità di genere sul lavoro, pregiudizi inconsci, sessismo sul lavoro, stereotipi di genere
Courtesy of Ufficio Stampa

Gli strumenti aziendali attivati solitamente per contrastare il fenomeno (come la formazione ad esempio) sono utili, ma spesso lasciano il tempo che trovano una volta spento il proiettore. L'approccio di D-Verso è radicalmente diverso: invece di spiegare la teoria, infila un visore sulla testa del partecipante e lo lancia all'interno degli uffici virtuali di una società fittizia. Qui si vive una giornata di lavoro qualunque, tra riunioni, call e pause caffè, senza scene madri o scontri aperti, ma con dinamiche sottili: episodi di mansplaining, commenti paternalistici sulla leadership femminile e stereotipi legati alla genitorialità. Situazioni che nel quotidiano vengono liquidate con un "ma sì, non voleva mica offendere", ma che a lungo andare logorano il clima aziendale e il senso di appartenenza.

La svolta narrativa sta nel fatto che l'esperienza non permette di rimanere semplici spettatori, poiché durante la simulazione, il partecipante è costretto a prendere una posizione: può scegliere se intervenire o far finta di nulla, se accodarsi al gruppo o fermarsi a riflettere. Questo viene evidenziato perché, nelle aziende come nella società, il problema non è mai solo di chi pronuncia la frase sbagliata, ma anche di chi assiste in silenzio e lascia correre. Questo comportamento viene poi analizzato da un software di ascolto intelligente che mette a confronto l'autovalutazione iniziale del partecipante con le sue reali reazioni nel mondo virtuale. Non c'è alcun intento punitivo o di giudizio; si tratta piuttosto di un potente specchio digitale che aiuta a comprendere quanto i nostri automatismi teorici corrispondano alle nostre azioni pratiche.

cosmopolitan italia, cosmopolitan lavoro, de&i aziende, valore d, xmetareal, ambiente di lavoro inclusivo, benessere organizzativo, bias di genere, bias inconsci, cultura aziendale inclusiva, discriminazione di genere lavoro, discriminazione in azienda, discriminazione sul lavoro, diversity equity inclusion, diversity training, donne e lavoro italia, gender gap occupazione, inclusione aziendale, inclusione sul lavoro, microaggressioni sul lavoro, molestie sul lavoro, parità di genere sul lavoro, pregiudizi inconsci, sessismo sul lavoro, stereotipi di generepinterest
Courtesy of Ufficio Stampa

Il progetto rappresenta l'evoluzione di un percorso avviato da Valore D insieme ad Accenture e al Politecnico di Milano, volto a definire le linee guida per un metaverso inclusivo. Oggi quelle regole astratte prendono una forma concreta. Infatti, se per anni il dibattito sulle tecnologie immersive è rimasto confinato tra l'hype tecnologico e gli scenari futuristici, oggi scopriamo che la realtà virtuale è uno straordinario strumento di empatia applicata, capace di favorire quel processo che gli psicologi chiamano perspective taking: mettersi letteralmente nei panni degli altri.

Alla fine, il valore di questa operazione non sta negli effetti speciali della tecnologia, ma nell'uso che se ne fa per rallentare il nostro sguardo. Può un visore aiutarci insegnarci l'empatia? Forse no, ma magari può aiutare a creare una consapevolezza tale per cui finalmente saremo pronti a mettere in discussione tutto quello che, fino a ieri, abbiamo considerato normale.