Tuffo, castello di sabbia, riposino all'ombra, focaccia. L'estate è la stagione più bella del mondo quando si è piccoli e non si lavora; quando le priorità di una vacanza al mare coincidono con l'inseguimento di un'onda troppo grande per poter essere affrontata senza braccioli, un gelato in più rispetto a quello che ci sarebbe concesso a merenda, un giocattolo nuovo che vorremmo tanto prendere in prestito dal vicino di ombrellone.
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Per tutti gli altri, non è sempre così. Crescendo, l'innocenza della spiaggia si può presto trasformare in un'esperienza faticosa in cui emergono ansia, autocritica e paura man mano che il corpo si sviluppa e diventa più visibile, spogliato dai tanti strati di vestiti per immergersi nel mare caldo. Non riguarda in realtà solo il costume da bagno, ma tutto ciò che rappresenta: l'idea di essere osservati, confrontati e valutati in uno spazio pubblico. Non è davvero una news, ma è ancora un dato terribilmente attuale.
Bikini Blues: cos'è e come affrontarlo nel 2026
Gli psicologi chiamano bikini blues la sensazione di disagio stagionale alimentata dal timore del giudizio sociale e dalla pressione di dover rispettare standard estetici spesso irrealistici. Se ne parla da anni, ma nemmeno il movimento body positive dei 2010 è riuscito a contrastarlo – forse era solo performativo, di facciata e ora, nell'epoca post-Covid, ci ritroviamo con gli stessi traumi di prima e mille delusioni in più per non avercela fatta (a cambiare il mondo).
Nonostante rispetto al passato qualche traguardo sia stato raggiunto, questo fenomeno non sembra arrestarsi: secondo una nuova analisi di Unobravo, nelle prime giornate di giugno le ricerche legate al "rimettersi in forma" sono aumentate del 133%: un dato che ha suggerito come, per molte persone, l'arrivo dell'estate coincida ancora con una stagione di forte pressione.
Sebbene il concetto di "rimettersi in forma" possa rappresentare una ricerca positiva di salute e benessere, l'azienda di psicologia online sottolinea come il picco improvviso e localizzato di queste ricerche, spesso associato a termini come "prova costume" e "dimagrire velocemente", potrebbe suggerire proprio il legame con il bikini blues e la necessità impellente di "rendersi presentabili" per luglio e agosto.
Non è qualcosa di estraneo o di lontano, riguarda tanto le nostre coste adriatiche quanto le altre regioni italiane in cui la pressione estetica, legata alla performance fisica e all'aspetto corporeo, risulta più elevata nel periodo precedente la stagione estiva. Secondo l'analisi, l'aumento delle ricerche è particolarmente evidente in Puglia (+67%), Toscana (+58%) e Lombardia (+49%), seguite da Sicilia (+43%), Veneto (+25%) e Campania (+21%). Anche territori come Liguria (+20%) e Friuli Venezia Giulia (+11%) mostrano incrementi nel periodo considerato, con valori distribuiti in diverse aree della penisola che fotografano come il corpo estivo continui a occupare uno spazio importante nelle ricerche online degli italiani.
«Si tratta di una risposta emotiva che può essere legata anche all'avvicinarsi dell'estate e alla maggiore esposizione del proprio corpo – commenta Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo – ma non riguarda solo l'aspetto estetico: può essere accompagnata dal timore del giudizio degli altri e il confronto con standard corporei spesso irrealistici».
Tutti questi aspetti, come sostiene l'esperta, possono generare ansia anticipatoria, insicurezza e, in alcuni casi, astensione da situazioni sociali, come andare al mare o in piscina. «Queste emozioni risultano diffuse e spesso condivise, sebbene vengano frequentemente vissute in modo silenzioso e individuale», continua Pezzella.
In un contesto culturale in cui tutti gli slogan si sono svuotati dei loro significati più politici, sfruttati dal mercato (che se n'è appropriato solo per rivendere soluzioni diverse allo stesso problema di sempre), com'è possibile, nel 2026, cercare di gestire questa condizione?
Non basta forse più ripetersi "every body is a beach body": gestire il bikini blues non significa convincersi di amare il proprio corpo dall'oggi al domani, ma ridurre l'impatto che queste pressioni hanno sul benessere psicologico. Una delle strategie più efficaci è riconoscere che il disagio non nasce solo dallo specchio, ma anche dal contesto: in estate, infatti, aumentano le immagini di corpi idealizzati sui social, nelle campagne pubblicitarie e nei media. Ridurre il tempo trascorso a confrontarsi con contenuti che alimentano insicurezza – o seguire creator che mostrano corpi diversi, senza filtri e pose studiate – può fare una differenza concreta. «La riduzione del confronto sociale in particolare sui social media è spesso discussa come una possibile strategia di gestione», spiega Pezzella, che suggerisce anche «un maggiore orientamento dell'attenzione verso le funzionalità del proprio corpo e a ciò che ci permette di fare, più che al suo aspetto estetico». Molte persone, del resto, hanno un'abitudine automatica all'autocritica, un dialogo interiore negativo: osservano il proprio corpo e individuano immediatamente ciò che vorrebbero cambiare. Provare a sostituire questi pensieri con osservazioni più neutre – ad esempio concentrandosi su ciò che il corpo permette di fare, come nuotare, camminare sulla spiaggia o giocare con gli amici – può contribuire a ridurre l'insoddisfazione corporea nel tempo. Può essere utile anche spostare il focus dall'aspetto all'esperienza. con una giornata al mare o in piscina che può diventare un'occasione per rilassarsi, stare con le persone care, leggere un libro o fare sport, invece che un test estetico. Più l'attenzione resta concentrata sul divertimento e meno spazio occupa il giudizio sul corpo. «Potrebbe rivelarsi utile anche lavorare su pensieri automatici, riconoscendoli senza giudizio – conclude l'esperta – e provare a sostituirli gradualmente con una narrazione più equilibrata e realistica», per generare un incontro sano ed edificante con se stessi e con le altre persone, fatto di ascolto e dialogo, di aiuto reciproco. E tornare a un comunità costruita sulla cura e l'accoglienza, piuttosto che sulla performance e l'esclusione.
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.

















