Ad oggi gli appassionati di serie tv sono abituati a trame complesse e budget cinematografici. Negli anni '90, però, esisteva un fenomeno diverso, in grado di fermare il tempo e incollare oltre un miliardo di persone davanti al piccolo schermo: Baywatch.
Con l'annuncio ufficiale del reboot previsto per la stagione 2026-2027, è il momento di spiegare a chi non c'era perché quei bagnini in costume rosso siano diventati leggenda. Se negli anni '90 non eri nemmeno nei pensieri di mamma e papà, allora sei nel posto giusto.
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Baywatch, il reboot: cast, trama e data di uscita della nuova serie
La notizia è ormai ufficiale: Baywatch sta per tornare. Le riprese sono iniziate a Los Angeles e il progetto, targato Fox, prevede una prima stagione da dodici episodi. Non si tratta di un semplice rifacimento, ma di un passaggio di testimone generazionale. Al centro della narrazione troveremo Hobie Buchannon, interpretato da Stephen Amell. Se il nome vi dice qualcosa (o forse no), è perché Hobie era il figlio del mitico Mitch Buchannon nella serie originale. Ora, cresciuto, è lui a guidare la squadra di salvataggio. Ebbene sì.
Accanto a lui ci sarà la figlia Charlie (Jessica Belkin), simbolo di una nuova leva di guardaspiaggia pronti a confrontarsi con un'eredità difficile da sostenere. Il cast mixa volti noti della tv come Shay Mitchell, che interpreterà un'ex avvocatessa diventata bagnina, a star del mondo digitale come Noah Beck e Livvy Dunne.
Per i nostalgici, il ponte con il passato è garantito dal ritorno di David Chokachi nei panni dell'indimenticabile Cody Madison. Le prime immagini dal set mostrano già i nuovi protagonisti negli iconici costumi rossi, pronti a controllare le coste di Zuma Beach con lo stesso spirito dei loro predecessori.
Perché Baywatch è stato il fenomeno mondiale degli anni '90
Per capire il successo di Baywatch bisogna dimenticare per un attimo come funzionano le serie di successo al giorno d'oggi. Negli anni '90, la serie creata dal vero bagnino Greg Bonann rappresentava il "sogno californiano" accessibile a tutti. Nonostante un inizio difficile (la NBC la cancellò dopo una sola stagione), la tenacia di David Hasselhoff - che aveva prodotto lo show in modo indipendente - ha trasformato la serie in un successo da Guinness dei Primati, tradotto in 44 lingue e trasmesso in oltre 140 paesi (in Italia su Italia 1).
Ma qual era la formula magica? Baywatch non era solo salvataggi spettacolari: era un mix di azione, drammi sentimentali e bei fisici da vedere sullo schermo.
Non a caso la serie ha consacrato icone come Pamela Anderson (nei panni di C.J. Parker), le cui corse sulla sabbia sono diventate il simbolo stesso della serie tv. I bagnini erano rappresentati come divinità abbronzate e perfette, tanto che i contratti dell'epoca vietavano esplicitamente agli attori di prendere peso durante le riprese.
Impossibile, poi, dimenticare la famosa corsa al rallentatore che non era solo una scelta estetica, ma un astuto trucco produttivo. Introdotta inizialmente per risparmiare budget e allungare la durata degli episodi senza girare nuove scene, si è trasformato in breve tempo nel marchio di fabbrica dello show, permettendo anche di ammirare la fisicità dei protagonisti.
In un'epoca senza internet, Baywatch era la confort zone pomeridiana. Raccontava storie di eroi normali (seppure bellissimi) alle prese con il mare, il lavoro e la famiglia. Mitch Buchannon non era solo un bagnino, ma un padre e un mentore, rendendo la figura del guardaspiaggia un modello di responsabilità e coraggio.
Non sappiamo se la nuova serie avrà lo stesso successo, anche perché nel 2017 il tentativo di reboot al cinema con Dwayne Johnson, Zac Efron e Alexandra Daddario nel film ha avuto solo recensioni negative. L'impresa è ardua, ma la curiosità di vedere il figlio di Mitch alle prese con nuove avventure sulle orme del papà è sicuramente tanta.










