Quest'anno Netflix ha tirato fuori dal cappello di Babbo Natale tre titoli originali a sfondo festivo: Buon Natal-ex con Alicia Silverstone sulle seconde possibilità, My Secret Santa sul tema classico del travestimento da Babbo Natale e Champagne Problems, ambientata in una Parigi natalizia.



L'anno scorso era stata la volta di Hot Frosty (un pupazzo di neve che si scioglie e diventa un aitante gentiluomo e che, ovviamente, fa innamorare la protagonista), The Merry Gentleman con Chad Michael Murrey, sweetheart dei teen drama anni Duemila, e Our Little Secret, il più convincente dei film di Natale con Lindsay Lohan.

I primi due sono stati considerati a furor di popolo due pellicole iper-cringe, non tanto per le interpretazioni quanto per l'assurdità della trama: nel giro di un'ora e mezza di narrazione i protagonisti si conoscono e si innamorano, mollano ogni ambizione - soprattutto in The Marry Gentleman: lei è una ballerina di Broadway che rinuncia al suo sogno per tornare al suo paesello e iniziare una storia con il bel tuttofare interpretato da Murray - e tutti vissero felici e contenti. Nonostante il loro essere estremamente surreali e corollati da cast poco convincenti, questi film però riescono a ottenere grande visibilità, diventando i titoli di punta del periodo festivo insieme ai grandi classici di genere, da Love Actually del 2003 a L'amore non va in vacanza (2006) passando per il primo Bridget Jones e l'indimenticabile Harry ti presento Sally.

Come spesso accade per molte cose che ci capitano della vita, anche in merito alle rom-com di Natale verrebbe da fermarsi e chiedersi: perché? Come mai questa produzione quasi febbrile di film - Hallmark, canale via cavo americano specializzato in film tematici, solo quest'anno ne ha sfornati 34 - trova negli spettatori sempre grande entusiasmo? Perché pur sapendo come andrà a finire sin dal primo fotogramma - la donna indipendente che si è fatta da sola in una grande città torna nel suo paese d'origine dove riscopre il vero valore del tempo e delle cose e trova, di solito in un taglialegna o in un pasticcere, l'amore della sua vita - continuiamo imperterriti a premere il tasto play e a fare la fortuna di questi titoli?

Fenomenologia della rom-com di Natale

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Per capire in che modo certi titoli riescano a scardinare le barriere culturali ed emotive di un vastissimo parterre di spettatori serve partire dai tropes, ovvero dai temi chiave delle rom-com che, in versione natalizia, si snodano su scenografie a tema, ricche di calore, di luci, di atmosfera: il paesino vestito a festa che fa da sfondo alle avventure dei protagonisti, la magica New York in cui tutto può succedere (come in Serendipity, del 2001) diventano spazi archetipici in cui il male non solo non entra, ma non è neanche concepibile. Proprio nella ripetitività delle trame, nell'occorrenza degli snodi e nella ciclicità dei finali ritroviamo quel conforto, quelle sensazioni positive, quello spirito natalizio che forse, nella vita vera, non troviamo o riconosciamo più da nessuna parte.

Secondo gli psicologi, questo tipo di visione è capace di regalare un senso di calma e di stasi che non sempre riusciamo a reperire nella vita quotidiana. La sospensione dell'incredulità - ovvero quella cosa che ci fa credere che da un pupazzo di neve possa nascere un uomo, o che uno spettacolo di spogliarellisti amatoriale come in The Merry Gentleman possa salvare il locale di una cittadina sperduta - è un prezzo da pagare per raggiungere questo stato di pacifica rassegnazione: non importa che davanti agli occhi scorrano immagini già viste in centinaia di occasioni, e neanche che il lieto fine sia già scritto sin dai titoli di testa. Avere ciò che ci si aspetta, dicono gli esperti, a volte è salvifico: se si vive costantemente nella ricerca di controllo, nella tensione ansiosa che porta a voler conoscere le diramazioni di ogni scenario possibile, guardare qualcosa che dichiara esattamente dove sta andando sin dai primi minuti della visione è un'ancora di salvataggio, non tempo perduto.

Oltre a parlare d'amore, inoltre, questi film mettono in campo nella narrazione emozioni universali che ruotano attorno al concetto di famiglia e di amicizia: nella donna in carriera che torna al paesello si snocciola, sì in modo superficiale ma sempre evidente, il burnout collettivo cui siamo sottoposti dentro le nostre società delle performance; nella voglia di tornare a lavori manuali dei protagonisti di questi film (che tornano a essere, o diventano pasticceri, scultori, falegnami) c'è insita la voglia di cambiamento fisiologica nell'essere umano. L'idea che il Natale possa essere a tutti gli effetti magico come quando si era bambini riflette un'emozione che, almeno nella vita quotidiana, è spesso difficile spiegare a parole: vittime come siamo dell'idea che mostrare la propria vulnerabilità sia un peccato capitale, lasciarsi andare alla sensazione di desiderare accanto qualcuno che si batte per la nostra attenzione e il nostro amore non solo rassicura, ma trasferisce anche serenità, calmando lo stress.

E quindi sì, mai avremmo pensato di dover ringraziare Hot Frosty (o uno degli altri titoli citati) per quello che ci ha regalato a Natale, eppure questo è proprio quello che faremo.