Tra le prime scene in cui compare Simona Tabasco nella seconda stagione di The White Lotus, il suo personaggio, Lucia, sta tenendo in mano un leccalecca arcobaleno quando parte “Bocca di rosa” di De André. «La chiamavano bocca di rosa / metteva l’amore sopra ogni cosa». Come la protagonista della canzone, anche Lucia fa la escort, e in quella scena aspetta febbricitante l’arrivo dei nuovi ospiti americani all’hotel White Lotus di Taormina (nella realtà, all'Hotel San Domenico, nda), dove è ambientata la seconda stagione. Si immagina già di fare la fine di Pretty Woman, mentre passa in rassegna uno per uno tutti gli uomini ricchissimi che arrivano all’hotel, fantasticando su chi potrebbe essere la sua prossima vittima e chi potrebbe in un certo senso salvarla. Lucia è sicura di sé, del suo potere e di cosa vuole, sta solo lavorando per ottenerlo. Così, con la promessa che la clientela dell’hotel la possa aiutare a realizzare i suoi sogni, Lucia tira in mezzo anche la sua migliore amica, la timida Mia, e insieme si infiltrano nelle camere d’albergo dei clienti, uscendone con un bel mazzetto di soldi e con la convinzione che quella sera abbiano cambiato la vita di qualche ospite, un uomo probabilmente sposato, che ha finalmente capito qualcosa di più di sé stesso. Come il suo personaggio, anche Simona Tabasco è sicura di quello che vuole: le piace da morire recitare e vestirsi bene, infatti il suo sogno è da sempre quello di fare la stilista. Per il momento The White Lotus le ha permesso di fare un po’ entrambi.
Produzione di Hbo, in onda in Italia su Sky, con la sua prima stagione la serie aveva conquistato il pubblico perché era il commentario sociale di cui avevamo bisogno. Prendeva in giro, ma allo stesso tempo criticava argutamente, il privilegio dei bianchi ricchi in un resort alle Hawaii. Quest’anno la location si è spostata in Sicilia, ma la storia di fondo rimane la stessa. Ed è qui che entra in gioco Simona. Nata a Napoli ventotto anni fa, si è fatta conoscere per produzioni italiane come la serie Doc, in cui interpreta una specializzanda interna dall’arco narrativo estremamente romantico, e come l’amica dei protagonisti nel film I Babysitter, in cui ha affiancato Mandelli, Ruffini e Abatantuono. I suoi personaggi non potrebbero essere più diversi tra di loro, ma c’è qualcosa che in ultima nota finisce per legarli, dice Simona. Sono alla disperata ricerca dell’amore.
Come sei entrata nel mondo di The White Lotus?
«Ho ricevuto il primo provino lo scorso anno quando la serie stava uscendo in Italia su Sky. Non l'avevo ancora vista, ma leggendo la sceneggiatura mi ha colpita la scrittura, si vedeva che era una serie autoriale. Ero sul set di Doc con Beatrice Grannò, mia collega e amica, così le ho chiesto di aiutarmi per questo provino, senza sapere che lei invece aveva ricevuto il tape per la parte dell'amica del mio personaggio. Abbiamo passato giorni a provare e a fantasticare di partecipare alla produzione internazionale insieme, poi è successo per davvero».
Qual è la prima immagine che ti sei fatta di Lucia quando hai letto la parte?
«Di un personaggio che è alla ricerca disperata di qualcosa, e che vuole cercare una connessione con tutto quello che ha attorno, che poi è un’immagine abbastanza coerente con quella che è diventata Lucia, per la quale però mi sono fatta aiutare da Mike White, l'autore e genio dietro The White Lotus. Abbiamo dato molto spazio all'improvvisazione ma anche tanta libertà di poter dire cosa volevo per Lucia sul set, che non è scontato perché per White la serie è come se fosse un figlio, quindi immaginavo potesse essere geloso delle sue idee».
Se girare con Mike White prevede un certo grado di improvvisazione, lascia cioè che ognuno porti un po’ di sé stesso dentro al personaggio, che cosa c’era di Simona in Lucia?
«Per quanto un attore possa essere bravo e avere tempo a disposizione per costruire il personaggio, è normale rifarsi agli strumenti che si ha, per esempio la voce, il modo di muoversi, e poi modificarli in base al personaggio che si interpreta. Lucia è un personaggio imprendibile e imprevedibile, non sai mai che decisioni prenderà e in quale direzione andrà: è molto ambigua. È affamata, vuole tutto. Questa è la parte scritta del personaggio, io cerco di inserirmi portandola verso la direzione della storia. Come lei anche io sono sempre alla ricerca di autenticità, ho bisogno di vedere le cose per come sono».
Avevi qualche timore nell’interpretare una prostituta, un personaggio che sembra scomodo ma in realtà è fondamentale perché conduce tutti i personaggi principali che interagiscono con lei a scoprire qualcosa di loro stessi? Hai sentito la responsabilità del ruolo?
«Sì, ma allo stesso tempo mi sentivo molto protetta da Mike e dalla produzione, non mi facevano sentire allo sbando. Lucia e Mia sono un po' l'angelo e il diavolo sulle spalle dei personaggi principali della serie, che hanno tutti delle relazioni stabili e apparentemente perfette, e poi arrivano loro che cambiano tutte le carte in tavola, sono come le micce che spezzano gli equilibri in questo posto meraviglioso. Necessarie. Il mio personaggio è in crescita, ed è sorprendentemente forte a livello caratteriale e anche per la storia. Come anche nella prima stagione, Mike White usa i personaggi femminili in maniera funzionale, fa in modo che cambino la narrazione della storia a loro favore, per questo sono personaggi molto potenti, molto forti».
Secondo te, cosa si può imparare dai tradimenti, come fanno i protagonisti della serie?
«Sicuramente ad avere più fiducia in sé stessi. C'è chi è più predisposto a fidarsi ciecamente degli altri e si dimentica del detto "fidarsi è bene, non fidarsi è meglio". Ecco, secondo me questo è quello che si porteranno a casa i protagonisti una volta finita la vacanza: meglio non fidarsi troppo degli altri».
Una cosa che ho molto amato nel personaggio di Lucia è che all’inizio mi stava antipatica e poi l’ho capita, cioè ho capito perché provassi questo senso di fastidio, quasi, come fa la responsabile dell’hotel. È curioso che Lucia faccia il passo opposto rispetto a quello a cui siamo abituati, una ragazza che sembra forte e dominante che poi si addolcisce e ripensa a quello che sta facendo. A cosa pensi sia dovuto questo cambiamento?
«Il regista ha voluto che Lucia avesse questo cambiamento radicale dopo una notte folle che passa con i clienti dell'albergo con cui prende dell'MDMA, quindi all'inizio sembra siano i ripensamenti della fase down che hai il giorno dopo che assumi la droga, come se avesse dato importanza a delle parole cattive pronunciate da uno dei suoi clienti. In realtà, ci accorgiamo già dal primo episodio, quando si trova in camera col primo cliente, che quella di Lucia è tutta una finta, che lei stessa è tutta fuffa, non è un'escort bensì una ragazza che si vuole mangiare il mondo e che usa il suo corpo come arrivare a qualcosa di più importante, che in questo momento sono i soldi per aprire un negozio in centro, ma desidera molto altro».
I suoi desideri sono molto cinematografici, non c'è qualcosa che desidera veramente, sono quasi desideri di seconda mano, vuole avere i soldi, avere dei bei vestiti come in quella scena di Pretty Woman, e per averli tutti, comprare il negozio. Anche il fatto che attenda proprio i clienti americani da cui cerca di spolpare. Tu che dici?
«Sì, alla fine Lucia è una ragazza incompleta, è sempre alla ricerca di qualcosa, la vediamo sempre con dei piani. Mentre leggevo di Lucia mi è venuta in mente la canzone "Viva!" di Ligabue, sai? Quella che fa "ti strofini contro il mondo / tanto il mondo non ti avrà / perché sei viva" perché lei vuole tutto, vuole dominare, ma non si sa bene che cosa».
E secondo te che cosa desidera davvero?
«L'amore, le connessioni umane. Quando ho incontrato Mike White, la prima cosa che gli ho chiesto era quale fosse la storia che non conosciamo di Lucia, il perché lei arrivi a prostituirsi. E lui mi ha risposto semplicemente che a volte non c'è bisogno di tante spiegazioni, che non sempre ci sono delle motivazioni ben pensate. Lucia è così, leggera per non dire superficiale, con un obiettivo in mente».
Come si lavora con un’amica come è stato per te Beatrice? Me lo chiedo specialmente in previsione di alcune scene ad esempio il threesome. Loro due si interfacciano sempre e solo con gli uomini, eppure la loro è l’amicizia più autentica di tutta la serie.
«È stato bellissimo, ci siamo divertite un sacco, anzi, The White Lotus ci ha unite ancora di più. Capita spesso che tra colleghe scattino dei meccanismi complicati come la competizione, invece noi siamo come sorelle. Ci siamo aggrappate l'una nell'altra nei momenti di tensione, anche perché nessuna di noi due era abituata a trovarsi su un set così grande. C'erano centomila persone della troupe, c'erano grandi responsabilità, tempi da rispettare. Ti posso dire che è stato facile recitare la chimica che c'è tra i nostri personaggi, perché è la stessa che c'è tra di noi».
Com’è cambiata la tua preparazione in una produzione internazionale come The White Lotus rispetto ai tuoi lavori precedenti? Ti spaventava l’ostacolo della lingua?
«Per me l'ostacolo della lingua era enorme. Io non avevo mai fatto un provino in inglese, anzi, nemmeno lo parlavo benissimo, ora posso dire di essere migliorata molto».
Non si direbbe, nella serie lo parli perfettamente!
«Perché sono una secchiona, la sera mi chiudevo in camera a studiare mentre loro uscivano e andavano al karaoke. Non è vero dai, solo le prime settimane perché ero più in tensione. Mi metteva ansia quella percentuale di improvvisazione, e io volevo essere pronta, volevo divertirmi, sentirmi libera di improvvisare, quindi dovevo per forza lavorare sulla lingua».
Ma come si fa a improvvisare in una produzione così articolata, qual è la percentuale di libertà che ti viene lasciata?
«Dipende dalla scena, ad esempio quelle ambientate in piscina o al bar erano per lo più improvvisate, perché Mike era molto curioso di vedere l'energia che si creava naturalmente tra i personaggi quando interagivano. Per me è stato il momento in cui ho vissuto di più Lucia, perché quando devi costruire una scena e arrivare in un punto, lo devi fare come lo farebbe lui e da lì decidi che direzione puoi prendere».
C’è un altro amore, nella tua vita oltre alla recitazione volevi fare la stilista. Ci pensi ancora?
«Assolutamente sì! Vedere tutti i costumi che avevano le mie colleghe, che erano più abiti di alta moda che costumi, mi ha fatto ritornare una voglia pazzesca. Ero lì che osservavo e studiavo».
A proposito, Lucia è sempre vestita benissimo, abiti corti, scintillanti, scollati, spende tutti i soldi che guadagna con gli appuntamenti in vestiti. Hai contribuito nelle scelte?
«Devo dire che ho imparato tantissimo dalla nostra costumista, aveva un'idea però ci lasciava molto liberi, ci lasciava una marea di vestiti a disposizione e poi magari usciva dal camerino. La sua idea era che potevamo scegliere a seconda di come ci sentivamo nel personaggio, di come lo vedevamo, ovviamente poi lei ci guidava. È stata la prima volta che ho avuto voce in capitolo, ed è stato fondamentale, perché il vestito fa tanto il personaggio. Mi è capitato a volte di arrivare su un set e di non avere chiaro il personaggio, e una volta fatta la prova costume di avere le idee chiare sulla direzione da prendere».
C’è un vestito che ti è rimasto particolarmente in mente? A me quello rosso mini intrecciato.
«Mi piaceva molto quello pieno di perline, color pastello un po' azzurro e un po' rosa che sfoggia, come sempre, al bar mentre aspetta di abbordare qualche cliente. I vestiti di Lucia sono pazzeschi, è sempre vestita sgargiate, un altro disperato tentativo di richiamare l'attenzione su di sé».













