In queste ore, proprio mentre Simone Biles diceva al mondo di voler pensare a se stessa e alla sua salute mentale anziché puntare all'oro olimpico per poi tornare in pista e ottenere un bronzo, su Netflix è tornato in auge un documentario uscito nel 2020 in sordina e che oggi ha più valore che mai. Si chiama Atleta A (di Bonni Cohen e Jon Shenk): racconta con non poca crudezza le molestie che le atlete della Nazionale americana di ginnastica hanno dovuto subire ad opera del dottor Larry Nassar, volto storico dell'equipe medica dell'organizzazione. Da vedere e rivedere per capire di cosa parlano questi atleti quando raccontano di pressioni e di peso insostenibile, di sessualizzazione e controllo da parte di chi le allena e gestisce il loro lavoro.

Atleta A è la storia di Maggie Nichols, pluripremiata campionessa di ginnastica (seconda solo a Simone Biles, sua compagna di squadra ai tempi dei fatti); ma anche di tutte le altre 250 ragazze che hanno gravitato intorno alla USA Gymnastics sin dal 1992 e che hanno subito molestie e violenze da parte di Nassar. Si pensa che in realtà siano più di 500 le ragazze minorenni molestate dal dottore e osteopata in circa 29 anni di lavoro per la Nazionale.

Nassar è solo la punta dell'iceberg di un sistema corrotto e omertoso che aveva ai vertici persone totalmente disinteressate allo stato d'animo delle atlete coinvolte. La prima a denunciare Nassar, Maggie Nichols, era una stella nel firmamento della ginnastica abusata durante gli incontri col dottore che doveva aiutare queste ragazze a stare meglio durante le gare e gli allenamenti.

Nel documentario vedrai i giornalisti dell'Indy Star ricostruire la vicenda incrociando decine di testimonianze e pronti a smascherare i dirigenti della USA Gymnastics che sapevano tutto e non avevano comunque allontanato Nassar dalle atlete. Il dottore visitava le ragazze, nascondendo abilmente le mani se lo faceva davanti alle loro madri, usando tecniche ritenute assolutamente prive di valore scientifico e medico che prevedevano anche la penetrazione vaginale e anale. Le vicende del documentario di Netflix sono relative all'anno dell'esplosione dello scandalo sull'onda del movimento MeToo, il 2015. Le voci del coro si sono arricchite, nel periodo dell'inchiesta, di tantissime sfumature. Anche Simone Biles, tra le altre, ha denunciato Nassar per le molestie subite e grazie a un processo in cui le stesse sopravvissute hanno parlato davanti al loro aguzzino per metterlo davanti alle sue atrocità con grande fierezza (quelle scene sono bellissime e molto forti) è finito in carcere per un numero imprecisato di anni.

Atleta A è un documentario molto bello e molto realistico su cosa vuol dire crescere in un ambiente competitivo come quello sportivo. I metodi usati dalla USA Gymnastics per crescere e temprare le ragazzine più in gamba, per coltivare il loro talento e lanciarle nell'iperuranio delle celebrities dello sport e dei campioni olimpici, erano (ai tempi dei fatti: oggi i vertici non sono più gli stessi) atroci. I genitori si fidavano degli allenatori e di chi amministrava la vita di queste atlete bambine; si fidavano del dottor Nassar, che pubblicamente era molto amato e aveva costruito una reputazione inattaccabile con video tutorial dei suoi trattamenti osteopatici salva-ossa e muscoli delle ginnaste. Non tutti però avevano a cuore il successo e il benessere di queste ragazze, mandate sul tappeto con caviglie e ginocchia rotte, muscoli doloranti, infortuni vistosi.

Lo scandalo della Usa Gymnastics raccontata nel documentario di Netflix è solo una delle tante storie che circolano nel settore. Quando Simone Biles ha detto ad alta voce di non farcela ritirandosi dalla competizione a squadre con la Nazionale a Tokyo 2020, ha sdoganato un sentimento molto comune tra gli atleti del suo calibro e del suo livello. Per questo parlare di inclusione e di troppa sessualizzazione in contesti come quelli olimpici è importante, così come guardare Atleta A su Netflix anche se non è una nuova uscita: rende bene l'idea del mondo in cui crescono, evolvono e brillano queste ragazze che hanno votato la loro vita allo sport, ricevendo spesso in cambio spintoni, insulti, critiche e, come nel caso specifico della USA Gymnastics, molestie e violenze travestite da visite mediche, senza che nessuno avesse a cuore la loro protezione.