La pop star Sabrina Carpenter ha avuto un duro scontro con l'amministrazione del presidente Donald Trump, condannando pubblicamente l'uso non autorizzato della sua musica all'interno di un video governativo.
L'episodio si inserisce in una lunga serie di conflitti tra il Governo e gli artisti, che vedono la loro musica e le loro opere utilizzate per promuovere un'idea politica non proprio affine al loro pensiero. La ferma presa di posizione della Carpenter ha acceso i riflettori non solo sulle politiche migratorie dell'amministrazione, ma anche sul tema dei diritti d'autore e del controllo degli artisti sul proprio lavoro.
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Sabrina Carpenter contro la Casa Bianca: «Video disgustoso, non usate la mia musica»
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Sabrina Carpenter ha espresso pubblicamente la sua condanna all'amministrazione Trump dopo che l'account social della Casa Bianca ha utilizzato il suo brano "Juno" in un video. Le immagini in questione mostrano dei funzionari dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement) mentre arrestano delle persone.
La reazione dell'artista è stata immediata e senza mezzi termini. In un messaggio pubblicato sulla piattaforma X lo scorso 2 dicembre, la cantante ha definito il video «evil and disgusting» (malvagio e disgustoso). Ha poi lanciato un monito chiaro al Governo: «Do not ever involve me or my music to benefit your inhumane agenda» (Non coinvolgete mai me o la mia musica per beneficiare della vostra agenda disumana).
L'indignazione della Carpenter ha origine dal contrasto tra l'utilizzo politico e il significato originale della canzone, che fa parte di una gag giocosa del suo Short n' Sweet Tour. Durante i concerti, la cantante aveva l'abitudine di inscenare un finto arresto di membri del pubblico, spesso celebrità, dando loro delle manette rosa prima di eseguire "Juno".
La Casa Bianca ha distorto questo gesto leggero e ironico, estrapolando una citazione dai suoi testi, «Have you ever tried this one? Bye-bye», per sovrapporla a immagini di persone ammanettate e deportate.
La risposta ufficiale della Casa Bianca, tramite il vice portavoce stampa Abigail Jackson, è stata altrettanto forte e ha difeso la politica di deportazione di massa. Jackson ha dichiarato che il Governo non si sarebbe scusato per la deportazione di «dangerous criminal illegal murderers, rapists, and pedophiles» (criminali illegali pericolosi, assassini, stupratori e pedofili) e, anzi, ha attaccato duramente l'artista.
La battaglia del copyright: perché da Rihanna a Taylor Swift i vip si ribellano all'uso politico dei loro brani
La disputa legale tra Sabrina Carpenter e il Governo è solo l'ultimo capitolo di una lunga serie di conflitti che vedono l'amministrazione Trump utilizzare materiale protetto da copyright senza l'autorizzazione degli artisti.
Molti musicisti hanno obiettato in passato all'uso delle loro opere in clip politici, un problema che riguarda il diritto degli artisti di controllare come il proprio lavoro viene rappresentato. La lista di quelli che hanno protestato è lunga e comprende giganti della musica come ABBA, Bruce Springsteen, Rihanna, Phil Collins, Pharrell, John Fogerty, R.E.M., Guns N’ Roses, Celine Dion, Beyoncé e Adele.
Solo il mese scorso, la cantante Olivia Rodrigo aveva criticato l'amministrazione per aver usato la sua canzone "All-American Bitch" per promuovere la deportazione degli immigrati. In un commento poi cancellato, la Rodrigo aveva scritto: «Don't ever use my songs to promote your racist, hateful propaganda» (Non usate mai le mie canzoni per promuovere la vostra propaganda razzista e odiosa).
Anche artisti come Kenny Loggins e Taylor Swift hanno espresso pubblicamente il loro dissenso. La presa di posizione di Sabrina Carpenter, quindi, evidenzia una questione più ampia e radicata che coinvolge la manipolazione delle opere d'arte per fini politici.











