«Quanti concorsi di sosia di Finn Wolfhard si stanno svolgendo nel mondo mentre parliamo?», si chiede oggi un pezzo sul Guardian, «Cinque? Dodici? Un milione? È impossibile dirlo». Sappiamo però che, nelle ultime settimane c'è stata una gara di sosia di Timothée Chalamet a New York, un lookalike contest di Paul Mescal a Dublino (il post che lo annunciava su TikTok ha superato le 300.000 views), un concorso di Harry Style a Londra e uno di Dev Patel a San Francisco. È la nuova ossessione: se da tempo ti dicono che assomigli a un attore famoso, è probabile che nei prossimi mesi verrà il tuo momento, potresti essere il nuovo Pedro Pascal.

Le premesse sono semplici quanto le gare di carnevale dell'asilo: tutti coloro che si sentono di assomigliare al divo prescelto si ritrovano in un luogo preciso, danno prova della loro somiglianza e vengono votati dagli astanti. La piazza si riempie, di volta in volta, di riccioli bruni e baffetti, shorts e tute da ginnastica o collane di perle e blazer strutturati. Il vincitore viene premiato con qualche decina di euro e presumibilmente un post sui social. Ha sempre almeno un dettaglio che ricorda l'originale: i capelli, il sorriso, il modo di camminare, l'attitude. Mai tutti insieme ovviamente (per ora il livello dei doppelganger registrato dai video TikTok è piuttosto scarso, fa parte del gioco), a meno che a presentarsi al concorso non sia Timothée Chalamet in carne ed ossa, com'è successo a New York rendendo l'evento virale per giorni (poi è anche arrivata la polizia, hanno sgomberato la piazza e alcuni Timothée sono stati arrestati).

L'attore ha interpretato se stesso, fatto impazzire i fan e sbaragliato la concorrenza. Gli è andata bene, meglio che a Charlie Chaplin che, secondo un vecchio ritaglio di giornale del 1918, sarebbe riuscito a perdere a un concorso di sosia di se stesso. C'era un Charlie Chaplin più Charlie Chaplin di lui.

Naturalmente c'è già chi si domanda il motivo dietro questo trend che, però, a dirla tutta esiste da quando esistono le celebrity (e anche Adele nel 2018 si è presentata a un ritrovo di suoi sosia per poi mettersi a cantare svelando la sua identità). Il Guardian propone semi-ironicamente quattro teorie, tra cui quella per cui «Il mondo sta bruciando, quindi perché non indossare una tuta da ginnastica di merda e dire a tutti che sei Paul Mescal?». Già, perché no. Gli organizzatori parlano di «attività sane e divertenti» e in effetti il mood è quello dei campi estivi e delle serate nei villaggi vacanze. Poi possiamo tirare in ballo anche i 15 minuti di notorietà, la speranza di veder comparire il proprio idolo e la fandom culture che governerà il mondo. C'è anche il fatto che la bellezza maschile ultimamente sembra farci credere che sia di moda l'imperfezione: un naso da rodent man e un po' di lineamenti sghembi (ma affascinanti) e il gioco è fatto. Si lavora già al prossimo candidato: Jeremy Allen White.