In America ci si prepara a un'altra ondata di MeToo, questa volta pronta a travolgere l'intero sistema musicale. L'arresto del produttore e rapper Sean "Diddy" Combs di lunedì 16 settembre ha scatenato le reazioni immediate di tutti coloro che, negli anni, si sono ritrovati a collaborare con lui o a frequentarlo: le accuse mosse al discografico sono molto pesanti e frutto di cause civili intentate da persone che sostengono di essere state sue vittime in episodi risalenti anche ai primi anni Novanta. Accuse che vanno dall'associazione a delinquere allo sfruttamento sessuale tramite frode o coercizione fino alla tratta di esseri umani per lo sfruttamento della prostituzione.

Combs è dunque attualmente in carcere in attesa di processo (per lui si profila una pena minima di 15 anni fino all'ergastolo se fosse ritenuto colpevole di ogni capo di imputazione) ma le fondamenta della musica americana stanno già tremando sotto l'impatto della notizia: questo perché Diddy (o Puff Daddy, come si è fatto chiamare a lungo) ha collaborato negli anni con decine di artisti di rilevanza internazionale, da Usher a Jay-Z, che oggi stanno provando a distanziarsi in tutti i modi dal mogul, fermi nella posizione di non lasciarsi coinvolgere in questo vortice di accuse terribili. Tra di loro c'è anche Justin Bieber, che più di una volta ha descritto Diddy come il suo mentore musicale: nel 2023, giusto per citare il loro punto di contatto più recente, ha partecipato al nuovo disco del produttore, The Love Album: Off the Grid insieme a svariati altri colleghi come Mary J Blige e The Weeknd.

Bieber, che è appena diventato genitore del piccolo Jack Blues insieme alla moglie Hailey, ha fatto sapere tramite portavoce di essere sconvolto dalla news: vuole concentrarsi solo sulla sua musica e sulla paternità e si dice totalmente estraneo alle vicende in cui Diddy è coinvolto. Il problema è che le accuse rivolte al produttore non riportano solo a singoli, seppur terribili, casi di violenza, ma a un vero e proprio sistema in essere da decenni - simile a quello perpetrato da Jeffrey Epstein - a lungo rimasto sommerso per via della sua posizione. L'opinione più diffusa è che sia impensabile che le persone vicine a Combs (o vicine a lui in passato, come Jennifer Lopez che ha avuto con lui una lunga relazione negli anni Novanta) non sapessero nulla delle sue presunte attività illecite: Bieber, che gravita intorno al discografico da quando aveva 15 anni, è tra questi. L'accusa velata è che Justin possa in qualche modo essere stato coinvolto in questo traffico di esseri umani a scopi sessuali, anche da vittima: c'è un video che circola da tempo, risalente al 2009, in cui si vede Diddy promettere a Bieber una Lamborghini per i suoi 16 anni, oltre che una serata con alcune ragazze, etichettata come il «sogno di ogni quindicenne». Alla luce delle accuse che hanno contro Diddy, quel video assume oggi un nuovo significato. Da cui Justin vuole assolutamente tenersi alla larga affermando di essere estraneo ai fatti che hanno portato il suo mentore in carcere. In America, intanto, si è già decretata la fine del produttore ancor prima del processo: i riflettori, in attesa dello tsunami che sembra pronto ad abbattersi su decine di colossi della musica internazionale, sono puntati sugli amici di Combs o su chiunque sia stato suo alleato negli ultimi 30 anni.