Questa è l'estate di "Sesso e Samba", il singolo di Tony Effe e Gaia che, ormai da settimane, imperversa in radio e sulle piattaforme. Ma se intorno al successo di questo tormentone circolano ormai pochi dubbi, ben più misteriosa è la vita privata del trapper. Che, nel pieno di questa caldissima estate 2024, è finito nell'occhio del ciclone del gossip in più di un'occasione, il suo nome associato a quello di influencer illustrissime e attualmente single ovvero Giulia De Lellis e Chiara Ferragni. Che però, e questo lo ha raccontato lo stesso Tony Effe in un'intervista col Corriere della Sera rilasciata a Giovanna Cavalli, non sono suoi flirt ma solo «amiche».

E quindi altro che triangoli (quello tra lui, Fedez - suo amico - e Ferragni) o gesti di galanteria travisati per dichiarazioni d'amore (quando ha passato la sua giacca a De Lellis durante il party di matrimonio di Cecilia Rodriguez e Ignazio Moser). Oggi il trapper è single e niente affatto innamorato delle ragazze con le quali, secondo la stampa nostrana, avrebbe una storia. Anche se ha ammesso: «Innamorato lo sono stato in passato. Arriverà, sto bene da solo, ora mi concentro sul lavoro».

Chiara Ferragni, dunque, è solo un'amica e «con Fedez non si è rotto nessun rapporto». Poi si è definito un «principe con le donne», rettificando quella sua reputazione da cattivo ragazzo che oggi sembra precederlo. «Magari passavo per violento, ma non lo sono. Ho fatto qualche rissa tempo fa, ma adesso ho 33 anni e capisco finalmente come funziona la vita. Ci sono arrivato tardi, però l’importante è crescere e migliorarsi. Non ho mai disprezzato le donne, mai». Oggi, ha aggiunto, è in un periodo tranquillo in cui va in palestra, mangia bene e si allena, «sennò è un casino». Del periodo dell'adolescenza ha raccontato gli eccessi di una vita spesso giocata sul filo della ribellione: «Sono stato bocciato due volte allo scientifico per la condotta, anche se ero super bravo. Però non avevo voglia di studiare». Le risse, ha svelato, sono iniziate in quel periodo: «Da ragazzino mi succedevano cose brutte, come le risse. Mi chiedevo: perché sempre a me? Avevo un approccio alla vita negativo, ero arrabbiato». E sulla GenZ, oggi il suo pubblico più affezionato, ha concluso: «I ragazzi stanno sempre meno in piazza, a giocare a pallone. Io passavo a citofonare a un mio amico, se non c’era andavo da un altro. Un contatto più diretto. Oggi contano solo i numeri che fai, i follower. Forse è anche colpa nostra, non so dove andremo a finire».