Il giorno dopo le scuse pubbliche di Chiara Ferragni per il caso Balocco e la maxi-multa ricevuta dall'Antitrust per pratica commerciale scorretta è quello delle analisi. Ferragni ha pubblicato sul suo profilo Instagram un video di auto-denuncia («Ho commesso un errore di comunicazione», ha detto tra le altre cose, «il mio errore in buona fede è stato legare con la comunicazione una attività commerciale a una di solidarietà») in cui ha confermato lo sbaglio e annunciato che devolverà 1 milione di euro all'Ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino, destinazione originale dei fondi della campagna "Pandoro Pink" firmato Balocco e Ferragni del Natale 2022. Provando a guardare il bicchiere mezzo pieno, il risultato finale - la donazione all'ospedale - è trionfale. L'imprenditrice ha aggiunto che, nel caso in cui la multa di oltre 1 milione di euro dell'Antitrust dovesse essere rivista, anche la differenza sarà donata alla struttura torinese.

L'epilogo di questa storia, però, sembra interessare poco sia ai followers di Ferragni, sia agli analisti, ai giornalisti, agli opinionisti che in queste ore hanno commentato il suo video. La cosa più importante sembra il "come": in che modo, cioè, Chiara Ferragni si è presentata al mondo per ammettere un clamoroso errore che costerà non poco, in termini di reputazione e ritorni economici, alla sua immagine pubblica.

Il look dimesso

Mentre i meme "Pensati multata" si sprecano (citazione alla celebre stola indossata a Sanremo "Pensati Libera"), il focus delle analisi si sta concentrando sul modo in cui il video è stato costruito per creare empatia, per non sembrare forzato o mero frutto dell'opportunismo. Poco trucco e pigiama, sguardo in camera e occhi lucidi, Ferragni ha scelto un look court core, ovvero uno stile che, indipendentemente dai capi scelti, è accuratamente studiato per sembrare non eccessivo, né sopra le righe. Tornano alla mente gli abiti scelti in tribunale da Gwyneth Paltrow durante la celebre causa intentata a suo danno per un incidente sugli sci, oppure quelli sfoggiati da Amber Heard nelle udienze per il processo contro Johnny Depp. Più recentemente, basti pensare alla camicia bianca di Ilary Blasi (nel docufilm Unica) e Belen Rodriguez (nel salotto di Mara Venier), simbolo supremo di candore e serietà, per capire quanto un abito possa veicolare messaggi o trasferire significati, oltre gli aspetti più stilistici del capo.

Il ritardo nelle scuse

A Ferragni si addebita anche un ritardo nelle scuse, anticipate, alla ricezione della multa, da due storie molto frettolose e piccate in cui l'imprenditrice diceva di voler impugnare la sanzione perché esagerata. Nel frattempo hanno parlato tutti: i soliti giornalisti, opinionisti e analisti di cui sopra, la premier Giorgia Meloni, il marito di Chiara, Fedez. Il motivo, per chi mastica un po' di comunicazione e di fail aziendali come quello che ha coinvolto l'azienda dolciaria piemontese e Ferragni, sta nel fatto che dietro quel video ci sono calcoli accurati, revisioni, legali e tutta un'impalcatura che non si mette in piedi in poche ore appena. Insomma, se c'è stato opportunismo in Chiara e nel suo team è senz'altro da ritrovare in questa ricerca della parola perfetta, del tono di voce e dell'atmosfera generale del video che, per forza di cose, non sarebbe mai potuta essere frutto di una casualità.

Ma Ferragni è sincera o no?

Sotto il video di Chiara i commenti si dividono in due: c'è chi la loda per aver ammesso l'errore («solo chi non fa non sbaglia», è il tono generale di questi messaggi), chi si sorprende della generale ipocrisia intorno al caso e della cattiveria che si è riversata su Ferragni nonostante la presa di coscienza, chi invece non crede a una parola di quanto sentito e colpevolizza Chiara per il ritardo, per le lacrime e l'emozione ritenute finte e forzate. Da quando è arrivata la multa, Ferragni ha perso appena 15 mila followers: briciole, se pensiamo al patrimonio di seguaci che ha collezionato su vari social. C'è chi ha notato, analizzando i flussi dei suoi account, che per la prima volta la crescita costante dei suoi profili si è arrestata, quindi non solo ha perso consensi ma non ne ha neanche acquisiti di nuovi. Dal punto di vista economico, Massimiliano Dona, presidente di Consumatori.it, ha spiegato in un video che il danno reputazionale per Ferragni potrebbe ammontare a circa 5 milioni di euro.

L'accusa generale a Chiara Ferragni è di cavalcare con superficialità e opportunismo temi sociali di grande importanza culturale a scopi personali. Chiunque abbia studiato le basi del marketing, però, sa che raramente le attività benefiche d'impresa nascono senza secondi fini. In questo caso la reputazione dell'imprenditore (e anche quella di Balocco) non ne ha giovato, anzi. L'unica nota positiva è quella citata in apertura: la donazione all'ospedale pediatrico di Torino, a questo punto, è l'unico lieto fine di questa storia.