Questa è la storia di un amore indimenticabile, folle e anticonformista. Una relazione che, ancora oggi, a distanza di quasi 50 anni, fa sospirare e sognare. L'amore tra Jane Birkin, scomparsa a 76 anni il 16 luglio, e Serge Gainsbourg, padre della sua seconda figlia Charlotte, anche lei regista, attrice e cantante come sua madre, è iniziato durante un provino, quello per il film Slogan, alla fine degli anni Sessanta. Lei ha 20 anni, lui 40. Jane è un astro nascente della moda e del costume britannico, Serge un cantante francese di successo dalla vita sregolata, diviso equamente tra vizi e donne bellissime come Brigitte Bardot. «Lui è stato il mio '68», avrebbe detto di lui Jane molti anni dopo. E il loro amore, durato oltre un decennio e poi proseguito grazie a una prolifica collaborazione musicale anche nel periodo successivo alla rottura, è stato davvero una rivoluzione.
Ai provini di quel film che avrebbe unito i loro cammini per sempre, i due non si piacciono per niente: rozzo, volgare e vittima di una passione troppo invadente per l'alcol lui, abbattuta dal suo primo divorzio (quello dal compositore John Barry che aveva sposato a 17 a da cui aveva avuto la prima figlia Katy) lei. «La sera del nostro primo appuntamento finimmo all'Hilton insieme, ma non successe nulla perché lui era ubriaco», racconterà lei rimembrando, anni più tardi, gli inizi turbolenti del loro amore.
Tutto il resto, nonostante l'avvio rocambolesco, è storia. Si innamorano pazzamente, insieme cominciano un sodalizio artistico che confluirà nelle note seducenti di "Je t'aime... moi non plus". Un brano scandaloso, che Gainsbourg aveva scritto per l'ex fiamma Bardot e che, nella versione con Birkin, raccoglieva, tra le note, sospiri e gemiti di Jane: accusati di aver simulato (o addirittura registrato) un rapporto sessuale, il brano diventa vittima di censura, nonostante il successo planetario e il suo fascino perturbante rimasto intatto ancora oggi. Ma anche questo, eccessi e sregolatezza, sono Serge e Jane. Il loro amore, cristallizzato in foto dal grande impatto mediatico, è fortissimo. E, così come enorme è la passione tra loro e sinergica la loro intesa in sala di registrazione e sul set, potentissime sono le loro differenze, le loro contraddizioni. Si amano e litigano con la stessa forza, in pubblico soprattutto. Al settimanale Gente, Jane racconterà di un tuffo nella Senna per farsi perdonare di aver lanciato una torta in faccia a Serge dopo una furente litigata in un ristorante. «Sapevo di doverlo riconquistare con un grande gesto», dirà di quella notte.
C'è l'equivoco, quando si parla di Jane e Serge, che lui sia stato il suo mentore, il creatore di un mito. E che lei sia stata la sua musa, accessorio alla mercé dell'artista navigato pronta a farsi plasmare. Ma questo toglierebbe carisma a Jane Birkin, che ne aveva da vendere, e ridurrebbe la figura di Serge Gainbourg a quella di mero patriarca. I due, così raccontano le biografie, sono due facce della stessa medaglia: quando arriva a Parigi per amore dopo aver lasciato Londra, lei ha già uno stile riconoscibile, che arricchisce e completa grazie ai meravigliosi regali di lui, quegli abiti delle grandi griffes francesi e gli accessori che contribuiranno a renderla un'icona della moda; lui è un personaggio divisivo e trasgressivo, affascinante a modo suo, che, nonostante le relazioni con donne provocanti, cerca minimalismo e fascino discreto, quasi androgino, dalle sue relazioni. Trova tutto, e anche di più, in Jane Birkin. Si lasceranno nel 1980, dopo dodici anni di amore pazzo e glamour. A 30 anni, Birkin sogna di fermarsi, di celebrare il suo successo in modo quieto e non eccessivo. Per lui, invece, sono gli anni della dipendenza e della lucida follia. Non si incontrano più a metà strada, i loro percorsi di vita li dividono.
Nonostante l'addio, forti di un'intesa musicale e artistica che li terrà legati come e più della figlia in comune, i due, negli anni, resteranno amici e complici. Alla morte di Serge Gainsbourg nel 1991, Jane è rimasta accanto alla sua salma per giorni, memore di un affetto mai sopito.














