Dopo i fasti del Coachella e del concerto all’Arena di Verona che ha dato via al Loud Kids Tour, Damiano dei Maneskin ha smesso i panni della rockstar per calarsi in quelli del fidanzato perfetto.

Il cantante di “Coraline” ha voluto dare il suo supporto alla compagna durante la conferenza stampa tenutasi presso la Camera dei Deputati in occasione della presentazione della proposta di legge per il riconoscimento di vulvodinia e neuropatia del pudendo nei Livelli essenziali di assistenza del Sistema Sanitario Nazionale alla quale ha preso parte anche la fidanzata di Damiano David Giorgia Soleri (membro del comitato vulvodinia e neuropatia del pudendo).

«Non sono qui solo per Giorgia, ma per tutte le persone che fanno parte del comitato e che soffrono. Adesso, si può solo sperare per il meglio, spero che l'attenzione sia sulle cose giuste», ha affermato davanti ai giornalisti David che, con la sua presenza, ha attirato ancora di più l’attenzione dei media portandoli a parlare di una patologia tanto diffusa quanto silenziosa come la vulvodinia (una malattia questa di cui soffre anche la fidanzata di Damiano).

«Sono qui in veste di alleato, cerco semplicemente di dare il mio sostegno, il più possibile, ma il vero lavoro che stanno facendo tutte queste ragazze è incredibile», ha proseguito il leader dei Maneskin, sempre più fiero di avere al proprio fianco una donna battagliera e determinata come Giogia Soleri. «Sono estremamente orgoglioso dell'opportunità di far parte di questo bellissimo progetto e sono molto felice che si sia arrivati ai luoghi più importanti», ha continuato il compagno di band di Victoria De Angelis, Ethan Torchio e Thomas Raggi.

«Penso che nelle famiglie, con gli amici, dove c’è amore ci sia sostegno, quindi non penso di dare nessun esempio incredibile. Io sono sempre stato sostenuto dalle persone che mi amavano e faccio e continuerò a fare lo stesso con le persone che amo. Mi sembra una cosa molto naturale e spero possa essere di esempio ma speravo non servisse questo tipo di esempio», ha poi concluso Damiano.

«La prima volta che ho parlato in terapia del mio dolore è stato solo quando ho avuto finalmente una diagnosi», ha affermato nel corso della conferenza stampa Giorgia, ormai diventata simbolo della lotta alla vulvodinia. «Non avere una diagnosi non permette di dare un nome al proprio dolore. Ho iniziato a soffrire a 16 anni, la diagnosi è arrivata quando ne avevo 24. Ho passato otto anni della mia vita sentendomi dire che ero ipocondriaca, che tutto era nella mia testa. Mi ci sono voluti otto anni per avere un nome per quel dolore», ha proseguito Giorgia Soleri prima di concludere con un sentito «Quello che oggi mi auguro è che le prossime Giorgia adolescenti non debbano aspettare così tanto senza una terapia».

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