Sono lontani i tempi in cui Meghan Markle veniva definita «la salvezza della famiglia reale britannica», la brezza di leggerezza e novità che avrebbe salvato un'istituzione antiquata e anacronistica. Oggi persino chi la riteneva una persona in gamba la appella come «narcisista». In un articolo comparso su Politico alla fine del 2022, la duchessa del Sussex veniva affiancata a personaggi come Donald Trump ed Elon Musk: l'autrice Joanna Weiss, che si occupa di attualità e femminismo, paragonava Meghan a personalità pubbliche di tipo narcisistico, parlando di come il mondo si fosse stufato di idolatrare «gente che si ama troppo». Insomma, così come le stramberie di Musk e gli eccessi ai limiti della legalità di Trump non sono più ritenute azioni tollerabili, così il personaggio di Meghan è crollato sotto il suo stesso peso, vittima di arroganza e pigrizia.

Il supporto delle attiviste e femministe capeggiate da Gloria Steinem, che è stata vista spesso insieme a Meghan Markle e ne ha parlato pubblicamente sempre in modo eccelso, sembra aver perso impeto. Il problema principale, pare, rimane la mancata autorevolezza di Meghan negli ambiti in cui si è proposta come esperta - la produzione e la scrittura di podcast e serie tv, ad esempio - ma soprattutto la sua sicurezza nel professarsi all'oscuro di meccanismi e dinamiche insite nella famiglia del marito, di cui ha sempre detto di non sapere nulla fino al matrimonio del 2018.

Ci è andata giù pesante anche la giornalista Maureen Dowd, che sul New York Times ha analizzato la figura pubblica di Meghan decretandone il fallimento su ogni fronte. «Invece di rinunciare ad avere un’influenza reale per essere un influencer di Instagram», ha scritto Dowd, «avrebbe dovuto ispirarsi agli Obama, che hanno davvero generato cambiamento». Dopo la rottura con Spotify - che ha scelto di sciogliere in anticipo il contratto da 10 milioni di dollari perché Harry e Meghan non hanno prodotto altro che Archetypes nel corso di due anni di collaborazione - in essere rimane l'accordo con Netflix, per cui la coppia ha prodotto al momento solo la docu-serie sulla loro vita.

L'idea degli attivisti un tempo amici di Meghan Markle - dalla sua aveva anche la comunità afroamericana, date le origini bi-razziali della duchessa di Sussex - così come dei giornalisti che hanno supportato la coppia sin dagli albori della loro relazione, rimane abbastanza conforme: Harry e Meghan hanno esagerato nel volersi vendere come esperti di qualcosa, senza avere un'identità definita al di fuori del contesto reale. I tormenti, le questioni irrisolte e l'evidente insoddisfazione del principe Harry, uniti alla totale mancanza di preparazione di Meghan hanno reso chiaro al mondo che esporsi pubblicamente dichiarandosi pronti a cambiare il mondo ha senso solo se si hanno strumenti e competenze per dare una spinta e partecipare al cambiamento. Ci aveva visto lungo la regina Elisabetta che, nel 2020, alla richiesta del nipote di sganciarsi dalla famiglia reale, gli aveva dato un anno di prova, con la possibilità di rivedere la decisione di allontanarsi dagli affari dei Windsor se le cose non fossero andate bene a livello lavorativo. Ma gli accordi presi con Netflix e Spotify proprio in quell'anno campale avevano fatto credere a Harry e Meghan di potercela fare da soli, monetizzando sul potenziale dei loro nomi. Il progetto, al momento, sembra essere naufragato. E il peggio, per i Sussex, è che lo hanno capito tutti.