E così, Johnny Depp ha vinto. Lo sapevamo già, perché il verdetto della giuria, che ha confermato l'intento diffamatorio di Amber Heard nei confronti dell'ex marito quantificando il danno d'immagine in 15 milioni di dollari (sui 50 richiesti dall'accusa), è stato ampiamente anticipato dalla massiva campagna mediatica a sostegno dell'attore. C'è chi ha definito lo spettacolo andato in scena nel tribunale di Fairfax, Virginia, la versione social del processo OJ Simpson, in riferimento a un altro caso, questa volta degli anni Novanta, massicciamente sostenuto, commentato e analizzato dall'opinione pubblica; chi, come gli opinionisti del The Guardian, ha chiamato lo scontro Depp-Heard "orgia pubblica della misoginia"; è stato anche etichettato come "morte del MeToo".
Il termine che più ricorre per descrivere quanto avvenuto in aula in quasi un mese di processo, tra deposizioni, testimonianze, perizie psicologiche e memorie di un matrimonio malato, è disturbante. E non ce la sentiamo di dire il contrario. La vera giuria, quella che ha eletto sin dalle prime battute i vinti (Heard) e vincitori (Depp), non era in quel tribunale in Virginia, ma sui social, in particolare su TikTok. E nell'accozzaglia di video, meme, parodie (come quella del Saturday Night Live), c'è solo una grande verità: in questo processo non ha vinto nessuno se non il cattivo gusto.
Il tribunale di TikTok
Nel tribunale di TikTok, dicevamo, ha decisamente trionfato Johnny Depp. Hanno vinto i suoi sorrisi sornioni, il gusto dell'insinuazione pruriginosa mai confermata ma neanche smentita per creare hype (basta pensare al gossip sulla sua presunta liason con l'avvocata Camille Vasquez), l'arroganza del non presentarsi alla seduta finale del processo in cui è stato pronunciato il verdetto: era in UK, su un palco, con l'amico Jeff Beck. Come ha scritto Moira Donegan, sostenitrice della Heard, sul Guardian, «Da quando è uscito l'editoriale di Amber sul Washington Post, la sua vita è stata consumata dalla rabbia e dalle ritorsioni di Depp e dei suoi fan»: non si può dire molto su questa affermazione, anche se non si parteggia per l'attrice di Aquaman, perché, alla luce di come si è evoluto questo processo e di chi abbia torto o ragione, è assolutamente vera. Lo zoccolo duro dei fan di Depp ha impostato una linea di accusa che ha viaggiato parallelamente a quella degli avvocati in tribunale, e ha vinto anche sui social.
La sconfitta del buonsenso
Dopo questo processo rimangono soprattutto domande. La prima riguarda la questione degli abusi e delle violenze, completamente passate in secondo piano: è vero, non erano il cuore della causa civile che puntava a definire se Heard avesse diffamato Depp, ma sono solo giri di parole che puntano allo stesso concetto. Il modo in cui Amber Heard è stata derisa sul web e in aula per le sue espressioni sofferenti durante le deposizioni, vere o finte che fossero - a questo punto che importa? - è terribile da qualunque lato si guardi. Così come inquietante è il resoconto degli anni violenti del matrimonio svelato dallo stesso Johnny Depp.
Non possiamo fare a meno di chiederci: se fosse stata Amber Heard la più potente, ricca, famosa e amata della coppia, avrebbe avuto una possibilità di vincere la causa? Il tarlo di una vittoria fondata sulla popolarità di Depp e non sulla verità rimarrà sempre. E i dubbi sulle colpe e sui misfatti di due persone instabili che hanno unito i loro malesseri creando un buco nero di violenza che è poi diventato lo spettacolo televisivo più visto, e cupo, dell'ultimo decennio, continueranno a tormentarci.













