Dopo essere diventata famosa nei panni della giornalista de Il Diario Di Bridget Jones, dove veniva contesa da Marc Darcy e Daniel Cleaver (interpretati rispettivamente da Colin Firth e Hugh Grant), Renée Zellweger è stata protagonista di grandi dimagrimenti e aumenti di peso (per esigenze di copione) mettendo a dura prova il suo fisico naturalmente minuto. Se per calarsi nei panni di Bridget Jones nell'ultimo film della saga l’attrice oggi 52enne è stata costretta a ingrassare di ben 15 kg, una volta conclusesi le riprese Renée ha iniziato una rigida dieta che le ha fatto perdere ben 3 taglie dandole la possibilità di ottenere la parte di Judy Garland nel film Judy, grazie al quale ha conquistato un Oscar come Migliore Attrice.
Nonostante sia ormai abituata a vedere il proprio corpo in continuo mutamento e in perenne trasformazione secondo le esigenze lavorative del momento, in occasione della sua nuova avventura televisiva sul set di The Thing About Pam (serie crime dove Renée interpreta il ruolo di Pam Hupp, un'assassina che sta scontando l'ergastolo per l'omicidio di Betsy Faria, avvenuto nel 2016) la Zellweger ha deciso di mettere da parte le diete ipercaloriche indossando la cosiddetta “fat suit” (o “tuta do grasso”), ovvero una sorta di protesi color carne che, una volta indossata, è in grado di simulare un corpo molto più abbondante rispetto a quello che si ha nella realtà. Una scelta quella di affidarsi alla “fat suit” che sta generando un certo malcontento intorno all’attrice di Ritorno A Cold Mountain, accusata non solo di fat shaming e body shaming, ma anche di promuovere la grassofobia, una repulsione che alcuni provano nel vedere corpi morbidi e formosi.
Tra le prime a scendere in campo contro Renée c’è la modella curvy Jess Megan, la quale ha commentato negativamente la scelta dei produttori di The Thing About Pam di assoldare nel cast della serie una donna magra come la Zellweger per interpretare una donna sovrappeso, percependo il loro gesto come «Un ennesimo messaggio cupo nei confronti delle attrici di talento plus size» che, nonostante dalla loro abbiano l'esperienza concreta di sapere cosa significhi avere un corpo formoso «non riescono a interpretare il ruolo di una donna formosa meglio un'attrice magra». Accuse queste che hanno aperto il dibattito portando sotto i riflettori il tema dell’integrazione (e della relativa accettazione) dei corpi curvy in quel di Hollywood dove, le tante parole contro il body shaming e la discriminazione, non trovano un riscontro con la realtà poiché al cinema, così come in tv, i ruoli che prevedono la presenza di donne formose vengono affidati ad attrici magre, i cui connotati vengono stravolti a dovere grazie all’utilizzo di protesi in silicone, gomma piuma, imbottiture e così via.
Basti pensare a Gwyneth Paltrow in Amore A Prima Svista, a Sarah Paulson in American Crime Story: Impeachment o a Courteney Cox nei panni di “Fat Monica” in Friends, con le tre attrici originariamente "slim" ricorse a delle speciali tute che le facessero sembrare molto più in carne del normale, portando in scena una versione grottesca della donna plus size, la cui immagine distorta favorisce il fenomeno della grassofobia, incentivando il pensiero del tutto errato che “magro è bello”, mentre grasso no. Dopo anni di battaglie a favore del love yourself e della body positivity, il problema sembra essere ancora al punto di partenza, per lo meno per quanto riguarda il mondo dello spettacolo dove gli attori normopeso indossano delle imbottiture per interpretare i ruoli di personaggi plus size, non lasciando spazio a tutti coloro che quelle forme le hanno realmente, rafforzando ancora di più l'idea che per avere successo ed essere amati si debba essere magri.
A discolpa della Zellweger bisogna anche dire che l'attrice non ha alcuna colpa per avere ottenuto la parte in The Thing About Pam e, soprattutto, per dover detto «no» all'ennesimo regime alimentare sregolato e nocivo che l’avrebbe portata ad accumulare 30 chili nel giro di poche settimane. Una richiesta un po’ troppo eccessiva questa, anche per una professionista come Renée, la quale in passato ha raccontato che le continue fluttuazioni di peso l’hanno portata ad essere vittima di forti attacchi di panico. Certo la battaglia contro la grassofobia è giusta, così come la richiesta che le donne già formose abbiano la possibilità di interpretare i ruoli a loro più congeniali sul grande o piccolo schermo. Detto questo però bisogna anche scegliere bene le proprie battaglie e, soprattutto, comprendere con chiarezza contro chi bisogna combatterle, poiché inveire contro Renée Zellweger non servirà a nulla se non a farla sentire per l’ennesima volta sbagliata e con delle forme inadeguate. Poiché sì, anche le persone con la taglia 40 possono avere un’immagine distorta del proprio corpo, esattamente come chi quella circonferenza minuta la sogna da una vita.
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