C’è un tempo che non si misura in ore, ma in silenzi. Un tempo che scava, confonde, ricompone. Ed è da qui che riparte Alex Wyse: da mesi vissuti come anni e da notti insonni in cui perdersi per provare a ritrovarsi davvero. Fino a un pianoforte che diventa confidente, terapeuta e insieme evasione.

E mentre il mondo corre chiedendo sempre risposte immediate e versioni aggiornate di noi stessi, Alex Wyse rallenta. Restare con sé. Si ascolta. Uno spazio fragile, intimo, a tratti faticoso e doloroso. Attraversa una storia d’amore, e una volta finita si trova svuotato. Solo e con pensieri rumorosi, continui. Poi, dopo alcuni mesi di lontananza, il 9 aprile torna. Sui social e tra le playlist. Basta cliccare su Play per vibrare tra le parole di Arrivederci più, la canzone con cui annuncia il suo ritorno, anticipando un album in arrivo il 15 maggio. La musica diventa confessione, e Alex si abbandona a un racconto, il più intimo e vero, dal punto di vista sentimentale che abbia fatto fino ad ora.

Quando lo incontriamo racconta di essersi perso, e di aver, mano mano, messo in ordine il caos. I pensieri sono ancora sparsi, ed è da qui che partiamo: dalle note suo telefono. Frammenti notturni, appunti di sé, lasciati sedimentare. «L'ultima nota è di qualche giorno fa, erano le 00.42».

Cos’hai scritto?

«"Sono introverso perché mi piace trovare la mia pace e libertà, però divento estroverso quando le persone che ho davanti mi mostrano pace e libertà”. Sono pensieri sparsi, pensavo a come mi mostro agli altri: trovo il mio lato più estroverso quando le persone che ho intorno mi mostrano quello che cerco anche io».

Dedichi molto tempo alla ricerca di chi sei?

«Nel tempo perso, moltissimo. Credo che per stare bene con gli altri devi sapere chi sei, cosa ti piace, come parlarne. Se tu non l’hai capito bene, è difficile trovare equilibrio con gli altri. Servono i periodi in solitudine, le notti insonni, ad esempio. A me sono servite molto. Ho pensato, riflettuto tanto, ora ho anche più cose da dire».

È un lavoro solo tuo personale?

«Sì, è il mio pianoforte a raccogliere i miei "peccati”, i miei problemi. Tante volte amo dire le cose senza che ci sia risposta. Mi metto a suonare, sento il piano, trovo gli accordi a orecchio. Vado a sensazioni ed è la mia valvola di sfogo».

Nel tuo nuovo brano, Arrivederci più, ti racconti con libertà dopo un periodo di silenzio. E tornando con la tua musica, hai dedicato una lettera ai fan, come mai questa scelta?

«Le persone che mi seguono sono una parte importante del mio lavoro. Sono persone che ascoltano la musica, che mi hanno insegnato molte cose, come il concetto di non sentirsi soli anche se non si è soli. Vedere che tante emozioni che provo, le provano altre persone a modo loro, è intenso. Tante volte ci dimentichiamo che siamo tutti esseri umani. Inoltre, in questi mesi di assenza mi sentivo in difetto, dovevo a loro delle risposte».

Che cos’è successo in questi mesi?

«Mi sono focalizzato tantissimo sulla persona con cui stavo, e non su di me. Ho accantonato le mie cose, mi sono sentito limitato in molte altre e poi, alla fine, ho iniziato ad accorgermi che non sapevo più dove appoggiarmi. Avevo uno scompiglio mentale e mi sono sentito perso. Ad oggi non mi sono del tutto ritrovato, ma con questa storia ho capito che quando proviamo qualcosa di forte, possiamo dimenticarci anche del resto. Non è stata una storia lunghissima, ma per tutto quello che è accaduto è come se fosse durata tanto».

Hai scoperto qualcosa di nuovo di te?

«Per amore posso accantonare perfino me stesso e questo è sbagliato. Ho capito quanto sia importante la libertà, la leggerezza e avere i propri spazi pur vivendo intensamente un amore».

Oggi cos’è per te l’amore?

«Qualcosa che deve aggiungere, non togliere. Voglio trovare la pace nell’amore».

L’album che uscirà il 15 maggio - non sappiamo ancora il titolo - sarà molto intimo e personale?

«Arrivederci più è la canzone più intima, il brano che spiega quello che ho vissuto. È stato importante scriverlo perché mi ha fatto rendere conto di ciò che ho vissuto. All’interno del disco ci saranno lavori più energici, leggeri, brani che custodiscono tematiche importanti ma con un sound più ritmato. Ho cercato un po’ di leggerezza».

Qual è il momento che ricordi come uno dei più belli della tua vita?

«Non saprei dirne uno preciso, ma l’estate per me è sinonimo di bellezza. C’è il tour, ci sono i live, si canta molto, si incontrano molte persone, c’è poco tempo per pensare».

Una persona che ti supporta sempre sui social è Giulia Stabile, lei è una persona che porta un po’ di serenità nella tua vita?

«Io e Giulia siamo molto amici. La cosa che mi piace di lei è che mostra sempre quel lato più fanciullesco di cui tutti abbiamo bisogno. Ora è bellissimo vederla in tour con Rosalia, è sempre stato il suo sogno».

E il tuo lato più infantile come sta?

«Bene. La cosa stupenda di Giulia è che quel lato giocoso non lo allontana mai da sé. Io, invece, alcune volte ne prendo le distanze, ma poi capisco che voglio tornare lì, a quella sensazione. Peter Pan era il mio cartone preferito, non ho mai voluto crescere».

E ora?

«Non vivo bene gli anni che passano. Vorrei avere 20 anni sempre. Non vorrei mai perdere quello spirito più giocoso perché in giro vedo adulti troppo adulti. Le persone serie nascondono per forza qualcosa».

Quanta voglia hai di tornare live?

«Tantissima. Non vedo l’ora. E anche di viaggiare. Vorrei partire per l’Asia, scoprire il Giappone, la Corea, sono molto attratto da quella parte di mondo. Seguo anche diverse serie prodotte lì».

Come ti immagini tra un anno?

«Spero un attimo più sereno, con nuova musica ancora, in tour. Voglio fare tanto. Scoprire posti nuovi e tornare in posti in cui sono già stato, ma con occhi nuovi».