Natalie Portman ha aperto il vaso di Pandora, ma prima facciamo un passo indietro, esattamente a settembre quando l'hashtag #cancelnetflix ha scalato i trend topic di twitter facendoci tremare solo all'idea di un lockdown bis senza The Crown. A finire nel mirino (e a far perdere 9 miliardi in borsa in un solo giorno alla piattaforma streaming) la locandina del film Cuties in cui la protagonista undicenne del film francese di Maimouna Doucouré, appariva in tutina scintillante e attillata e lipgloss sulle labbra, definita “offensiva” e ancora peggio tacciata di veicolare messaggi di sessualizzazione di minori "sfruttando i bambini e creando un’atmosfera inquietante". Netflix ha cambiato il poster (onestamente dal messaggio fuorviante che non solo declassava la pellicola ma ne stravolgeva il significato) invitando ad andare oltre e a vedere il film, "un racconto sociale contro la sessualizzazione dei bambini" e "sulla pressione che le giovani ragazze subiscono sui social media e dalla società man mano che crescono". Una digressione necessaria per sottolineare come oggi rispetto al passato ci sia una maggiore attenzione alla narrazione quando si tratta di minori (e anche qui va ringraziata la Gen Z sempre in prima fila quando si tratta di battaglie social) ancor di più se inserite in uno story telling iper-sessualizzato come nel caso di Cuties del mondo della danza. Natalie Portman, che a 13 anni si è trovata a vestire i panni di una Lolita sul grande schermo torna sul tema, dichiarando di essersi sentita "sessualizzata" da bambina e una riflessione è d'obbligo.
Natalie Portman racconta di essersi sentita "sessualizzata" nei panni di Lolita
Aveva 13 anni quando è stata scelta da Luc Besson per recitare al fianco di Jean Reno in Léon. Solo due anni più tardi, nel 1996, in Beautiful Girls ha interpretato Marty, una tredicenne che si relaziona con un uomo adulto (Timothy Hutton). Due ruoli che le hanno dato la popolarità e segnato lo start del monopoli della sua carriera incredibile ma che allo stesso tempo le hanno tolto molto altro. Due teenager dipinte seguendo il mito di Lolita tra innocenza e provocazione, che lontano dal set le sono rimaste appiccicate addosso, procurandole "paura e disagio" e condizionando il rapporto con il suo corpo e gli altri, come raccontato dalla stessa attrice nel podcast Armchair Expert di Dax Shepard. "Ero assolutamente consapevole del fatto che mi stessero ritraendo come una Lolita", ha detto, "il fatto di sentirmi sessualizzata da bambina ha condizionato il mio modo di vivere la mia sessualità, mi ha fatto paura e mi ha spinto a credere che l’unico modo in cui potevo sentirmi al sicuro fosse sembrare estremamente conservatrice e seriosa".
Natalie ha ammesso che il suo modo di fare algido e austero, leggenda metropolitana in quel di Hollywood, è stato per anni il suo scudo per evitare approcci inopportuni e sguardi imbarazzanti da parte di uomini più maturi. "Tantissime persone avevano l’impressione che io fossi super seria e conservatrice. Effettivamente mi sono resa conto di aver costruito questa immagine consapevolmente solo per sentirmi tranquilla e protetta", ha spiegato, "se qualcuno mi rispetta, pensavo, non mi vedrà come un oggetto". Una considerazione che si collega alla polemica dell'anno scorso, e alle dure parole con cui la Portman ha attaccato il cantante Moby per aver parlato di una loro presunta relazione nella sua biografia (per poi ritrattare e scusarsi pubblicamente). "Ero un adolescente, avevo appena compiuto 18 anni e non 20. Il mio ricordo è di un uomo molto vecchio e inquietante che mi importunava quando mi ero appena diplomata", il comunicato stampa tranchant rilasciato dall'attrice, "sembra una menzogna voluta e il fatto che stia usando questa storia per vendere il suo libro mi disturba visto che ci sono un sacco di errori e invenzioni. Avrei preferito che lui o il suo editore mi avessero almeno contattata per verificare i fatti".
Nel 1997 Natalie ha rifiutato il ruolo da protagonista per il film Lolita di Adrian Lyne e altre pellicole in cui le venivano richieste scene di sesso o anche solo un modo di fare provocante e malizioso. "Quando ero adolescente, non ho voluto girare nessuna scena di sesso in un film. Per questo sceglievo ruoli per niente sexy: temevo che gli altri continuassero a percepirmi in quel modo", ha continuato, spiegando come il suo desiderio, la voglia di esplorare, fisiologici in adolescenza, abbiano risentito di questa chiusura, "ma non puoi sentirti al sicuro quando vedi che diversi uomini adulti si approcciano a te con interesse e tu vuoi solo dire no, no, no!". Ha aperto il vaso di Pandora, finalmente.












