I bei tempi della scopamicizia sono finiti con il primo like sui social. Poi sono arrivati
i termini in inglese e le insidie che hanno minato quell’intesa cucciolona, fatta di sesso occasionale e batti il cinque. È così che si è trasformata in un mostro a tre teste. D’altronde, quali sono le cose peggiori del mondo? Le più paurose e terribili? Sono quelle che sembrano facili, innocue, coniglietti che passeggiano nel parco che poi si rivelano conigli mannari che ti mordono lacerandoti la carne. La scopamicizia si è evoluta in situationship. E la situationship è un coniglietto mannaro. Una quasi relazione breve ma intensa, spesso romanticamente ambigua e altalenante. Tre mesi è il tempo medio della situationship decretato dai maestri di TikTok. Ma se abbiamo a che fare con un professionista possono durare anche anni, decenni, secoli. Negli ultimi mesi sui social si parla molto del crepacuore che ti lascia la «threemonths situationship». Se la saggezza degli appuntamenti convenzionali suggerisce che ci vuole la metà del tempo in cui sei stato con qualcuno per superare la rottura, per superare la situationship, invece, pare ci vogliano circa otto volte la durata della stessa. Se dura tre mesi stai male 24. Due anni. Non un buon affare.

Ma come mai si sta così male dopo relazioni così brevi e insignificanti? I motivi sono vari. Uno dei due è coinvolto, l’altro no. Il livello di rinforzo positivo che ricevi quando la situationship è attiva è altissimo perché questo tipo di rapporto, così blando e senza regole, permette di vivere momenti spensierati e idilliaci. Appena sparisce, però, il tuo umore crolla e smani come una scimmia che desidera la dopamina perduta. C’è sesso appassionato, romanticismo e divertimento alcuni giorni; allontanamento, evitamento, instabilità e messaggi contrastanti in altri. Questa modalità pare si chiami rinforzo intermittente e dà assuefazione più del vaping alla maracuja. In tre mesi, inoltre, hai visto solo la parte bella di quella persona, soap opera pura, ma proprio mentre sei sulla prua del Titanic, la nave affonda. In tre mesi non hai capito niente di chi avevi davanti. Ma soprattutto non hai potuto creare brutti ricordi. Altro motivo per il quale puoi rimanere incastrato in questo limbo? C’è un naturale desiderio di sapere esattamente perché non ti ha scelto. Allo stesso tempo, c’è la convinzione che tu non abbia il diritto di chiedere queste cose ad alta voce perché quella persona non è mai stata ufficialmente insieme a te. Il vostro livello di intimità, nonostante conosca a memoria i tuoi nei, è nullo. La chiusura della situationship spesso è decisa dall’inizio da uno dei due. È stata scritta come un fantasy erotico di serie C.

Hai pianificato la rottura la prima volta che vi siete visti. Ci siamo frequentati per tre mesi, sì, ma ho deciso dal primo appuntamento di rompere con te, sotto la pioggia. Volevo farlo, mi mancava nella lista delle rotture una scena madre sotto al temporale. Tutti bagnati, senza ombrello, lacrime che si confondono con la pioggia.
È vero, è complicato trovare una persona nel 2024, quindi ci si aggrappa a una serie di situazioni dalle quali prendere quel che si può: da uno la simpatia, da uno le cene etniche, da uno il sesso, dall’altro le coccole. E a un certo punto ti rendi conto che stai uscendo con una specie di mostro a trenta teste, con un Leviatano. Niente a che vedere con lo scopamico, che era, prima di essere amante, appunto, amico. E se uno dei due s’innamorava la buona educazione imponeva un discorso, una pacca sulla spalla e, qualche volta, perfino un abbraccio.