È quasi un riflesso incondizionato, per noi giornalisti, quello che scatta all'arrivo di un red carpet: distribuiamo pagelle, stiliamo classifiche, dissezioniamo con cura quasi chirurgica gli ensemble che più ci colpiscono, andando a cercarne ogni sfumatura, anche ciò che sfugge (o non viene volutamente dichiarato) nelle note stampa ufficiali. Eppure, questa analisi minuziosa si concentra spesso sulle mise da mille e una notte di dive e it-girl. I look maschili restano, per lo più, ai margini del racconto: poco discussi, liquidati in fretta. Del resto, per anni si sono mossi entro un perimetro di relativa prevedibilità, con variazioni affidate a dettagli talmente sottili da perdersi nello scroll rapido a cui i social ci hanno ormai abituati. E quando qualcosa rompe davvero lo schema, allora sì che emerge, ma come eccezione, non come una nuova realtà.
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Met Gala 2026: la svolta della moda maschile
Da qualche tempo, però, abbiamo la sensazione che qualcosa stia cambiando. E una scossa significativa l'ha data proprio il Met Gala 2026, il cui dress code, "Fashion is Art", invitava gli ospiti a trattare il proprio corpo come una tela, ampliando il margine interpretativo rispetto alle edizioni precedenti. Questa libertà si è tradotta in un nuovo slancio per la moda maschile da tappeto rosso che, almeno ai nostri occhi, ha saputo catturare l'attenzione al pari di quella femminile, a tratti persino di più. E infatti i look uomo del Met Gala 2026 sono stati tra i più interessanti della serata.
Bad Bunny trasforma il corpo in un’opera d’arte
Il più (ir)riconiscibile tra i protagonisti di questa edizione del Met è stato senza dubbio Bad Bunny, non tanto per il suo completo firmato (ancora una volta) Zara – che pure ha fatto discutere – quanto per la trasformazione estetica che ha messo in atto. Per l'occasione, si è presentato in una versione ultra-ottantenne di sé stesso, con il volto profondamente modificato dalle protesi realizzate a mano dal make-up designer Mike Marino: rughe, macchie solari, capelli e barba ingrigiti e mani con vene sporgenti.
Una dichiarazione artistica potente. In un'epoca ancora ossessionata dall'idea di una giovinezza eterna, soprattutto nel mondo dello spettacolo, il cantante portoricano ha scelto di dare valore al tempo che passa, restituendo dignità alla naturale e inarrestabile evoluzione del corpo.
Troye Sivan tra denim e fotografia d’autore
Uno styling che ci ha colpito in modo particolare è quello di Troye Sivan che, con buona pace di Anna Wintour, si è presentato sul red carpet più ambito del mondo indossando un paio di jeans, segnati da abrasioni strategicamente posizionate. L'intero look, firmato Prada, era in realtà un sofisticato omaggio al fotografo newyorkese Robert Mapplethorpe, evocato anche attraverso l'iconica acconciatura, voluminosa e spettinata.
Sombr e l’armatura couture che ha conquistato il red carpet
E se Sivan ci ha proiettati negli anni Ottanta, Sombr appariva come un cavaliere romantico in versione 2.0. La sua armatura di Valentino, firmata da Alessandro Michele, è stata tra le più discusse della serata per l'incredibile cura dei dettagli. Un ensemble monumentale, realizzato in oltre 500 ore di lavoro manuale, con migliaia di paillettes ricamate a costruire una mantella scintillante, teatrale nella sua presenza: "Fashion is Art".




























