Dopo le campagne provenzali, le montagne di Arles e le spiaggie hawaiane, Simon Porte ha portato il mondo a Versailles. Complice la presenza di un parterre d’eccezione invitato ad assistere alla promenade da alcune barche a remi ormeggiate in riva al Canal Grande, per ore non si è parlato d’altro che de Le Chouchou di Jacquemus. Per la precisione, dell’icona che insieme a Maria Antonietta – indissolubilmente legata all’antica residenza dei Borbone, ha ispirato la collezione. Intervistato da @upnextdesigner, Simon Porte ha raccontato di aver cominciato a documentarsi sullo stile di Lady Diana per trovare la chiave che rendesse l’intera proposta contemporanea: di qui la scelta di reinterpretare la passione della principessa per accessori a righe e abiti a pois, maniche a palloncino e collane di perle, arrivando anche a immaginare il celebre revenge dress in versione total white. Nel giro di 48 ore, Sothebys ha annunciato che l'emblematico maglione rosso del brand Warm & Wonderful ricamato con tante pecore bianche e una sola pecora nera, soprannominato «black sheep sweater», sarà messo all'asta a settembre. La notizia ha immediatamente rotto l'Internet.
Quanto accaduto questa settimana, la prima dell’estate, riaccende naturalmente la discussione sul perché «ci importa così tanto» dell'armadio di Lady D, citando il titolo di un illuminante articolo di Vanessa Friedman apparso nel 2020 sul New York Times, e sulle ragioni per cui la principessa del Galles continua a guidare le tendenze, ispirando tutti ancora oggi. Basti pensare, oltre alle numerose volte in cui designer del calibro di Tory Burch e Virgil Abloh hanno reso omaggio a Diana in passerella, allo straordinario successo di The Crown, e in particolare al dibattito nato intorno ai look ricreati per Emma Corrin ed Elisabeth Debicki dalla quarta stagione della serie in poi; all'hype generato dai costumi di Spencer, il biopic del 2021 diretto da Pablo Larraín che vede protagonista Kristen Stewart; all'insospettabile seguito reclutato dall'account @ladydirevengelooks e ai 184 milioni di visualizzazioni raggiunti dal revenge dress su TikTok.
Moda royal, perché i look di Lady Diana continuano (e continueranno) a creare tendenza
Salvo alcune eccezioni come il maglione con le pecore e i gilet senza maniche che amava indossare su camicie dalle nuance delicate, è il 29 luglio del 1981, giorno del suo matrimonio con Carlo, che i media parlano per la prima volta di Lady Diana come icona di stile: il suo vestito da sposa realizzato da Elizabeth e David Emanuel viene immediatamente riconosciuto come il simbolo dei sogni che diventano realtà. A raccontarlo è l'autrice e giornalista britannica Bethan Holt, spiegando a WWD che il lungo abito color avorio «incarnava totalmente la moda romantica dei primi Anni '80, giocando con l'estrema bellezza della fiaba della principessa» a tal punto che da quel momento in poi il mondo è stato «ossessionato», da ciò che Diana indossava.
Sia negli anni da principessa reale, durante i quali alternava eleganti abiti da sera adornati da luminosissime tiare e collane a tailleur sartoriali e altri capi dai pattern rigogliosi e vivaci, sia nel periodo successivo alla separazione da Carlo ha cominciato a osare alternando sensualissimi tubini di Versace a jeans, ballerine, giacche sportive (prima tra tutte quella degli Eagles), felpe oversize e cycle pant, Lady D non ha mai smesso di comunicare tramite i suoi vestiti, instaurando un legame umano, autentico e paritario, con chiunque la guardasse. Come scrive Vanessa Friedman sul New York Times, «Diana indossava le sue emozioni», «E poiché tutti potevamo vederle, potevamo relazionarci con lei». Il miglior esempio è rappresentato ovviamente dal revenge dress, l'aderentissimo mini abito nero dallo scollo vertiginoso e l'orlo asimmetrico di Christina Stambolian indossato alla Serpentine Gallery di Londra nel 1994 poche ore dopo che Carlo aveva dichiarato pubblicamente di averla tradita, ma anche dagli abiti pratici e solari con cui si recava in visita a bambini e malati e molti altri.
Complice la sua imprescindibile spontaneità, sono numerosi i trucchi e le combinazioni di stile ideate da Diana che continuano ancora a creare tendenza – l'abbinamento di viola e rosso esibito in India nel 1992 e quello di blazer, T-shirt con la stampa di un'associazione benefica e jeans infilati dentro i camperos mostrato al Guard Polo Club di Londra nel 1988 sono solo due esempi, per non parlare di come i suoi essenziali, dalle giacche Barbour alla borsa Lady Dior, sono tutti diventati un cult.
A pochi giorni dalla presentazione di Jacquemus a Versailles, il primo luglio Diana avrebbe completato il suo 62esimo giro intorno al sole. Ma nonostante sia scomparsa troppo presto, se c'è una cosa certa è che il suo stile empatico, accogliente e rivoluzionario è destinato a vivere per sempre.


















