Il viaggio attraverso i brand vegani e sostenibili ci porta alla scoperta di materiali innovativi, design di tendenza e tanto amore per il pianeta. Il tema della sostenibilità di moda fa luce sull'inquinamento dell'industria e anima i dibattiti sulla possibilità di percorrere strade alternative e consapevoli verso una moda che sia più rispettosa dell'ambiente e degli esseri viventi. Oggi la parola è al marchio Miomojo, made in Bergamo, che crea borse con materiali innovativi, organici e riciclati, rispettando gli animali.
Miomojo, il brand vegano degli «accessori gentili»
Il brand di accessori vegani e sostenibili Miomojo affonda le sue radici nel territorio bergamasco e nasce da un’idea di Claudia Pievani, la fondatrice del marchio che ha scelto di dare vita al progetto nel 2012 quando all’epoca le alternative alle borse non in pelle animale erano poche. La missione di Claudia è sempre stata quella di creare borse realizzate con materiali alternativi e cruelty free, senza mai sacrificare l’estetica dei suoi accessori, anzi esaltando lo stile Made in Italy. «L’obiettivo non era solo quello di offrire un’alternativa vegana, ma anche creare un prodotto composto da materiali innovativi, organici e riciclati, al fine di ridurre l’impatto negativo sull’ambiente e non consumare ulteriori risorse vergini». Fin da subito Claudia ha anche integrato all'attività i progetti charity per sostenere concretamente associazioni internazionali per la difesa degli animali (alle quali viene oggi destinato il 10% dell’utile netto) o centri di salvataggio che si occupano di aiutare animali in difficoltà.
La Benefit Company guidata da Claudia è pronta a raggiungere nel 2022 un grande traguardo: Miomojo si unirà alle altre 130 B Corporation italiane (solo 17 sono amministrate da donne), ovvero tutte quelle aziende che rispondono agli standard più alti di prestazioni sociali ed ambientali, trasparenza e responsabilità. I valori del marchio sono «gentilezza, bellezza e trasparenza», come spiegato da Pievani: gentilezza perché ogni prodotto è “designed kind” cioè progettato con garbo utilizzando materiali che sono sempre animal-free e a ridotto impatto ambientale; trasparenza perché il marchio vuole mostrare ai consumatori il reale risparmio di risorse impiegate nella realizzazione dei suoi accessori; infine, bellezza perché la parte estetica è uno dei punti saldi del marchio che si esprime attraverso «uno stile caratterizzato da linee chiare, pulite ed essenziali, che ricordano il design nordico dai toni sofisticati e delicati, unito ad una creatività tutta italiana».
Claudia spiega che «la sostenibilità per Miomojo è un pilastro sin dalla fondazione del brand ed è sinonimo rispetto verso gli esseri viventi e la natura». Una nobile causa che ha portato nel 2021 alla vittoria del prestigioso premio PETA Vegan Fashion Award come “Best Handbag”, un riconoscimento che gratifica l’impegno delle aziende nel rendere l’industria della moda sempre più consapevole.
La filosofia alla base del progetto è di creare “un mondo fashion, senza fashion victims”. Alla domanda se Miomojo possa avvicinare realmente le persone al lifestyle vegano la risposta è da rintracciare nei contenuti pubblicati sui social del brand che spaziano tra notizie d’ispirazione e notizie che si vorrebbe ricevere da un mondo ideale per informare e sensibilizzare gli utenti attraverso temi e dati (devastanti) che possano far riflettere: avere a cuore la salvaguardia del pianeta deve essere la base da cui ripartire per provare a ridurre, attraverso scelte più consapevoli, effetti globali come la deforestazione, la perdita di biodiversità e l’inquinamento delle acque.
Il futuro della moda sostenibile visto dagli occhi del brand vegano Miomojo
L’industria della moda, è bene ribadirlo, è una delle più inquinanti: con i dati alla mano «si stima che il 73% dei vestiti finisca disperso nell’ambiente o incenerito, oltre il 50% dei prodotti fast fashion vengono gettati nel giro di un anno e, in tutto il settore, solo il 13% di tutto il materiale impiegato venga riciclato», spiega Claudia. Alla luce di questi dati molto negativi, la missione per le prossime produzioni di Miomojo sarà quella di ridurre ogni spreco a partire dalla lavorazione fino al confezionamento. Per i suoi i obiettivi futuri, Miomojo si ispira al percorso Stella McCartney verso la moda sostenibile: «Ampliare la nostra offerta cruelty-free anche per la moda maschile e a-gender». E poi ricercare materiali sempre più innovativi a partire da quelli coltivati in laboratorio, infine creare una linea di scarpe animal-free e far nascere una Fondazione Miomojo per aiutare gli animali in difficoltà.
Miomojo, i materiali innovativi e di riciclo
E mentre l’Italia mette al bando gli allevamenti di animali da pelliccia e sempre più brand di moda scelgono di eliminare l’uso della pelliccia all’interno delle collezioni, da Gucci a Chanel, da Prada a Giorgio Armani, rimaniamo in attesa di conoscere quali ulteriori sviluppi porterà la fashion week in arrivo. A questo proposito, Claudia spiega quali possano essere le alternative alla pelle d’origine animale: AppleSkin, Corn Leather e Cactus Leather, insieme a tessuti riciclati da plastica, vetro e reti da pesca abbandonate negli oceani, specificando che da quest’anno non sarà più utilizzato il PU – un materiale composto da poliuretano conosciuto come “pelle vegana”. Sebbene l’Italia sia la patria dei materiali “nobili” come la pelle animale, attraverso l’informazione Claudia con ottimismo afferma che «sarà il consumatore a dare la spinta necessaria al cambiamento del mercato moda».
Moda sostenibile, il second hand e la moda vegana sono frutto di scelte consapevoli
L’ultima riflessione tocca la sfera del rapporto che intercorre tra la moda vegana e quella second hand in ottica di sostenibilità. «Il second hand è senza dubbio il canale d’acquisto più sostenibile in assoluto. Non vengono impiegate nuove risorse, si crea un sistema di economia circolare e si riducono i rifiuti. La frase “buy less, buy better” racchiude perfettamente la nostra idea di consumo consapevole».











