La maggior parte delle persone li chiama tutti mocassini, indipendentemente dal modello, ma i veri amanti del fashion sanno quando è il caso di parlare di loafers. Oppure no? Ebbene, questi due termini spesso vengono confusi, eppure indicano qualcosa di diverso. Per capire di cosa stiamo parlando, ecco tutto quello che c’è da sapere sulle loafers – e come imparare a distinguerle.

Breve storia delle loafers

Il termine loafer significa (letteralmente) fannullone. Sembra si tratti di una scarpa destinati ai soli perdigiorno, ma in realtà le sue origini sono ben diverse. Le loafer prendono spunto dalle calzature da riposo dei pescatori norvegesi e dallo stile dei nativi americani, e hanno contribuito all’ideazione e creazione dei mocassini destinati alla moda maschile. Questo incipit è stato poi colto dalla tradizione calzaturiera italiana, che ha messo del suo per rendere le loafers ancor più confortevoli grazie alla sapienza del made in Italy e l’utilizzo di materiali di altissima qualità. Sono state poi indossate dagli studenti di scuole prestigiose, come la Ivy League negli USA. Oggi, il mocassino è diventato un must, sia nel guardaroba maschile che in quello femminile. Si utilizza però ancora il termine loafers, che suggerisce una rilassatezza che non si addice ai look formali a cui sono destinati i mocassini, per richiamare delle situazioni decisamente più casual. Secondo un’altra versione della storia, le loafers sono nate in Gran Bretagna, per soddisfare i desideri del Duca di Windsor – che aveva bisogno di un paio di scarpe comode ma eleganti per camminare in casa (anzi, a corte).

Come riconoscere le loafer?

Ora che conosciamo la loro storia, scopriamo come riconoscere e individuare queste scarpe. Per prima cosa, sono delle scarpe slip on e quindi non hanno lacci. Sono basse e lasciano la caviglia scoperta; inoltre, suola e tomaia sono separate. Non è raro trovare un tacchetto sotto la suola. La tomaia, invece, è simile a quella del classico mocassino. Nella parte alta invece possiamo trovare un cinturino di pelle, detto saddle. Come avrete capito, questa descrizione può avvicinarsi a quella dei mocassini ed ecco perché cadiamo in errore. Ma quindi cosa differisce tra i due modelli? Innanzitutto la presenza del tacchetto, poi la modalità di fabbricazione e la presenza della suola (che nel mocassino si “fonde” con la tomaia).

Tutti i tipi di loafer

Classiche, originali e super comfy: non chiamatele semplicemente mocassini! Le loafers sono un mondo a parte (come abbiamo visto), e a loro volta racchiudono altri mondi. Ergo, ci sono diversi modelli di loafer. Scopriamoli tutti.

Wildsmith Loafer

La storia di queste scarpe nasce a metà dell’Ottocento, in una piccola bottega londinese. I due coniugi Matthew e Rebecca Wildsmith si occupano di manifatture calzaturiere, creando scarpe nuove e riparando quelle del battaglione Mounted Regiment di Sua Maestà. 40 anni dopo il nipote della coppia riceve una particolare richiesta dal Re Giorgio VI (l’abbiamo accennata prima). Ed ecco che il ragazzo crea le loafers, scarpe prive di lacci e comode. Somigliano al mocassino, e sono destinate ad ambienti interni oppure a uno stile casual. Ancora oggi sono conosciute con il nome Wildsmith Loafer, quello del modello 582.

Aurland Loafer

Ecco le scarpe della leggenda, quella dei pescatori norvegesi. Per dar vita a questo modello Nils Gregoriusson Tveranger ha preso ispirazione dai mocassini indossati dalla tribù Iroquois e dalle calzature tradizionali dei pescatori di Aurland. Questo modello prende piede in Europa, attirando l’attenzione di chiunque – star, persone comuni e persino le riviste di moda più chic.

Penny Loafer

Probabilmente le più conosciute, le penny loafers sono caratterizzate da un cinturino di pelle con un’incisione a diamante – dove, si dice, veniva nascosta una monetina (un penny, da qui il nome della scarpa). Subito questo modello acquisisce una notorietà incredibile, soprattutto tra gli universitari. Il resto è storia: questo modello ancora oggi è chic.

Tassel Loafer

Le tassel loafer sono caratterizzate dalle nappine (tassel, in inglese). Questo elemento decorativo è stato aggiunto alle loafers negli anni ‘50. Il modello originale combinava due stili diversi (quello di Los Angeles e quello di New York) e ha subito avuto successo.

Italian loafer

Le loafer con nappine hanno avuto successo negli USA, ma che dire del belpaese? In Europa la moda era ben diversa, e le loafer erano considerate scarpe casual che nessun damerino avrebbe indossato con completi e abiti di lusso. Ma grazie alla sapienza del made in Italy questo modello è stato rilanciato sul mercato, alla fine degli anni ‘70. L’aggiunta tutta tricolore? Un dettaglio simile alla briglia, piazzato sulla fascia di pelle a forma di sella. Persino il presidente John. F. Kennedy è stato un grande sostenitore delle loafers nostrane.

Belgian Loafer

Esiste, infine, una variante belga creata sempre negli anni ‘50. Il suo tratto distintivo è un fiocco a papillon, le doppie cuciture e soprattutto i colori particolari mai utilizzati fino ad allora.