L'incontro a Milano, la scintilla che scatta al primo appuntamento quando lui le dice: «Sai che il tuo sembra quello di una star della musica?». È la profezia che unisce Zara Colombo e Luca Massaro come moglie e marito e come progetto musicale. La modella argentina e l'artista emiliano danno forma così, tra la Patagonia, il Marocco e Milano, a un progetto che suona come il cantautorato degli Anni '60, come un synth-pop morbido dal twist dolce; un linguaggio in codice che scrive Luca e che Zara canta in italiano, con un musicale accento argentino.
- Ditonellapiaga racconta la sua Miss Italia, ironica e teatrale
- Cosmo nuovo album: anticipazioni e intervista per La Fonte
- prima stanza a destra: l'intervista per il nuovo Ep
Il loro disco d'esordio si chiama Madre Lingua ed è uscito il 3 aprile per Sugar Music, con 8 tracce, registrate a Buenos Aires con i fratelli di Zara (membri del gruppo candidato ai Latin Grammy, Bandalos Chinos) e il produttore italiano di base a Los Angeles, Dumbo Gets Mad. I brani sono un viaggio nel mondo di Zara Colombo, che si espande così come è cresciuta la loro relazione, che trasporta nella saga familiare di lei con canzoni come "Tango" e "Punk"; nella passione per l'arte di lui in tracce come "Le Stelle", ispirata all'omonimo progetto di Mario Schifano e a un'installazione che Luca Massaro ha fatto a Presicce, città dove il duo artistico è convolato a nozze. La commistione di idee e punti di vista è totale, per un progetto che punta a diventare internazionale - gli Zara Colombo stanno lavorando a una versione in spagnolo di Madre Lingua - e che vedremo presto dal vivo.
Come nasce il progetto Zara Colombo?
Zara: «Luca ha cominciato a scrivere per la mia voce, poi abbiamo cominciato a registrare i primi demo, da lì, la produzione dei primi pezzi, tipo "Tango" e "La Notte" con il nostro amico Dumbo Gets Mad. Quello che è venuto fuori ci è piaciuto molto, così abbiamo detto 'beh, forse possiamo far conoscere al mondo questa cosa che stiamo facendo'. E poi siamo entrati in Sugar, quindi è da lì che il team si è allargato, è stato molto bello».
Luca: «Abbiamo avuto anche la fortuna di avere qualche bella coincidenza, nel senso che a migliaia di chilometri di distanza il mio caro amico Dumbo Gets Mad, Luca Bergomi, ci ha prodotto alcune tracce, in più lui era in contatto con i fratelli di Zara, membri del gruppo Bandalos Chinos, che a loro volta hanno partecipato alla produzione dei nostri brani. La nostra famiglia allargata, se vogliamo chiamarla così, ha creduto in noi fin dall'inizio».
Che musica ascoltavate insieme, ancora prima di cominciare a fare la vostra?
Zara: «Io sono cresciuta ascoltando Charlie García, Luca con Lucio Dalla, quindi sono due artisti a cui ci siamo introdotti a vicenda, e che ci hanno formato».
Come mai avete pensato all’Italiano come lingua del progetto?
Zara: «All'inizio della nostra relazione parlavamo inglese e così i testi di Luca erano in questa lingua. Continuando nella relazione però, quando io ho imparato l'italiano e lui lo spagnolo, è stato naturale che la lingua diventasse quella della città in cui viviamo, Milano, quella madre di Luca».
Luca: «Mi sono accorto sulla mia pelle che scrivere nella propria lingua ti mette in contatto con la tua interiorità in una maniera completamente diversa rispetto a una lingua che non hai interiorizzato. Il nostro progetto è comunque bilingue, va verso lo spagnolo e l'argentino. L'idea è proprio di andare in quella direzione delle nostre due lingue madre, quindi tradurre il disco in spagnolo, proprio come facciamo a casa».
Pensate a un’esperienza internazionale per il futuro?
Zara: «Per noi sarebbe molto organico perché io sono argentina, poi ho i miei fratelli che hanno tanto successo in Latinoamerica e in Spagna, ma volevamo iniziare con l'Italia perché è dove abitiamo, è il mercato che ci incuriosisce di più».
Luca: «Hai presente le pop star che traducono il disco in spagnolo? È una cosa abbastanza classica che succede nel pop. In un certo senso funziona anche per noi, perché è la lingua di Zara e perché ci permette di rielaborare i brani. Cerchiamo di fare una traduzione che non sia letterale, ma dia nuove sfumature al pezzo».
Come ti trovi, Zara a cantare le parole di Luca, prendendo anche un po’ il suo punto di vista?
Zara: «È molto bello, per me è un punto di forza che ci fa molto bene, come artisti e come coppia, anche perché Luca riesce a condensare la visione di entrambi. È molto emozionante quando lui mi fa ascoltare una canzone nuova che ha scritto, in cui il suo punto di vista mi fa capire meglio sia lui che me stessa, mi fa 'capire che mi ha capita'. C'è un ballo, uno scambio divertente, che si traduce in canzoni che sembrano quasi una conversazione».
Luca: «In un certo senso è come se la prima persona singolare diventasse una prima persona plurale. Grazie a questo speriamo anche che la musica si stacchi dalla nostra esperienza personale o biografica e diventi qualcosa di un po' più universale e aperto».
Questo concetto di madre e famiglia si ritrova spesso nel disco, dal titolo a brani come "Tango". Come mai è stato centrale per voi?
Zara: «Questo album è nato in contemporanea alla nostra relazione e si è evoluto con lei. È normale che all'inizio di una relazione si conoscano le rispettive famiglie e luoghi d'origine, quindi Luca ha ascoltato le storie della mia famiglia e le ha messe in "Tango" e "Punk", in cui ci sono tante conversazioni che abbiamo avuto in Patagonia con la mia famiglia».
Luca: «D'altra parte la madre di Madre Lingua non è mia mamma o la mamma di Zara, ma è un archetipico, in un certo senso, che sta proprio alla base di qualsiasi espressione. Richiama il fatto di partorire un'idea».
In "Mamma mezzanotte", Zara canta «Io vivo di arte /io vivo infelice», ma per voi sembra che sia possibile farlo in maniera spensierata, no?
Zara: «Sì, quella frase è molto più provocatoria che letterale. Lui è ovviamente un artista visivo prima di essere paroliere e compositore e, secondo me, vivere d'arte è proprio la vita più bella che si può avere. Luca mi ha regalato una vita d'arte molto bella.
A proposito di arte, mi raccontate la cover del disco?
Luca: «Francesco Clemente è da sempre un punto di riferimento nell'arte, mi ricordo di aver visto per la prima volta le sue opere nella collezione Maramotti a Reggio Emilia, città da dove vengo. Clemente nella sua carriera è stato collaboratore di Boetti, Basquiat e di Warhol, oltre ad avere un rapporto stretto tra la sua arte visuale e la musica. Chiedere a lui di realizzare la cover del disco era proprio il nostro sogno e stranamente, anzi proprio come le più belle coincidenze, gli abbiamo semplicemente scritto su Instagram e ci ha risposto dicendo che gli era molto piaciuto l'album, quello che gli avevamo mandato in anteprima, e ci avrebbe fatto volentieri questo bellissimo regalo».
Qual è la vostra formazione dal vivo e quando la potremo vedere?
Luca: «Sul palco siamo solo noi due, con chitarra, piano e drum machine, ispirandoci un po' a dei duo come i Suicide. Per noi è divertente farlo in due, è molto coinvolgente con il pubblico. Poi chissà, più si allargheranno i palchi più ci sarà l'opportunità per noi di allargarci come formazione».
Zara: «Abbiamo già tante novità che dovremo annunciare più avanti, ma sicuramente ci vedrete sul palco quest'estate. Siamo molto sorpresi di come è stato accolto l'album e dell'opportunità che si stanno creando. Siamo carichi e non vediamo l'ora di continuare a suonare».












