Quando le luci si abbassano e le note dolci di una ballata riempiono l'atmosfera, è il momento di levare in aria accendini, torce e quant'altro, per rendere la sala un cielo stellato, svelare all'artista la moltitudine di persone che lo stanno ascoltando. Solitamente quello degli accendini è uno dei momenti più intensi e - ricorrenti - dei concerti; a volte è l'artista stesso a chiederlo, altre un gesto spontaneo del pubblico. Ma se è vero che l'abbiamo sempre fatto, ci siamo mai chiesti da dove viene questa tradizione? La risposta arriva da David Browne che, per Rolling Stone Usa, è andato a fondo della questione, indagando le origini del fenomeno.
Secondo le testimonianze raccolte dall'autore, tutto comincia tra la fine degli Anni '60 e i '70. Il primissimo caso sembra sia stato a Woodstock quando, nel 1969, Melanie Safka salì sul palco nel mezzo di una pioviggine fitta. Come gesto simbolico per tenere lontano il mal tempo, l'annunciatore del festival chiese al pubblico di accendere le candele, trasformando la collina in una distesa di lucine. Questo momento è stato poi raccontato da Melanie Safka nel brano del 1970, "Lay Down (Candles in the Rain)" e, da quel momento, è diventata un'abitudine portare accendini e fiammiferi ai concerti dell'artista. Il fenomeno però, pare sia rimasto di nicchia, dato che la performance di Melanie non fu inclusa nel documentario su Woodstock, Woodstock - Tre giorni di pace, amore e musica (1970), impedendo al fenomeno di diventare mainstream tramite lei.
La prima occasione in cui i media hanno documentato l'uso dei fiammiferi è stato invece il tour di Bob Dylan, The 1974 Live Recordings. A proposito di quello strano gesto, notato da Dylan per la prima volta nella tappa di Chicago, il cantante ha parlato a Vanity Fair nel 2016: «Qualcuno ha acceso all’improvviso un fiammifero. Qualcun altro lo ha seguito. In breve tempo, intere sezioni del palazzetto erano piene di fiammiferi accesi». Inizialmente, Dylan e la band hanno interpretato l'azione come una protesta nei loro confronti «abbiamo cominciato a cercare la vita d’uscita più vicina» ha commentato. Solo in un secondo momento, si è accorto che era una dimostrazione di partecipazione da parte dei fan. Il gesto colpisce tanto Dylan che, quando pubblica il disco Before the Flood tratto dal tour, in copertina decide di mettere una foto di Barry Feinstein dove si vede il pubblico che leva in alto gli accendini.
È questa probabilmente la prima traccia nella cultura mainstream del fenomeno, che poi è andato a consolidarsi negli Anni '80, con gli stadi illuminati a giorno ai concerti dei Queen, dei Kiss e così via. Avanti veloce. Oggi che la torcia del telefono ha sostituito i metodi analogici, l'esperienza continua e si evolve, diventando parte anche di flash mob organizzati. Per esempio, al concerto dei Maneskin a San Siro, nel 2023, al pubblico è stato proposto di inquadrare un QR Code per ottenere una schermata blu e sollevare all'unisono i telefoni, durante una delle ballad della band.













