Insieme con una complicità tale da essere una cosa sola, quest'anno i Santi Francesi portano la loro musica sul palco più importante d'Italia, in gara a Sanremo Giovani 2023 con un brano che parla di amore e molto altro. "Occhi tristi" è «la descrizione di un rapporto in cui le paure e le insicurezze fanno a botte con l’esigenza reciproca di dedicarsi tutto l’universo, abbandonarsi l’un l’altro e dissolversi, lontano da tutto». Noi abbiamo imparato a conoscerli sul palco del talent show più famoso della tv, XFactor, che hanno vinto convincendo il pubblico grazie al talento e sicuramente alla complicità che li contraddistingue. Oggi vogliono arrivare sul podio per esibirsi all'Ariston e per questo abbiamo deciso di parlare con loro, aspettandoci di trovarli in agitazione li abbiamo trovati stranamente tranquilli. Merito del vantaggio di non essere soli in questa grandissima avventura.

Siete emozionati per essere in finale a Sanremo Giovani?

«Le emozioni sono tante, tutte belle chiaramente. Come sempre noi facciamo le cose senza grandi aspettative, siamo molto con i piedi per terra. L'annuncio poi è arrivato poco prima di suonare per il maggiore evento degli ATP Finals di Torino e ci siamo davvero rimasti. C'è sempre un'emozione di base, ma devo dire che per il momento non siamo ancora tesi. Anche se manca poco, l'ansietta inizierà questa settimana e cercheremo di convertirla in energia quindi sarà sicuramente bellissimo, non vediamo l'ora».

Il brano come nasce?

«In una delle tante sessioni che abbiamo fatto questa estate in studio assieme a Antonio Filippelli, e con l'aiuto di una ragazza che ci ha aiutato col testo, Cecilia, con cui stiamo collaborando da un po' di tempo e ci stiamo trovando molto bene. Siamo entrati in sintonia subito, è uscito proprio un flusso di coscienza, ci è sembrato perfetto sia come mood, come ambiente, come significato perfetto per una candidatura a Sanremo Giovani».

Com'è lavorare in coppia? C'è uno di voi due che tende a scrivere mentre l'altro pensa alle basi, o è tutto un perfetto equilibrio?

«Non esiste un modus operandi specifico, caratteristico di tutti i pezzi. Succedono sempre cose diverse a seconda del brano, del momento in cui nasce. Devo dire che non ci siamo dovuti mai spiegare nulla io e Ale. Cioè sono sempre successe cose così, per come dovevano accadere, senza porci limiti nei ruoli di entrambi, senza designare per forza un ruolo. I testi si costruiscono man mano che il pezzo prende forma, si interviene assieme anche per capire cosa può suonare meglio, una parola piuttosto che un'altra, un suono, una melodia piuttosto che un'altra e quindi si interviene. Spesso Alessandro ormai interviene anche sulla produzione, quando in realtà sono sempre sotto abituato io a occuparmene. Ci stiamo un po' avvicinando entrambi uno verso il ruolo dell'altro ed è secondo me una cosa bella perché alla fine ci si contamina vicenda».

Il brano che portate a Sanremo si intitola "Occhi tristi", e ha lo stesso titolo di un successo di Mia Martini. Prendete ispirazione dai grandi del passato o siete improntati su musica nuova?

«Vuoi o non vuoi delle contaminazioni ci sono sempre, spesso non sai neanche quali siano, però entrambi siamo cresciuti con Dalla, Battiato, artisti che io e Ale siamo abituati a sentire perché i nostri genitori per una cosa o per l'altra avevano quei cd in casa».

Cosa avete imparato dall'esperienza della vittoria di XFactor?

«Sanremo Giovani è un grandissimo ripetitore per far sentire a più persone i possibili quello che facciamo, quello che ci piace fare tutti i giorni. Però è sicuramente un esercizio, proprio come lo è stato X-Factor, ti abitua a delle dinamiche che non sono comuni, non sono così scontate, diverse anche dai concerti. Ci sono anche le telecamere puntate addosso, quindi devi in qualche modo anche imparare a dare tutto in quei pochi minuti e a far uscire una parte di te anche esteticamente che ti soddisfa, e che piaccia anche agli altri. Devi pensare a tantissime cose insieme. Abbiamo imparato i tempi televisivi e sicuramente abbiamo capito che è tutto una questione di attesa, aspetti ore per cantare due minuti. È stranissimo».

Avete seguito i Sanremo degli anni scorsi? Avete qualcuno che avete detto che una esibizione così la vorremmo fare noi?

«Mi verrebbe da dire i ComaCose, anche loro un duo e in più compagni nella vita, non solo nel lavoro, quindi hanno questa chimica molto molto forte che viene percepita subito proprio dal pubblico e dalla televisione».

La cosa che fate prima di salire sul palco, un gesto scaramantico prima della finale del 19 dicembre?

«La risposta sarà molto deludente, spesso io e Ale non ci guardiamo neanche in faccia prima di salire sul palco! Però succede una cosa molto strana, che ho visto tra l'altro che è un aspetto comune agli artisti: prima di salire sul palco ci viene sonno, iniziamo a sbadigliare. È un segno di stress, il corpo lo usa per proteggersi dall'ansia, un sintomo somatico che ci dice che qualcosa sta per succedere».