Sono le giovani promesse su cui Ferrari scommette tutto, fanno parte dell'Accademia del Cavallino rampante e in pochi minuti ci hanno dipinto chiaramente cosa significa essere giovanissime professioniste donne in uno degli sport a predominanza maschile più seguiti del mondo. In particolare, Maya Weug, con il suo arrivo in Scuderia Ferrari Driver Academy nella stagione 2021 è diventata la prima donna pilota ad essere ammessa in accademia e da quest'anno veste i colori della Scuderia Ferrari; insieme a lei Aurelia Nobels, seguitissima sui social, atleta brasiliana di 17 anni dal 2022 parte dell'Academy.

Le abbiamo incontrate a Castel Guelfo The Style Outlets, in occasione della giornata di incontri con i giovani talenti Ferrari insieme a Puma, e abbiamo colto l'occasione più che rara di avvicinare le due giovani pilote per parlare della loro passione per le quattro ruote e del futuro di uno sport, o meglio di un intero settore, che sta cambiando nella direzione dell'inclusione.

Come è nata la vostra passione per le quattro ruote e per le gare?

Aurelia: «Mio padre è sempre stato un grande fan di Senna fin da quando era giovane e mio fratello ha sempre voluto provare a gareggiare per divertimento, quando vivevamo in Brasile. Sono salita sul primo kart ad appena 10 anni. Mi sono divertita e ho chiesto a mio padre di cercare un team in modo da farlo per lavoro, così ho iniziato».

Maya: «Quando avevo 7 anni mi piaceva sempre andare con mio padre in pista con i kart per divertimento. Poi è arrivato il Natale in cui i miei genitori ce ne hanno regalato uno e così è cominciato tutto, ho iniziato a amare questo sport e da lì non ho mai smesso».

Qual è il tuo primo ricordo di questo sport?

Maya: «La prima cosa che mi viene in mente è il primo giro che ho fatto in kart. Impossibile dimenticare quanto andassi veloce».

Aurelia: «Ricordo la prima volta che ho iniziato in kart, ho iniziato a piangere e non volevo andarci. A quel punto mio padre mi ha detto di provarci, che mi sarei divertita, ma all'inizio ero molto spaventata».

Cosa significa essere una donna in un'industria dominata da uomini?

Aurelia: «Voglio che le persone fuori capiscano che è uguale. Noi donne possiamo guidare, vincere, non c'è differenza».

Maya: «Come ho detto, se hai il tuo volante non fai caso al fatto di essere uomo o donna, siamo solo pilote e penso che, ovviamente, siamo ancora poche. Ogni anno ci sono più donne che iniziano a praticare i motorsport, non parlo solo di atlete, ma anche di ingegneri, come meccanici. Quindi bisogna continuare a spingere e cercare di rendere la nostra equità sempre più alla base del nuovo sistema e far capire a tutti che siamo in grado di farlo».

C'è un episodio specifico che hai vissuto in quanto pilota donna, in cui ti sei sentita trattata diversamente?

Maya: «Ho iniziato molto giovane e mi sembrava normale essere l'unica bambina in un mondo di maschi, quindi non è mai stati strano. Da piccola non me ne rendevo molto conto. Ma ricordo di una volta in cui ho finito la mia gara di kart, era una delle mie prime gare internazionali, e ho vinto di pochissimo contro un bambino, sull'ultima curva. Mi ricordo di essere tornata nello spogliatoio e di aver visto suo padre che lo sgridava dicendo: "Non puoi perdere contro una femmina". E il bambino continuava a piangere!».

Aurelia: «Mi è successo lo stesso. Secondo me in passato dovevamo dimostrare sempre di più che ci meritavamo di essere lì, in pista, mentre oggi è molto meglio, le cose stanno cambiando».

Qual è la relazione tra le atlete donne nel mondo della F1?

Aurelia: «C'è molta competizione, come in ogni sport. Tutti vogliono battersi, ma sempre nel segno del rispetto sulla pista, perché sai che è anche uno sport rischioso».

Maya: «Penso che sul track siamo solo pilote di gara, vogliamo vincere. Non importa se siamo contro ragazze o ragazzi, per me è lo stesso. Quando sono in pista, sono solo una pilota».


La F1 sta cambiando in questo senso. Quali sono i risultati?

Maya: «Ovviamente. L'Academy di Ferrari ha il supporto di tutti i team di F1, questo significa che tutti lo stano accettando e ci stanno aiutando a renderlo possibile».

Aurelia: «Sì, assolutamente, non solo nelle gare Ferrari, ma anche in W Series, si sta spingendo in questo senso».

Cosa non manca mai nella vostra valigia o nel vostro box, avete un oggetto porta fortuna?

Aurelia: « Sì, di solito ho sempre il braccialetto di mia mamma, lo indosso sempre in gara, può sembrare stupido ma mi fa sentire più tranquilla»

Maya: «Indosso sempre gli stessi orecchini, sono il mio porta fortuna».

Gesti scaramantici prima della gara?

Maya: «No, non ne ho, mi basta l'allenamento prima di salire in auto (salgo sempre dal lato sinistro, penson sia un residuo del mio passato da pilota di kart)».

Aurelia: «Mi piace sempre ascoltare la musica prima di salire in auto, non potrei senza».