«Sono orgogliosa di loro. Hanno fatto un esercizio fantastico e saranno d'esempio per le giovani ginnaste italiane». Sembrano, queste, le parole di una super-favorita alla vittoria che si complimenta con due avversarie, tra cui quella salita sul grandino più alto del podio nella posizione che il mondo intero credeva sua? Eppure lo sono: le ha pronunciate la campionessa di ginnastica artistica Simone Biles dopo il trionfo delle atlete italiane Alice D'Amato e Manila Esposito, rispettivamente medaglia d'oro e di bronzo sulla trave. Disciplina nella quale Biles era data per vittoriosa ancor prima del suo arrivo a Parigi. L'abbraccio che Biles ha dato a D'Amato dopo la vittoria ha suggellato un legame e una stima che non ha niente a che fare con la rivalità.

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In un mondo in cui si parla troppo spesso di invidia per chi eccelle e mancato fair-play ( purtroppo questi Giochi Olimpici, che dovevano essere nelle intenzioni iniziali quelli dell'inclusione, sono spesso caduti in entrambi i tranelli) le atlete della artistica hanno dato al mondo una lezione (anzi, più di una) che difficilmente dimenticheremo. La prima e la più importante: che si può gioire dei successi altrui, soprattutto se fanno bene a uno sport praticato e amato da milioni di bambini e ragazzini in tutto il mondo che guardano alle campionesse come a un esempio da seguire. In pedana e fuori. Dopo l'esercizio sulla trave le atlete sono state chiamate a concorrere per la finale del corpo libero, disciplina in cui Biles e la collega americana Jordan Chiles hanno conquistato l'argento e il bronzo e in cui la ginnasta brasiliana Rebeca Andrade ha raggiunto il gradino più alto del podio.

Chi è Rebeca Andrade, oro nel corpo libero alle Olimpiadi di Parigi 2024

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Andrade è una campionessa da record e ha una storia bellissima: nata e cresciuta insieme a 7 fratelli in una favela di San Paolo, ha cominciato ad allenarsi nella scuola in cui lavorava sua zia percorrendo 7 chilometri a piedi ogni giorno per raggiungere la palestra. Supportata da una borsa di studio che ha premiato la sua bravura, Andrade, oggi 25 anni, ha poi cominciato giovanissima la scalata al successo che l'ha portata, infine, a conquistare l'oro alle Olimpiadi di Parigi per il corpo libero, un argento per il volteggio e un bronzo nella competizione a squadre. Biles e Andrade sono state spesso messe in contrapposizione come rivali dai cronisti sportivi prima dei Giochi, alimentando l'erronea narrazione che fossero "nemiche" giurate pronte a tutto pur di rubarsi a vicenda le medaglie. Ma le atlete americane hanno dato prova di un grandissimo amore per questo sport inginocchiandosi al cospetto della vincitrice durante il suo momento di trionfo sul podio.

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Il momento in cui Rebeca Andrade ha celebrato la medaglia al corpo libero

Di quel momento Biles ha detto: «Rebeca è fantastica, è una regina, è bellissima da guardare. Io e Jordan abbiamo pensato che inchinarci a lei fosse la cosa più giusta da fare. Questo è un podio di sole donne nere, per noi è fantastico». Andrade si è poi detta commossa del gesto delle sue colleghe, affermando ai microfoni che «le finali sono pesanti per tutte» e che tra loro non smetteranno mai «di supportarsi a vicenda».

Sempre Simone Biles, in questi giorni di competizione che si sono concluse il 5 agosto con le ultime finali della ginnastica artistica, ha dato al mondo un altro grande insegnamento: godersi i successi personali mentre questi accadano senza dover per forza pensare al domani non è peccato. All'ennesima domanda su cosa avrebbe fatto dopo la vittoria delle Olimpiadi la campionessa americana ha detto: «Dovete davvero smetterla di chiedere agli atleti cosa succederà dopo aver vinto una medaglia. Godiamoci il momento per cui abbiamo lavorato tutta la vita».

Zhou Yaqin che morde la medaglia

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Il premio per il momento più dolce delle finali della artistica - se già quelli citati sopra non fossero abbastanza - va però all'atleta cinese Zhou Yaqin, argento alla trave dopo Alice D'Amato. Vedendo le compagne di podio mordere la medaglia - lo fanno molti atlete di diverse nazionalità mutuando un gesto che arriva dall'epoca romana per saggiare l'autenticità del metallo - la ginnasta, non sapendo bene cosa fare (e perché D'Amato ed Esposito stessero addentando il premio), ha deciso di tentare anche lei col morso.

Il momento è diventato virale sui social, non come scusa per prendere in giro l'atleta ma come ulteriore celebrazione di uno sport in cui le ginnaste hanno dimostrato di non essere guidate dalla rivalità che consuma ma solo dalla sana competizione. E in cui ci si complimenta con chi vince non per opportunismo ma con sincerità e per puro spirito di squadra.