Il motto che campeggia da anni sul suo profilo Instagram è una dichiarazione di intenti, un mantra da mettere in pratica giorno dopo giorno, ricetta dopo ricetta. Recita così: «Di una risata, due mani sporche di farina e un buon calice di vino, ne ho fatto uno stile di vita» e rappresenta in pieno Chiara Maci, il suo approccio alla vita e al lavoro, emblema di una carriera nata su un blog di successo scritto a quattro mani con la sorella Angela (Sorelle in Pentola, si chiamava) a oggi in costante evoluzione, tra programmi tv e libri che hanno un unico comune denominatore. Ovvero l'amore per la cucina, quella buona, che mescola, insieme agli ingredienti, anche la gioia del ricordo, i profumi della memoria e la bellezza insita in ogni famiglia.

L'ultima fatica editoriale di Chiara Maci si chiama Le mie ricette da fiaba (Mondadori), un piccolo compendio di fiabe tradizionali di cui ha riscritto i finali, in cui brillano «principesse che fanno squadra con le sorellastre e le matrigne e che non aspettano un principe per salvarsi». Si parla di cucina e di ricette, ovviamente, «anche se in questo caso non sono il focus principale: il libro è un ponte per parlare a un'altra generazione, quella dei bambini che poi sono gli adulti di domani. Sono partita dalle storie della buonanotte che ho sempre raccontato ai miei figli cambiando un po' le carte in tavola», ci ha detto.

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La cover del nuovo libro di Chiara Maci
«Ho deciso di cambiare l'epilogo alle più classiche delle fiabe perché adoro l'idea di poter dare un nuovo finale a storie già scritte: mi ispira libertà. E insegna ai bambini che possono essere tutto ciò che vogliono, oltre ogni cliché»

Per Chiara, il suo bagaglio familiare culinario che affonda le sue radici nel Cilento, più precisamente di Agropoli, «è molto più che un insieme di ingredienti». Il legame tra cibo, emozioni e memoria, nel suo lavoro e nella sua vita di tutti i giorni, nel suo modo di essere mamma e nelle trasmissioni che conduce, è qualcosa di tangibile.

    «Per me è impossibile scindere la cucina dal ricordo, è una questione di famiglia. Probabilmente è una cosa culturale, insita nel nostro essere italiani», racconta Chiara, «ma per me cucinare è un mix di storia, racconto, passione, una cosa seria, insomma, in cui al centro ci sono le nostre tradizioni familiari». Un piatto, in questo senso, non è più solo un insieme di ingredienti che si mescolano tra loro creando un unicum sublime, ma è un luogo, è odore, è una persona: «Anche chi non ama cucinare sente questo legame, che affonda nel ricordo di una madre o di una nonna che invece adoravano farlo».

    Tra emozioni, cibo e ricordi

    «Le cose belle succedono intorno a una tavola»

    ci ha detto Chiara, che fa confluire nei ricordi della casa di Agropoli, nelle sue estati lente di bambina «sempre con un piatto di pasta al pomodoro davanti e l'odore di melanzane fritte nell'aria» le memorie fondanti della sua carriera e del suo stile di vita di oggi.

    «Uno dei ricordi più nitidi che ho di quel periodo e che si rinnova ogni anno quando torno in Cilento, è la tavolata quotidiana piena di cibo, il caos bello intorno ai pasti, una cosa che sa di famiglia: intorno a una tavola mangi, discuti, succedono cose». E anche se crescendo tendiamo a cercare il silenzio, la solitudine e l'indipendenza di una casa vuota, a un certo punto è sempre all'allegra confusione di quei pranzi affollati che desideriamo tornare.

    Se la tradizione guida il suo lavoro - ne è emblema il suo programma L'Italia a Morsi (Food Network) in cui va a cucinare nelle case degli italiani alla scoperta di ricette di famiglia e antichi sapori - è nell'innovazione che Chiara vede il futuro del food.

    «Nel 2023 e negli anni a venire ci porteremo senz'altro dietro la tradizione, quell'insieme di conoscenza e memorie che sarà sempre al centro della scena, pur con la voglia di migliorare e innovare. Una tendenza, questa, che è presente in ogni tipo di cucina, anche in quelle stellate, in cui la tradizione è sempre il punto di partenza. E sempre così sarà», ci ha raccontato. Tra i trend del prossimo futuro gastronomico, Chiara vede il vegetale sempre più predominante: «La necessità è quella di essere sempre più sostenibili, di limitare l'uso della carne e lo sfruttamento intensivo della pesca: un percorso seguito dai grandi cuochi stellati e battuto tantissimo anche sul web, dove la risposta ad ispirazioni e ricette plant based, gustose e soddisfacenti, è sempre molto positiva». E così, ingredienti come il kale e varie tipologie di cavoli e insalate saranno al centro della scena culinaria del prossimo futuro.

    Anche l'interesse per lievitati e panificazione, esploso nel periodo del lockdown, non è ancora scemato. «La pandemia ci ha fatto riscoprire il valore della pazienza: è un tipo di cucina che richiede tempo e organizzazione. Rispecchia uno stile di vita che non siamo più disposti ad abbandonare».

    Andremo, insomma, verso una cucina che mescola memoria e nuove priorità. «Oggi cerchiamo sempre di più di mettere nel piatto cibo che fa bene. La regola 'Siamo ciò che mangiamo' è più sentita che mai: gli ultimi tre anni, quelli della pandemia, ci hanno spaventato molto e oggi», conclude Chiara «vogliamo stare bene. E per farlo, dobbiamo mangiare bene». Ancora una volta, l'epilogo è intorno a una tavola. Come nelle fiabe migliori.