«L'intimacy coordinator in Die My Love? Non l'ho voluto, Robert Pattinson non è mica un pervertito». Eccola, Jennifer Lawrence, con una delle sue solite, eclatanti e bizzarre uscite. Senza filtri come al solito e senza mai edulcorare, alleggerire o tradurre in forma metaforica le sue opinioni, l'attrice in un podcast (Las Culturistas) ha parlato di una delle figure più richieste dalle produzioni televisive e cinematografiche, colui che deve costruire un ambiente sicuro per gli attori impegnati nelle scene di sesso. E siccome in Die My Love, il nuovo film di Lawrence e Pattinson in arrivo in sala il 27 novembre, ci sono diverse scene intime e di nudo, la domanda all'intervistatore è sorta spontanea: sul set della pellicola diretta da Lynne Ramsay c'era l'intimacy coordinator? Risposta, testuale, di JLaw: «Mi sentivo davvero al sicuro con Rob. Non è un pervertito ed è molto innamorato di Suki [Waterhouse, sua moglie, n.d.r.]. Parlavamo principalmente dei nostri figli e delle nostre relazioni. Non c'è mai stato niente di strano tipo 'Pensa che mi piaccia?'. Se ci fosse stato, probabilmente avrei chiamato l'intimacy coordinator».



Nel film, Lawrence e Pattinson interpretano una coppia messa alla prova dall'arrivo del primo figlio: il lavoro di Ramsay parla di isolamento, depressione post-partum e psicosi in termini con cui l'attrice, da poco diventata madre del suo secondogenito, ha empatizzato particolarmente. «La verità è che l'ansia e la depressione estreme isolano, ovunque ti trovi. Ti senti un alieno», aveva detto alla conferenza stampa di presentazione della pellicola a Cannes 2025. Nel podcast, invece, ha aggiunto di non aver provato alcun imbarazzo nei confronti del suo corpo cambiato dopo la maternità nelle scene di nudo e di aver lasciato massima libertà alla regista, complice il clima disteso e rilassato creato dal cast sul set. «Un sacco di attori si offendono se capiscono che in realtà non vuoi scoparli. E allora iniziano le punizioni. Robert però non è assolutamente così», ha concluso, rivelando uno dei motivi per cui le grandi produzioni americane introducono sul set per alleggerire il carico delle artiste in caso di scene intime che danno adito ad atteggiamenti troppo pruriginosi.

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NBC//Getty Images
Jennifer Lawrence ospite da Jimmy Fallon il 5 novembre

Cosa fa e a cosa serve un intimacy coordinator

Torniamo alla figura professionale dell'intimacy coordinator di cui, in effetti, si discute da tempo, sin dall'esplosione del movimento MeToo che, nel 2017, ha coinvolto decine di celebrità contro il mega-produttore Harvey Weinsten e, in generale, contro le violenze e gli abusi subiti delle attrici da parte di manager e colleghi. Il coordinatore di intimità contribuisce dunque a controllare quanto accade su un set, ha il compito di alleviare lo stress degli artisti in caso di una scena di sesso particolarmente forte, di stemperare il disagio o, al contrario, di individuarne la fonte, così da eliminare completamente ogni possibile forma di abuso o prevaricazione, anche involontaria, tra colleghi. Alla base delle scene intime integrate in un film deve esserci il consenso: tutti gli attori devono essere consapevoli di cosa e come dovranno girare, con le scene di nudo opportunamente contrattualizzate e con la "coreografia" dell'eventuale rapporto sessuale presente nella sceneggiatura altrettanto chiara agli artisti coinvolti.

Dal 2017 gli intimacy coordinator, dunque, sono coinvolti attivamente sul set di serie e film made in Hollywood: recentemente una figura simile è stata implementata sul set parigino del teen drama L'estate nei tuoi occhi, perché nell'episodio finale dell'ultima stagione Lola Tung e Chris Briney hanno girato insieme una scena di sesso che ha richiesto la presenza di un professionista. La necessità di avvalersi di una figura professionale orientata alla tutela del benessere sessuale e intimo degli attori è giunta anche in Italia, dove, dal 2022, opera l'associazione Intimacy Coordination, composta da 12 professioniste del settore audiovisivo. Negli intenti dell'associazione c'è quello di collaborare con «regista e performer e con i reparti coinvolti nella scena di intimità (fotografia, costumi, trucco), per creare una sorta di coreografia della stessa, che ne restituisce la verità rispettando le esigenze tecniche e artistiche e permettendo ai performer di lavorare in un contesto fisicamente e psicologicamente sicuro».

Zendaya lo ha apprezzato, Mikey Madison in Anora lo ha rifiutato

Ci sono casi in cui è lo stesso attore a non avvalersi della presenza dell'intimacy coordinator sul set - vedi Jennifer Lawrence che ha specificato di sentirsi al sicuro e a suo agio con il collega Pattinson - e altri che invece ne hanno apprezzato la presenza, come Zendaya sul set del film di Luca Guadagnino Challengers. In altre situazioni, come sul set del film Anora con Mikey Madison nei panni di una sex worker di Los Angeles, la presenza dell'esperto è stata ritenuta dalla protagonista di troppo, quasi limitante in termini di autenticità della scena. Una delle critiche che più spesso viene mossa all'integrazione di questa figura professionale è quella di bloccare la creatività degli artisti e di mettere troppi paletti alla sceneggiatura, mentre molti attori hanno lodato e continuano a lodarne l'importanza, perché garantisce sicurezza e trasparenza in un contesto che può invece diventare molto caotico e poco protetto, sottolineandone l'importanza soprattutto in presenza di minori. Molti professionisti di Hollywood che hanno iniziato a lavorare da giovanissimi come attori hanno confermato che la loro esperienza sarebbe stata completamente diversa da quella vissuta se avessero avuto una figura come l'intimacy coordinator dalla loro parte.