Quanti sono gli aspetti e gli elementi che possono definire cinematograficamente un’artista nella sua totalità? I colori che ne differenziano le fasi, i momenti artistici e personali che ne determinano la crescita, così come lo sviluppo di uno stile estetico personale che diventa occasione per ribaltare e rivoluzionare i costumi della società contemporanea?

È indubbio che negli ultimi anni stiamo vivendo una nuova fase del formato cinematografico del biopic musicale e conseguentemente di nuovi prodotti documentaristici che cercano, chi in maniera artificiosa, chi apparentemente veritiera, di mostrare sempre più “apertamente” il lato nascosto dei nostri artisti preferiti. Costruiti attraverso un linguaggio sempre uguale a sé stesso che cerca di sviscerare la spirale privata dell’essere umano, prima che dell’artista, i film biografici musicali sembrano somigliare sempre di più ai cinecomic della Marvel, in quanto immersi nella propria mitologia e con un pubblico composto da fan già devoti, permettendo agli Studios un incasso sempre sicuro.

«Sebbene alcuni di questi film siano stati criticati per essere decisamente stereotipati, colpendo temi ricorrenti come l'artista che soffre per mano di genitori scettici o la band che si riunisce per la prima volta, prima inevitabilmente di litigare per l'enorme fetta di gloria del frontman, creano opportunità economiche illimitate. Allo stesso tempo c’è anche spazio per un cinema più sperimentale come il film biografico su Bob Dylan di Todd Haynes, I'm Not There, così come per Elvis di Baz Lurhmann. E proprio come un supereroe, le star della musica possono essere riformulate e riconfigurate». La versione di Bob Dylan di Timothée Chalamet è proprio dietro l'angolo (in Italia uscirà il 25 gennaio) così come il progetto mastodontico di Sam Mendes sui Fab Four, ma è certo che tutti debbano avere la stessa copertina?

Così come nella musica ogni artista ha la sua cifra e la propria visione di ciò che l’arte rappresenta nel proprio percorso vitale, anche nella propria trasposizione cinematografica dovremmo ritrovarne gli elementi, anche metaforici, che lo hanno reso così iconico nel tempo. Infatti, una delle uscite più interessanti che potrebbero ribaltare il fine dello stesso genere è senza alcun dubbio Piece By Piece di Pharrell Williams, con la regia di Morgan Neville, che trasportando la sua visione artistica nel mondo immaginifico della LEGO, struttura il tutto a sua immagine e somiglianza, permettendo realmente allo spettatore di immergersi nella fenomenologia della sua stessa vita, fatta di sogni oltre i limiti dell’immaginazione.

I mattoncini con cui vediamo compiersi il suo processo formativo, da prima nel sobborgo di Atlantis di Virginia Beach, in cui la musica saltava letteralmente da ogni angolo, fino alla sua consacrazione come musicista e beatmaker d’oro con i Neptunes e i N.E.R.D, anticipando di molto la genesi dei grandi produttori del mondo hip-hop contemporaneo, i LEGO non sono nient’altro che la metafora di un mondo costruito tassello per tassello come fosse un continuo e perpetuo beat.

Pharrell Williams è stato l’esempio perfetto di come attraverso la musica e una visione artistica concentrica, si possa letteralmente uscire dagli schemi che molto spesso ingabbiano gli stessi artisti. Il suo fenomenale successo nel settore musicale non gli ha impedito di ampliare le sue iniziative imprenditoriali dagli anni 2000 in poi, affermandosi come creativo poliedrico e come vero e proprio imprenditore della cultura pop.

Fin dall'inizio della sua carriera ha tranquillamente creato tendenze sia nella musica che nella moda: come membro dei Neptunes e dei N.E.R.D, e come produttore solista e artista, il tutto mentre fondava il marchio Billionaire Boys Club con il futuro art director di KENZO, Nigo, e disegnava per Adidas, Chanel, con cui ideò la capsule collection CHANEL-PHARRELL, e Louis Vuitton, di cui oggi è art director. Ha lavorato con i pesi massimi della musica, ha portato a casa 13 Grammy e ha supervisionato non meno di una mezza dozzina di marchi nel corso della sua carriera, realizzando anche un jingle per McDonalds, e avviando anche la propria casa d'aste e organizzazioni no-profit. Per questo non si può negare che Williams abbia creato uno stile indistinto che lo attesta come uno dei creativi più iconici e poliedrici dei nostri tempi. Louis Vuitton lo ha descritto come un «visionario i cui universi creativi si espandono dalla musica all'arte e alla moda, affermandosi come un'icona culturale globale negli ultimi 20 anni».

Per questo Piece By Piece diventa una provocazione alla forma codificata del biopic proprio perché lo stesso Pharrell non è mai rimasto nei limiti circoscritti di quella che poteva essere l’immagine di un beatmaker classico, legate strettamente a certi canoni estetici, così come compositivi e musicali.

Ogni suo aspetto è sempre stato cangiante, iconico, raffinato, alla ricerca di un perfetto equilibrio tra scoperta e sperimentazione.

Se pur nella sua forma di biopic documentaristico possa sembrare lineare, simulando una lunga intervista con il regista, inframezzata dalle apparizioni di alcune figure centrali della sua carriera come Chad Hugo, Jay-Z, Snoop Dog, Timbaland, Daft Punk e Kendrick Lamar, il risultato finale sembra attingere dai canoni del musical animato in cui ogni fase esperienziale rappresenta un nuovo numero musicale, così come un nuovo inizio.

Strutturato sia con un’overture, It’s Happening, che con un finale, Piece By Piece, ogni aspetto della vita artistica di Pharrell Williams vuole lasciare un senso giocoso allo spettatore proprio come se stesse componendo manualmente un set LEGO della propria visione artistica e di come la sua stessa idea della vita sia entrata prepotentemente in tutto ciò che lo potesse rendere creativo.

In un’intervista che Pharrell e Morgan Neville hanno rilasciato ad Apple Music hanno raccontato come la visione rispetto a ciò che il biopic/documentario doveva rappresentare sia nata proprio da alcune canzoni che Williams stava scrivendo durante la stesura della sceneggiatura, diventando così una conversazione circolare su tutti gli aspetti del suo mondo creativo. «In realtà non volevo fare un documentario autobiografico, nonostante il mio agente fosse molto insistente, ma poi sono riuscito a vedere un’opportunità unica di raccontare in modo differente ciò che la creatività ha rappresentato nella mia vita in una modalità mai affrontata prima. Immagina di svegliarti e vivere a Legoland, sarebbe stato sicuramente molto più affascinante e coerente con ciò che è la mia visione dell’arte così come della creatività».

Ogni elemento si colora e si conforma a tutto ciò che l’esperienza personale di Pharrell ha dedicato ad essa: «Nel film, la cosa così più bella è che quando compongo una determinata musica, i colori corrispondono ad essa. Se risali a quando sei nato, tutte le tue terminazioni nervose - vista, suono, olfatto, gusto, sensazione - erano tutte collegate. E poi quando compi un anno, quelle terminazioni nervose terminano. E a volte, alcuni di loro rimangono connessi. E quelli che rimangono connessi ti danno la sinestesia, e quando sono collegati, inviano immagini fantasma e informazioni fantasma alle diverse parti del cervello. E così finirai per sentire un colore o vedere un suono che rappresenta parte di un momento fondamentale della tua vita».

Piece By Piece sembrerebbe essere solo la prima parte di un progetto autobiografico e cinematografico molto più ampio che vedrà la sua luce già nel 2025 attraverso il musical Atlantis, diretto dal regista Premio Oscar Michel Gondry. Infatti, il musical dalle prime news riportate da Variety, sarà basato sull’infanzia di Williams nel quartiere Atlantis nella sua nativa Virginia Beach che già in parte abbiamo potuto assaporare in Piece By Piece, e vedrà la collaborazione del duo Pasek & Paul, i più importanti compositori e parolieri di Broadway del momento, vincitori del Premio Oscar per City of Stars (La La Land) e il Tony Awards per il pluripremiato musical Dear Evan Hansen.

In un panorama in cui il biopic musicale sembra spesso prigioniero di formule rigide e preconfezionate, Piece By Piece si pone la sfida ambiziosa di ripensare i confini del genere, ampliandoli oltre le aspettative. Pharrell Williams, con la sua visione artistica multidimensionale, dimostra che il racconto di una vita può diventare un’opera d’arte a sé stante, capace di mescolare musica, cinema e metafore visive in una sinfonia di creatività senza limiti. Questo approccio non solo celebra l’individualità dell’artista, ma segna un possibile nuovo capitolo per il biopic, trasformandolo da cronaca lineare a esperienza immersiva, plasmata dai colori e dalle note di una visione unica. Non resta che aspettare Atlantis per capire come Pharrell continuerà a rivoluzionare l’estetica del nostro tempo.