Quello della Sirena Partenope è il mito fondativo della città di Napoli. Ne esistono diverse versioni, per la verità, ma tutte raccontano di una ragazza bellissima, una sirena che si innamora perdutamente ed è questo amore a portarla nel Golfo di Napoli, dove rimane distesa da allora. Una città che nasce dall'amore, dunque, e che ha fattezze di sirena: il capo è Capodimonte, la coda è la collina di Posillipo. Non sappiamo se Paolo Sorrentino abbia attinto a questi miti, ma il poster di Parthenope, il suo nuovo film, unico italiano a gareggiare a Cannes 2024, mostra proprio una ragazza-sirena, la protagonista Celeste Dalla Porta in uno scatto del fotografo Greg Williams, che nuota sopra a una Napoli che pare sommersa.
Secondo la casa di produzione A24 che ha acquisito i diritti per la distribuzione nordamericana del film, questa volta Sorrentino racconterà «la storia monumentale e profondamente romantica di una vita». Parthenope è il nome della protagonista che si muove tra Napoli, amata città natale del regista, e Capri. Per ora sono state diffuse solo alcune foto e una brevissima clip e sappiamo che il cast include, oltre a Dalla Porta, Dario Aita, Silvia Degrandi, Isabella Ferrari, Lorenzo Gleijeses, Biagio Izzo, Marlon Joubert, Peppe Lanzetta, Nello Mascia, Gary Oldman, Silvio Orlando, Luisa Ranieri, Daniele Rienzo, Stefania Sandrelli e Alfonso Santagata.
Per il resto, in attesa della prima mondiale del 21 maggio, possiamo solo affidarci alle parole del regista che, a nove anni dal suo ultimo Festival di Cannes con La giovinezza, annuncia che, in questa sua nuova favola, traccerà «Il lungo viaggio della vita di Parthenope, dal 1950, quando nasce, fino a oggi. Un’epica del femminile senza eroismi, ma abitata dalla passione inesorabile per la libertà, per Napoli e gli imprevedibili volti dell’amore. I veri, gli inutili e quelli indicibili, che ti condannano al dolore. E poi ti fanno ricominciare. La perfetta estate di Capri, da ragazzi, avvolta nella spensieratezza. E l’agguato della fine. Le giovinezze hanno questo in comune: la brevità. E poi tutti gli altri, i napoletani, vissuti, osservati, amati, uomini e donne, disillusi e vitali, le loro derive malinconiche, le ironie tragiche, gli occhi un po’ avviliti, le impazienze, la perdita della speranza di poter ridere ancora una volta per un uomo distinto che inciampa e cade in una via del centro. Sa essere lunghissima la vita, memorabile o ordinaria. Lo scorrere del tempo regala tutto il repertorio di sentimenti. E lì in fondo, vicina e lontana, questa città indefinibile, Napoli, che ammalia, incanta, urla, ride e poi sa farti male».












