A un certo punto Burt Fabelman dice: «Non si può solo amare qualcosa, bisogna anche prendersene cura». Perché avere cura alla fine è l'unica cosa che conta, anche quando un amore finisce, quando una passione sembra affievolirsi, quando una famiglia si sfascia. Allo stesso tempo, la cura è fondamentale quando una famiglia prende forma e quando una passione inizia a manifestarsi come l'unica via percorribile.

È questo che racconta The Fabelmans, il capolavoro di Steven Spielberg che arriva oggi 22 dicembre nei cinema italiani, giusto in tempo per Natale. È la storia semi-autobiografica del regista, a cui ha lavorato per quasi tutta una vita mettendoci, appunto, cura. In più di 50 anni di carriera Spielberg, ha portato alieni sulla terra, dinosauri, soldati, spie e ladri, ma ha aspettato a lungo per guardare dentro sé stesso, e la propria famiglia. Del resto il segreto è lì: dimmi che famiglia d'origine hai e ti dirò chi sei. O per dirla con il titolo di un articolo del New York Times: «Steven Spielberg telefona a casa».

the fabelmanspinterest
01 Distribution
Una scena di The Fabelmans

Si inizia quando Sammy Fabelman ha poco meno di sette anni e vive in New Jersey. All'epoca del cinema non sa quasi nulla, fin quando i suoi genitori - papà Burt (Paul Dano), tanto geniale quanto schivo nei sentimenti ingegnere informatico, e mamma pianista complicata Mitzi, una straordinaria Michelle Williams che il regista ha immaginato nei panni di sua madre dai tempi di Blue Valentine - lo portano in sala a vedere Il più grande spettacolo del mondo di Cecil B. DeMille. Lui non vorrebbe: «Le persone sullo schermo sono enormi, e spaventose». Consideralo come fosse un sogno, il suggerimento della madre. Sammy ne resta impressionato talmente tanto da voler ripetere ogni giorno con un trenino giocattolo il terribile incidente ferroviario del film. «Perché lo fai?», gli chiedono. «Perché se lo faccio rivivere, posso controllarlo», la sua risposta. E il modo migliore per controllarlo, scoprirà, sarà riprenderlo con una piccola cinepresa 8mm ricevuta in regalo dalla madre.

the fabelmanspinterest
01 Distribution
Una scena di The Fabelmans

Da quel momento Sammy inizia a riprendere qualsiasi cosa: i compagni di scuola, le sorelle, i genitori, il migliore amico e collega del padre, «zio» Bennie, che segue i Fabelmans nei vari trasferimenti per gli Stati americani quando Burt inizia a fare carriera. Sammy riprende anche quello che non avrebbe mai voluto vedere e con cui deve fare i conti per tutta la vita. Ci saranno gli insulti ricevuti in California per l'essere ebreo, le tecniche artigianali di ripresa, i primi baci con Monica che però ama Gesù più di lui, e la dolorosa ma inevitabile separazione dei genitori. Separazione che Spielberg non ha mai potuto e saputo lasciarsi alle spalle. Almeno prima di questo film da lui definito «una seduta di analisi da 40 milioni di dollari».

Come si diventa registi, ma soprattutto come si cresce. E crescendo bisogna anche fare i conti con la delusione, la solitudine, i tradimenti. The Fabelmans è una dichiarazione d'amore per il cinema, ma anche la scoperta delle nostre incoerenze, delle passioni che salvano, dell'amore che non c’è più e però resterà per sempre. Con gli occhi di un bambino che vede tutto e nel frattempo diventa grande. E da un altro grande del cinema imparerà anche la regola definitiva per scegliere l'orizzonte: alto o basso va bene, ma mai in mezzo perché in mezzo «è una palla mortale».