«La nostra vita sentimentale può essere sintetizzata con pochi numeri: prima che una persona media avrà incontrato l’amore della propria vita avrà avuto circa sette relazioni, di queste due sono spesso relazioni a lungo termine, mentre le altre sono un insieme di storie brevi, flirt occasionali e avventure di una notte. Questa persona si sarà innamorata in media due volte e avrà avuto anche due volte il cuore infranto». E se non lo dovesse incontrare, si sarà comunque divertita, aggiungerei a quello che è il prologo della serie ancora in Top Ten nella classifica di Netflix Italia.

Se anche tu hai pensato “oddio, ma parla di me” allora Love Life è il titolo da mettere nella lista dei titoli da vedere. Uscita nel 2020 su HBO Max è passata un po’ in sordina fino ad ora, con la prima delle due stagioni disponibile su Netflix. Protagonista dei dieci episodi è Anna Kendrick, star di Pitch Perfect, nei panni di Darby, una giovane donna in fuga dalla sua infanzia che si rifugia a New York dove vive una vita divertente, ma futile, alla continua ricerca di una relazione felice. Al suo fianco due amiche da manuale: Sara Yang (Zoë Chao, su Apple+ con la serie Afterparty), l’anima della festa, e Mallory, futura sposa con i piedi per terra (impersonata da Sasha Compere, che con la parte ha già esperienza grazie a Single Drunk Female, ultimo titolo del catalogo Disney+).

La serie ripercorre un lasso di tempo di circa quindici anni, dove ogni episodio delinea una tappa e una relazione della vita di Darby. Quasi a consolidare i numeri elencati in apertura dalla voce narrante. Si alternano il colpo di fulmine per il giornalista Augie, la relazione seria (e tossica) con lo chef Magnus, una combinazione sparsa di flirt da dimenticare e il primo grande amore che almeno una volta nella vita torna sempre. Un mix di cliché che la porteranno cuore infranto dopo cuore infranto a una maggiore consapevolezza di sé. Perché la parola love del titolo non riguarda il partner ideale. Ci sono anche altri aspetti racchiusi nel termine “amore”, come il lavoro, la felicità personale, l’amicizia, la capacità di comprendere chi si voglia veramente essere nella vita.

Dentro Love Life ci sono tutte le corna che ci portiamo dentro, i grandi amori e le grandi delusioni. Ci sono i momenti di tracollo e quelli di eccitazione, scene che, se rientriamo in quella casistica iniziale, abbiamo inevitabilmente passato. Le strade per l’identificazione sono infinite. E come in un videogioco a metà serie ti trovi a scegliere tra il personaggio maturo e quello disperato, vittima dell’ennesima piaga sentimentale e dedito a una dipendenza dall'alcol e dai rapporti occasionali. Ti capita di riconoscerti al tempo stesso in un ruolo e sognare di diventare l’altro. Di giudicare il loro comportamento e di pensare comunque “eccomi qui”.

love lifepinterest
Netflix
Love Life

Da quella stessa metà le cose iniziano a complicarsi. Arrivano i problemi degli over 25 e non basta più prenderla con la leggerezza di una serata al bar. La realtà colpisce Darby, costretta a prendersi sul serio e a ragionare sul suo passato e futuro. Dopo anni di ricerche e di speranze si trova sola ad affrontare una vita inaspettata. Utili ma non troppo i personaggi secondari, che seppur necessari per la crescita del personaggio, vengono accantonati. Come se in questo percorso non ci fosse spazio per altre persone. Ed ecco che una casa in affitto con altri cinque diventa un monolocale, le serate passate in discoteca si trasformano in un grosso letto a cui abbandonarsi alle 9 della sera perché anche trovare un match su Tinder richiede tempo ed energie. E la cosa fantastica è che va bene così. È perfetto così.

Love Life è la serie da guardare con una coinquilina, o un’amica, anche solo per rinfacciarle qualche scappatella del passato, o da guardare da soli con la consapevolezza che tutte quelle storie assurde hanno formato la persona che siamo diventati adesso, dandoci modo di capire cosa realmente non vogliamo per noi.