Comprendere la potenza dell'ascolto, del confronto, è qualcosa che cambia per sempre la tua visione sul mondo. Crediamo che, incrociando una storia per aria, possiamo afferrarla e farla nostra, ma è solo attraverso l'incontro che le cicatrici delle altre diventano le tue e la condivisione, la cura, possono materializzarsi collettivamente. Non avevo mai sentito parlare così apertamente le ragazze, le donne, al proprio corpo. Ringraziarlo, scusarsi con lui, definirlo ingombrante oppure energico, nella sua era futurista, un po' più vicino o un po' più lontano dalla percezione di sé, a tratti traditore, con il metabolismo e l'anima lente, con la ferma resilienza di una pentola di ghisa. Queste sono state le lettere al proprio corpo che sono state scritte e lette, in un cerchio di sorellanza, dalle partecipanti al Workshop "Lettera al mio corpo", tenuto da Mulieris ( rivista indipendente e community creata nel 2019 da Greta Langianni, Chiara Cognigni e Sara Lorusso) e Lidia Dice (fondata nel 2016 da Lidia Carew) negli spazi di AINT Studio a Milano, il 27 ottobre.

mulieris lidia dice workshop lettera al mio corpo
Arianna Angelini

I quattro workshop

È stato un percorso in più parti, dove le organizzatrici hanno preso per mano le ragazze e le hanno guidate all'interno di quattro workshop diversi: "La cura che mi mangio" di Viviana Calvagno ha esplorato la relazione di ciascuno con il cibo come nutrimento e cura; "Spazio corpo" di Lidia Carew ha fatto approfondire alle partecipanti il potenziale del proprio corpo, connettendosi con l’ambiente circostante attraverso un allenamento fisico ed emotivo. Con "Il corpo che siamo e quello che raccontiamo", Valeria Locati ha usato letteratura e psicologia per portare le partecipanti attraverso l'eredità familiare e la percezione del proprio corpo nel presente. Infine, "Ritraendo l'invisibile: intimità e ritratto" di Sara Lorusso ha affrontato il tema del corpo invisibile, riflettendo sulla percezione e la rappresentazione visiva delle esperienze interne, spesso inespresse, attraverso la condivisione e la creazione di immagini.

In una stanza dalle pareti di latex luccicante, tappeto verde e mirabilia da tutto il mondo, Valeria Locati ci ha letto alcuni stralci di romanzi che parlano di corpo e famiglia. Così abbiamo visualizzato l'andatura strascicata della madre di Elena in "L'amica geniale" di Elena Ferrante, i lividi sottopelle di Nadja Spiegelman nell'autobiografia "Dovrei proteggerti da tutto questo" e le testimonianze di altre autrici, unendole alle nostre con una domanda molto semplice eppure profonda: «Qual è il primo ricordo che associ al tuo corpo in famiglia?». Così, senza nemmeno conoscerci, ci siamo raccontate di ginocchia sbucciate, di diete e di soprannomi pesanti, insegnanti di danza e padri che non sono stati all'altezza del loro ruolo, di trincee scavate nella sabbia, di pudore e di ribellione, di un piccolo tatuaggio a forma di sole. Quando abbiamo finito ci siamo dette: «Sarà bello, se ci dovessimo incontrare per strada, sapere con uno sguardo che una custodisce i segreti dell'altra».

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Arianna Angelini

Una lettera al nostro corpo

I quattro gruppi si sono poi riuniti sul parquet della sala principale, dove Lidia Carew, ci ha tenuto a farci sapere «se sentite di voler continuare un percorso, un pensiero, cominciato oggi, le nostre porte rimangono aperte». Poi ognuna si è presa mezz'ora di solitudine, spezzando il cerchio, e scrivendo in silenzio un messaggio a noi stesse. Quando ci siamo ritrovate, poco dopo, eravamo pronte per condividere come un manifesto le nostre sensazioni. Le lettere al nostro corpo:

«È iniziata da qualche mese l'età futurista del noi [...] una graduale e piacevole e profonda ascensione di quella forza muscolare di quell'energia dinamica che ho subordinato alla mente»

«Caro corpo, sono tante le cose che vorrei dirti ma quella che ora mi preme di più è dirti grazie»

«Per tutto quello che hai sopportato, per tutte le volte che sei stato messo da parte, frainteso, giudicato e forzato a essere qualcosa che non eri»

«Questo mio corpo grande, che è ingombrante, che occupa spazio»

«Che devo fare con te?»

«Quando è stata l'ultima volta che ti ho abitato per davvero?»

«Mi hai tradito o forse ti ho tradito? Però ti ho ascoltato e ti ho creduto, sempre»

«Ti dedico la mia preghiera: l'eterna promessa di ascolto»

Quando abbiamo terminato la lettura, gli occhi erano bagnati di commozione e gratitudine. Si parla tanto di corpo, sui social, in tv, nei giornali, tra conoscenti, ma forse il vero problema è che non lo si ascolta mai. Né il nostro, né quello delle altre. Chiara, Greta, Lidia, Sara, Viviana e Valeria, ma anche ogni singola partecipante a questo piccolo workshop che si è rivelato un grande rituale sociale, me l'hanno insegnato. Per guardarsi dentro più a fondo, bisogna ripartire dall'altrui. Solo così possiamo sapere cosa pensano le ragazze, quanto è importante sapere cosa pensano le ragazze.

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Arianna Angelini