Lo scandalo è scoppiato poco prima di Natale quando il New York Times ha dato la notizia di una denuncia di per molestie sessuali che l'attrice Blake Lively ha depositato in tribunale per comportamenti inappropriati che l'attore e regista Justin Baldoni avrebbe tenuto sul set di It ends with us e poi nel corso della campagna promozionale del film. Sono accuse pesanti, di molestie sessuali durante le riprese e di una vera e propria campagna denigratoria online contro l'attrice che Baldoni avrebbe architettato per tutelare la propria reputazione mostrandosi come un paladino del #MeToo e dipingendo Lively come insensibile e poco attenta al tema della violenza di genere di cui tratta il film. Ora che la versione di Lively è venuta alla luce supportata da diverse email de regista, Baldoni sarebbe pronto a ribattere con una controquerela nei confronti dell'attrice.

«In oltre 30 anni di pratica, non ho mai visto questo livello di comportamento non etico intenzionalmente alimentato tramite manipolazione mediatica», ha dichiarato senza mezzi termini l'avvocato di Justin Baldoni Bryan Freedman, confermando che si aprirà ben presto una vera e proprio battaglia legale. L'attore e regista, infatti, ha preso le distanze dalla denuncia di 80 pagine presentata contro di lui e sembra deciso a reagire a testa alta convinto di poter ribaltare completamente la situazione. «È vergognoso», ha aggiunto l'avvocato, «che la Sig.ra Lively e i suoi rappresentanti abbiano mosso accuse così serie e categoricamente false contro il Sig. Baldoni, i Wayfarer Studios e i suoi rappresentanti, come un altro disperato tentativo di “correggere” la sua reputazione negativa, che si è creata con le sue stesse azioni durante la campagna per il film».

Eppure i problemi tra i due attori sembra fossero già nati sul set quando, come si legge nell'accusa, Lively aveva presentato una lista di 30 richieste per poter continuare a lavorare con Baldoni. Pare che l’attrice avesse chiesto che non venisse più menzionata, né a lei né ad altri membri della troupe, la «dipendenza dalla pornografia» della quale, a suo dire, Baldoni e il produttore James Heath si vantavano costantemente, che non le venissero più mostrati video di rapporti sessuali e fornite descrizioni dei loro genitali e che «non venissero più aggiunte scene di sesso, sesso orale o orgasmi davanti alla telecamera da parte Blake Lively al di fuori dell’ambito della sceneggiatura approvata».

Ora Baldoni nega i comportamenti inappropriati e sostiene che la colpevole sia, invece, Lively che lo avrebbe diffamato. Secondo i legali dell'attore le email e i messaggi presentati per sostenere le accuse sarebbero stati «assemblati fuori contesto», storpiandone il significato mentre le azioni legali di Blake Lively sarebbero state costruite proprio per ripristinare la sua immagine pubblica, a seguito delle critiche negative dovute a certi suoi comportamenti durante alcune interviste e nel corso della promozione del film.