Il problema della diffusione non consensuale di materiale intimo è che ci fa sentire esposte e senza alcuna protezione. I gruppi su Telegram dedicati allo scambio illegale di foto intime spuntano come funghi, l'odio online colpisce le donne più di ogni altra categoria e i social diventano luoghi insidiosi dove branchi di uomini prendono di mira ragazze a caso con conseguenze molto gravi sul piano della salute mentale. La sensazione è quella che potremmo tutte finire nel mirino e che non ci sia molto che possiamo fare per tutelarci davvero. Insomma, che il problema sia complesso e grave, non c'è dubbio, ma non bisogna nemmeno dimenticare che in Italia dal 2019 esiste il reato di diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti e che negli ultimi anni sono stati fatti alcuni passi avanti importanti per tutelare le vittime. Oggi, tra l'altro, c'è da segnare un'altra tappa positiva dato che il Garante per la protezione dei dati ha deciso di unirsi a Facebook nella lotta al cosiddetto "revenge porn" mettendo a disposizione un canale di emergenza sia per prevenire sia per denunciare la diffusione di materiale intimo. Ma vediamo di che si tratta.

Il progetto fa parte del programma pilota del famoso social network, attivato lo scorso anno in Italia grazie alla collaborazione con l’associazione no-profit di promozione sociale PermessoNegato. Si tratta di un'iniziativa ancora in fase sperimentale pensata per aiutare le potenziali vittime a impedire che le loro fotografie o video intimi vengano pubblicati su Facebook e Instagram senza il loro consenso. Fino a ora questo canale di segnalazione preventiva era accessibile nel nostro Paese solo attraverso l'impegno di PermessoNegato ma da oggi le persone maggiorenni che temono che le proprie immagini intime, presenti in foto e video, vengano condivise, potranno rivolgersi direttamente al Garante della Privacy per essere aiutate a segnalarne l'esistenza in modo sicuro e confidenziale a Facebook e così farle bloccare. Questo programma è particolarmente innovativo perché consente di agire prima che le foto o i video diventino pubblici andando a bloccare la diffusione a monte. Nella pagina web messa a disposizione dal Garante, chi teme che delle sue foto intime possano venire diffuse potrà compilare un modulo per fornire all'Autorità tutte le informazioni utili a valutare il caso. Poi dovrà caricare le foto e i video in questione tramite un apposito link. Una volta caricate, le immagini verranno cifrate in modo da memorizzarle tramite un codice, poi verranno distrutte. Attraverso una tecnologia di comparazione sarà così possibile bloccare a priori i possibili tentativi di pubblicare sui social le foto codificate. Non male, no?

Comunque anche nei casi in cui immagini o video intimi siano stati già condivisi senza consenso, sarà ugualmente possibile fare una segnalazione su Facebook o su Instagram. Grazie alla medesima tecnologia la piattaforma creata da Mark Zuckerberg sarà in grado di ridurre al minimo il danno andando a rimuovere tutte le immagini che corrispondono allo stesso "codice" e impedendo che vengano nuovamente condivise. Inoltre, a partire da marzo 2019, per aiutare ulteriormente le persone che sono state vittime di pornografia non consensuale, il social network ha lanciato a livello globale Non senza il mio consenso. Si tratta di una piattaforma online di supporto sviluppata insieme a esperti del settore, all’interno del Centro per la sicurezza. Qui le vittime possono trovare risorse e contatti di organizzazioni in grado di sostenerle, comprese indicazioni sulle misure che possono adottare per rimuovere i contenuti dalle piattaforme di Facebook ed evitare che vengano ulteriormente condivisi. Un modo per sentirsi un po' meno impotenti.

Anche se rimane molto ancora da fare, questi primi passi intrapresi sono importanti e vanno nella direzione giusta. "Siamo lieti di poter rafforzare il nostro progetto pilota contro la pornografia non consensuale grazie alla preziosa collaborazione del Garante Privacy”, ha dichiarato Laura Bononcini, Public Policy Director Southern Europe di Facebook, “Abbiamo condotto numerose ricerche in questo campo e collaborato con molte organizzazioni internazionali per la sicurezza per rivedere e migliorare la nostra risposta a questo grave problema e, attraverso la nostra tecnologia, vogliamo offrire strumenti validi ed efficaci alle vittime. Continueremo ad impegnarci affinché le persone si sentano al sicuro sulle nostre piattaforme e possano sempre trovare in noi un alleato per tutelarsi da qualunque abuso online". Il cambiamento culturale passa anche da qui.