Se le donne guadagnano in media meno degli uomini un motivo ci sarà e difficilmente è legato alle loro competenze. Si chiama gender pay gap e, nonostante se ne parli da anni, continua a esistere, anche in Italia. Le donne lavorano meno, quando lavorano hanno in media uno stipendio più basso perché accedono meno alle posizioni apicali e ai settori più redditizi. Secondo il Rendiconto di genere dell'INPS basato su dati del 2023, in Italia le donne lavoratrici hanno uno stipendio medio più basso del 20% rispetto agli uomini.

in italia le donne guadagnano il 20% in meno degli uominipinterest
Edward Berthelot

Secondo l'INPS il tasso di occupazione femminile è ancora al 52,5% contro il 70,4% degli uomini. Questo significa che le donne rinunciano alla carriera, specie quando hanno uno o più figli, perché si fanno carico del lavoro domestico. Il livello di occupazione si sta leggermente alzando, ma il divario di genere non si sta riducendo in modo notevole e le nuove assunzioni hanno riguardato soprattutto gli uomini (quasi il 60%). Le donne chiedono più spesso il part time (il 64,4% dei part time sono donne) e a volte gli viene dato anche quando non lo vorrebbero (si parla di un 15,6% di part time involontari alle lavoratrici a fronte del 5,1% ai lavoratori). Le lavoratrici hanno anche una percentuale inferiore di contratti a tempo indeterminato (il 18% contro il 22,6% degli uomini), di contratti da dirigenti ( 21,1% donne, 78,9% uomini) e di contratti da quadri (32,4% donne, 67,6% uomini).

in italia le donne guadagnano il 20% in meno degli uominipinterest
Edward Berthelot

Le donne lavorano meno, crescono meno a livello di carriera e dunque guadagnano meno in quasi tutti i dieci ambiti lavorativi analizzati. Tutto questo avviene a fronte di un alto livello di istruzione femminile: le donne più istruite rispetto al lavoro che fanno sono più degli uomini (29,4% contro 25,4%), specie nella fascia tra i 25 e i 34 anni (qui la percentuale supera il 40%). Fatta eccezione per le discipline Stem (che, però, spesso portano a impieghi più redditizi), le donne si diplomano (52,6%) e si laureano (60%) più degli uomini.

Grossa parte del problema va cercato quindi a livello culturale e, in particolare, nella divisione di genere ancora radicata tra lavoro fuori casa e lavoro domestico. Secondo l'INPS nel 2023 le donne hanno usato ben 14,4 milioni di giornate di congedo parentale, i papà, invece, solo 2,1 milioni. La differenza è enorme e in parte è frutto di un circolo vizioso: il fatto che le donne lavorino meno, guadagnino meno e non abbiano posizioni apicali le spinge a rinunciare più facilmente al lavoro quando diventa necessario che qualcuno stia a casa per badare a figli e anziani. Ma non è solo questo: in Italia mancano gli strumenti che potrebbero spingere ad un cambio culturale, come il congedo di paternità paritario (ora è fermo a 10 giorni obbligatori per i neo-papà) e gli asili nido, che sono insufficienti arrivando al massimo, nelle regioni più virtuose, a 45 posti ogni cento bambini.