Quando sentiamo la parola “strega”, la maggior parte di noi pensa a una donna spaventosa ai margini della società, che vive in solitudine e usa la magia con cattive intenzioni. Non c’è da stupirsi che, nelle storie che ascoltavamo da bambini, la strega malvagia sia la causa di ogni male: rende la vita miserabile a una ragazza orfana o mangia i bambini che si allontanano da lei. Ma questa è solo la superficie; dobbiamo cercare ragioni più profonde e complesse dietro le connotazioni negative associate alla parola “strega”. Le fiabe sono un’impronta semplificata di realtà secolari in cui si è sviluppata un’immagine negativa della donna. Casi storici di donne accusate di stregoneria – e quindi ostracizzate dalla società – hanno in effetti portato cambiamenti sociali che ancora oggi hanno una scia sui destini di tutte noi.

fotografie dal progetto it cannot rain foreverpinterest
Noémi Szécsi
Fotografie dal progetto It cannot rain forever
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Noémi Szécsi
Fotografie dal progetto It cannot rain forever

Il mio progetto segue donne che hanno sperimentato grandi profondità emotive e che hanno trovato la loro forza spirituale in varie forme di stregoneria. Credono nei segni quotidiani, nella loro capacità di controllare il proprio destino e nella loro conoscenza di un mondo invisibile ai non iniziati. Accanto ai dettagli della realtà che vivono, presento un’immagine in cui la parola “strega” è solo un attributo, che racchiude il dolore di secoli di sofferenza, la subordinazione nella società e la forza delle donne che hanno sopportato la vulnerabilità. Proclama la forza delle donne fragili che si ritrovano nella loro esclusione e creano così una comunità. L’appartenenza è un bisogno primordiale e le donne che ho incontrato hanno bisogno di sentire che la loro presenza nel mondo è unica e significativa; che le loro convinzioni, opinioni e visioni del mondo siano semplicemente ascoltate.