C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui il ritocco visibile e dichiarato veniva considerato una scelta vincente. Addio alle immagini patinate degli anni Novanta e alle iniezioni riconoscibili a colpo d’occhio per scolpire le labbra, gonfiare le guance e marcare i contorni del viso: oggi chi vive sotto i riflettori appare con un volto decisamente più “naturale”, all’insegna di un’ideale di bellezza fatto di interventi discreti con risultati armoniosi e un’estetica che punta a valorizzare, più che a stravolgere i connotati.
Negli ultimi anni diverse celebrità si sono trasformate in “silenzio". Lindsay Lohan è radiosa, Kris Jenner sembra una sorella Kardashian e tutti vorremmo sapere quali prodotti usi Emma Stone. Senza contare che anche gli uomini più in vista dello star system sembrano preferire un aspetto più giovane e meno cesellato.
Nessuno è tenuto a raccontare i segreti della propria vita privata. Ma quando sono questi personaggi a stabilire gli standard di bellezza della società, è naturale chiedersi come sia possibile ottenere questo look “autentico”. Per quanto la nuova estetica minimale possa sembrare l’ennesimo gioco di prestigio dei social media, non si tratta solo di filtri, illusioni e luci soffuse: chi sta dietro al bisturi può confermare che stiamo assistendo a un cambiamento reale.
La vera questione
Un’indagine globale del 2023 condotta dall’International Society of Aesthetic Plastic Surgery conferma la tendenza: sono circa 35 milioni gli interventi estetici eseguiti in tutto il mondo in un solo anno, con una crescita complessiva del 40% rispetto ai precedenti quattro anni.
In Italia, come spiega la dott.ssa Federica Di Ruscio, specialista in medicina estetica, sebbene il numero di procedure sia in aumento, il cambiamento più significativo risiede nella tipologia di trattamenti richiesti: «I pazienti non vogliono più zigomi pronunciati e volumi marcati, ma desiderano un miglioramento della qualità della pelle senza stravolgimenti del volto. Per questo si registra un calo dell’uso di filler a favore di trattamenti biorivitalizzanti e bioristrutturanti, spesso affiancati alla tecnologia laser».
Tuttavia, come spiega la dott.ssa Di Ruscio, questo nuovo modo di essere “naturali” non coincide con una riduzione dei trattamenti. Si tratta di un approccio diverso: «per ottenere buoni risultati è comunque necessario sottoporsi a un numero non indifferente di procedure orientate, però, alla rivitalizzazione cutanea e non alla voluminizzazione». Sembra un paradosso, ma è la realtà: per un risultato più naturale, il lavoro richiesto è molto più complesso.
Sul fronte della chirurgia, il dott. Raffaele Rauso, vicepresidente della Federazione italiana Medici Estetici (FIME), spiega che blefaroplastica e rinoplastica restano gli interventi più richiesti, mentre è significativo l’aumento dei lifting facciali che fino a poco tempo fa erano accolti con reticenza in Italia: «oggi i pazienti hanno compreso che filler e trattamenti non invasivi non possono sostituire l’effetto chirurgico di un lifting», ma i due approcci possono essere integrati per mantenere risultati ottimali nel tempo. «Il filler, per esempio, consente
di correggere piccoli difetti post chirurgici senza dover ricorrere a ulteriori interventi invasivi», aggiunge Rauso.
Tratti irreversibili
Il problema nasce quando l’estetica del viso viene trattata come una qualsiasi tendenza destinata a cambiare. Per chi ha inseguito il vecchio “Instagram face”, adeguarsi al nuovo ideale di naturalezza si rivela tutt’altro che semplice, soprattutto quando il volto è già stato rimpolpato o rimodellato. Ma allora, i ritocchi sono davvero reversibili?
I filler, spesso percepiti come temporanei, non sono del tutto privi di conseguenze. «Il tessuto viene comunque modificato», sottolinea la dott.ssa Di Ruscio. «L’inversione è possibile tramite l’uso della ialuronidasi, ma non deve passare il messaggio che il filler possa essere affrontato con leggerezza, pensando semplicemente di “scioglierlo” se non si è soddisfatti del risultato: la ialuronidasi non è da considerare come una gomma per cancellare, può danneggiare il tessuto circostante».
Sulla stessa linea il dott. Rauso, che mette in guardia: «è fondamentale seguire indicazioni corrette e non “provare” trattamenti per semplice curiosità. La ialuronidasi è un farmaco e, come tale, va somministrato dal medico con la giusta posologia. Non è corretto ricorrere a microiniezioni ripetute nel tempo: la dose deve essere adeguata, somministrata una volta e in modo opportuno. Quando un farmaco viene usato ripetutamente, l’organismo può sviluppare assuefazione e il trattamento perde di efficacia».
Tutt’altra storia per gli interventi chirurgici che per loro stessa natura non sono reversibili. «Al massimo si può parlare di interventi riparativi: è possibile intervenire nuovamente per correggere un risultato, ma non si tornerà mai alla situazione di partenza». Morale della favola: una volta iniziato a modificare il viso, non esiste un vero tasto reset per tornare alla versione originale. Ogni ritocco, chirurgico o meno, può lasciare un segno. E mentre le tendenze possono essere cicliche, il nostro corpo ha la sua memoria.
Dietro le immagini patinate si cela una contronarrazione potente: donne, spesso poco più che ventenni, che raccontano di rimpianti, dolore e impossibilità di fare retromarcia, annullando il look scelto in passato. L’influencer e imprenditrice Chloe Ferry ha condiviso con i suoi oltre tre milioni di follower di essersi sottoposta a numerosi interventi in passato per conformarsi agli standard di bellezza e di aver poi intrapreso un percorso di inversione. «Sono stata ridicolizzata per il mio aspetto e il mio peso, tra insulti sui social e sulla stampa, con un impatto enorme sulla mia salute mentale e autostima», scrive Chloe in un post Instagram di gennaio 2025. «La giovane donna che una volta amavo essere, è diventata insicura e ossessionata dalla perfezione. Con l’attenzione mediatica sono arrivate anche le offerte di chirurgia estetica, che pensavo avrebbero risolto tutti i miei problemi, restituendomi sicurezza e amor proprio».
Il carattere irreversibile della chirurgia, soprattutto in un contesto in cui gli ideali estetici cambiano continuamente, è un tema di cui si parla ancora troppo poco e il racconto di Chloe contribuisce a riportarlo al centro delle discussioni.
Il prezzo di apparire “naturali”
L’abbandono dei trend estetici del passato è parte di una nuova narrazione che promuove trattamenti visivamente più discreti, ma non per questo meno costosi di quelli di un tempo. Nello studio milanese della dott.ssa Di Ruscio, i trattamenti biorivitalizzanti hanno un costo che varia tra i 350 e i 450 euro a seduta, mentre le sedute laser oscillano tra i 400 e i 600 euro. Per quanto riguarda i filler, il prezzo è di circa 400 euro a fiala, tenendo conto che in una singola seduta può essere necessario utilizzarne più di una.
«Da noi a Roma la blefaroplastica parte dai 2000 euro in su, più i costi della clinica, mentre la rinoplastica primaria varia dai 5000 euro ai 7000 euro. Naturalmente i prezzi possono cambiare in base alla città e alla clinica scelta», afferma il dott. Rauso.
L’ideale “naturale” viene raccontato come liberatorio, ma è ancora radicato nel privilegio. Abbiamo semplicemente sostituito uno standard di bellezza irraggiungibile con uno inaccessibile. Se richiede poca manutenzione, in realtà l’impegno economico è ingente e costante.
Il mito del nuovo status
Se eliminassimo sieri, laser, iniettabili, interventi chirurgici e pubblicità, rimarrebbero volti autentici appartenenti a persone reali. Eppure ancora oggi viene venduta una bugia: l’idea
che si possa ottenere un determinato aspetto senza l’aiuto dell’estetica, quando in realtà questo obiettivo richiede molti trattamenti, accessibili solo a pochi. E noi comuni mortali? Ci ritroviamo a navigare tra le contraddizioni del nuovo trend (in)naturale, tentando di celebrare l’autenticità, mentre continuiamo a inseguire una luminosità irraggiungibile. Forse va bene così. Forse la lezione non è smettere di preoccuparsi del proprio aspetto, ma imparare a farlo in modo diverso, ricordando che ogni viso, filtrato o meno, con o senza filler, ha una storia da raccontare.
La guida di Cosmopolitan: i nostri consigli e cosa considerare
A chi sta pensando a iniezioni o interventi chirurgici, consigliamo di informarsi e prenotare una consulenza per capire insieme al medico cosa succede se il risultato non soddisfa, quanto durerà realisticamente e quale sarà la manutenzione necessaria, sia in termini di tempo che di costi. Un buon medico sarà sempre chiaro e onesto, anche se questo dovesse portare a una scelta differente.
Valutare opzioni a basso impegno
Trattamenti viso migliorativi, come la terapia con luce LED, peeling e massaggi viso possono sollevare, sgonfiare e illuminare temporaneamente senza alterare in modo radicale il viso, proprio come una buona skincare routine. Questi, ovviamente, non sostituiscono un lifting, ma possono aiutare a sentirsi più vicini al risultato desiderato, senza vincolare il paziente a un piano di ritocchi a lungo termine.
Ogni viso, un ritmo
Che si scelga di intervenire, di fare marcia indietro o di non fare assolutamente nulla, ricordate che nessuno può decidere come dovrebbe apparire qualcun altro.



















